Il principe della chiacchiera nella cattedrale della conversazione

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Ricordo di Giuseppe Buscarino, avvocato e grande affabulatore, noto per le sue celebri battute. Decisamente un personaggio sciasciano nella Racalmuto di qualche anno fa

Al centro, l'avvocato BuscarinoPer comprendere bene le sere di una decina d’anni fa al Circolo Unione di Racalmuto basta sfogliare un libricino di poesie del 1996: una raccolta di versi di Salvatore Garlisi che raccontano luoghi, fatti e personaggi di una Racalmuto com’era fino a pochi anni fa. Tra i “personaggi” raccontati da Garlisi uno tra tutti: l’avvocato Giuseppe Buscarino, grande affabulatore e uno dei principi della chiacchiera in quella cattedrale della conversazione che è stata la sala del Circolo tanto amato da Sciascia.

Nato il 22 giugno del 1928, Buscarino, primo di quattro figli, intraprende la carriera di avvocato dopo una breve pausa dedicata all’insegnamento. E’ il diritto la sua passione. Una passione legata all’onestà intellettuale di un professionista rimasto fortemente attaccato alla sua terra, alle tradizioni, alle cose semplici e genuine. E viene da questa semplice ricchezza l’ormai celebre battuta che ancor oggi vagheggia in piazza e in certe aule di tribunale: “La megliu parola è chiddra can nun si dici“. Detta da un avvocato e durante un’udienza può sembrare effimero. Così non è. Perché dietro questo modo di dire c’è un uomo e un professionista che affrontava il lavoro prima di tutto rispettando il prossimo. Casi di coscienza, si direbbe in un film, che servivano a salvaguardare il cliente anche quando aveva torto. Ma dietro l’esistenza di un uomo ci sono anche le passioni. IlIl giovane Buscarino, uno dei portatori dell'Addolorata Circolo era una di queste, unitamente alla campagna, la famiglia, il buon cibo e il buon vino. E le sigarette, sempre immancabili, che amava gustare sotto il carrubo di Rocca Russa. Buscarino era amico di Sciascia, di quelli che pur continuandolo a chiamare Nanà, non si perdeva mai in sterili compiacimenti.

Uno dei fondatori del Circolo di Cultura, a lui si devono anche, e sempre in silenzio, le passioni trasferite ai giovani nella ferma convinzione che a loro doveva essere affidato il futuro del paese. Padrino e poi cognato di Beppe Cino, fu lui ad accompagnare l’allora giovane e promettente regista, da Leonardo Sciascia. Un pomeriggio alla Noce per parlare di quel lavoro rimasto nel cassetto che Cino avrebbe voluto portare al cinema, raccontando le vicende delle Parrocchie di Regalpetra. Tra le passioni dell’avvocato anche la politica che lo portò al Consiglio comunale di Racalmuto nelle fila della Democrazia Cristiana. Celebri, nel ricordo dei racalmutesi, le battute di Buscarino che sedeva accanto al collega e grande amico Salvatore Marchese. E celebri anche gli interventi a favore dei più deboli, in altre parole di chi non poteva in quanto privo di risorse economiche.

Giuseppe Buscarino è scomparso il 21 agosto di cinque anni fa. E pare che nell’ultima estate della sua vita, spesso, dalla terrazza della sua casa di via Pietro D’Asaro, amasse osservare i tetti del suo paese – accanto alla moglie e al figlio Calogero – ripercorrendo le storie e le microstorie che ne avevano in qualche modo scandito il trascorrere del tempo. E fino all’ultimo non mancò di affidare il suo sguardo ai campanili della Matrice e alle torri del Castello pensando sicuramente ai versi del Manzoni: “Addio luoghi dove l’animo torna sempre sereno…”.

Salvatore Picone

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