Il prezzo dell’ultimo miglio

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Cristo non si è fermato ad Eboli, oggi vive in croce, nuovamente crocifisso nel “mare colore di sangue”

altLe immagini crude dei misfatti della migrazione coprono quotidianamente in un crescendo di drammaticità la nostra ‘dorata’ esistenza. Noi qua, nel benessere imperante, al di là di ogni crisi economica a guardare -spettatori sprezzanti- barconi fatiscenti carichi di merce umana che sfidano la forza delle acque del mare ‘nostrum’ per offrirsi quale pasto speciale ai pesci del mediterraneo.
‘Il mare colore del vino’ ha acquistato le caratteristiche del ‘mare colore di sangue’, ci parla, come nelle pagine di Sciascia, della atroce beffa che ieri come oggi, i mercanti di carne umana operano al di sopra di ogni logica per raggiungere il semplice profitto.

Oggi i mercanti si chiamano scafisti, ieri negrieri. La storia si ripete e diventa perpetua perché alla base c’è sempre il problema vero mai risolto: mancata applicazione dei diritti della carta universale, sfruttamento dell’uomo sull’uomo, dell’arricchimento dei pochi sui molti, della mancata corretta distribuzione della ricchezza e delle risorse su ogni angolo della terra.
Certamente, in atto, nei Paesi del Mediterraneo, in tutto il Nord e Centro Africa più che la ‘culla della civiltà’ regna ‘la culla dei conflitti’ politici, economici, religiosi. Tutto questo mette a repentaglio, annulla il diritto alla vita, alla libertà di culto, alla libertà di associazione politica e culturale, sfocia nel fanatismo.
Sfuggire alla repressione, alla tortura porta a fuggire a qualunque costo. Qui entrano in gioco i mercanti di morte, gli organizzatori delle tratte e scattano i collegamenti con le mafie organizzate per appoggi logistici e coperture di ogni genere.
Nonostante normative repressive scoraggianti come la nostra ‘Legge Bossi-Fini’ che prevede il reato di clandestinità per chi entra sul territorio italiano, l’approdo più facile -anche se rischioso- per i migranti è l’isola di Lampedusa, e dopo la Sicilia intera ed in sub-ordine l’isola di Malta.
Migrazione, dal latino migratio-onis, in senso generale si intende “ogni spostamento di individui, per lo più in gruppo, da un’area geografica a un’altra, determinato da mutamenti delle condizioni ambientali, fisiologiche, ecc. (Treccani)”. Il concetto è nobile. La storia, però, ci insegna che il genere umano vive dalla preistoria in poi non solo nella migrazione, nel nomadismo, ma in una continua e conflittuale diaspora. Registriamo il trionfo di emarginazione, razzismo, rifiuto al di là ed al di sopra di ogni ecumenismo.
Il prezzo della migrazione è altissimo perché avviene senza regole di sicurezza, nella bestialità totale, nel cinismo più sfrenato perché è altissimo l’anelito il bisogno di libertà. Ma dove sono l’ONU, l’Europa?
altCi resta solo di contare i morti.
Per i più fortunati c’è una bara che raccoglie i resti di un corpo straziato dall’acqua marina. E bara accanto a bara lo sguardo, la mente diventano cupi e le lacrime solcano volti carichi di rabbia.
Chissà cosa avrebbe scritto Calvino nel vedere queste file interminabili di legno umano. Calvino che ci ha regalato nel 1984 lo straordinario saggio “Collezione di sabbia” dall’incipit particolare ed in questo accostamento apparentemente surreale… “C’è una persona che fa collezione di sabbia. Viaggia per il mondo, e quando arriva a una spiaggia marina, alle rive d’un fiume o d’un lago, a un deserto, a una landa, raccoglie una manciata d’arena e se la porta con sé. Al ritorno, l’attendono allineati in lunghi scaffali centinaia di flaconi di vetro entro i quali la fine sabbia..”
Noi, oggi, facciamo collezione di contenitori di vite perdute per la libertà allineati in un hangar di aeroporto o sistemati nei container.
Per i migranti meno fortunati, c’è la celebrazione della ‘legge del mare’: una corona di fiori ed un segno di croce.. Cristo non si è fermato ad Eboli, oggi vive in croce, nuovamente crocifisso qui nel mare nostrum, nel mare che bagna i Paesi ‘culla delle civiltà’.
Ai meno fortunati che sono arrivati all’ultimo miglio, a pochi metri dalla salvezza, offro questa mia breve umile poesia che, scritta il 21 marzo 2011 in visione di altri uguali tragici fatti, continua ad essere crudelmente attuale.

Ultimo miglio

ti mancava l’ultimo miglio
gli occhi della speranza
erano lacrime di gioia
e gustavi il sapore del futuro

ti mancava l’ultimo miglio
l’ordine di buttarsi in mare
giunse vero colpo di karaté
e gettò scompiglio al cuore

ti mancava l’ultimo miglio
le onde vorticose in tumulto
tenevano ferme inchiodate
le braccia spinte verso la libertà

e gli occhi navigavano nel buio
hai steso la croce del corpo
sulle onde e regalato
l’ultimo sorriso al creatore

ti mancava l’ultimo miglio
ed era il primo giorno di primavera

oggi, 14 ottobre 2013

Antonio Liotta

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