Il pg di Palermo chiede sette anni per Dell’Utri. Ma lui insiste: “Mi candiderò fino alla morte”

|




Nella requisitoria del processo d’appello, l’accusa contesta i rapporti “trentennali tra Cosa Nostra e Marcello Dell’Utri”. Il senatore risponde alle domande di Felice Cavallaro: “Finchè sono vivo continuerò a candidarmi”

Marcello Dell'UtriIl pg Luigi Patronaggio ha chiesto la condanna a 7 anni del senatore Marcello Dell’Utri, accusato di concorso in associazione mafiosa. Il processo è in corso davanti alla corte d’appello di Palermo. Patronaggio ha definito “molto grave” la condotta contestata al senatore e ha chiesto la conferma della precedente condanna inflitta all’imputato in appello e poi annullata con rinvio dalla Cassazione. In primo grado Dell’Utri era stato condannato a 9 anni di carcere. Sul “Corriere della Sera”, intervistato da Felice Cavallaro, Dell’Utri dichiara: “Mi candiderò fino alla morte”.

Patronaggio ha parlato di un “rapporto trentennale tra Cosa nostra e Dell’Utri” e di un “patto scellerato” stipulato prima tra il senatore e i capimafia di Santa Maria di Gesù e poi tra il politico e Totò Riina. Negli anni ’90 ”il patto si arricchisce di una componente politica. Si vuole trovare un nuovo referente che Cosa nostra trova in Forza Italia”. 

Qui di seguito l’intervista di Felice Cavallaro pubblicata oggi sul “Corriere della Sera”.

PALERMO – Fino a qualche giorno fa rispondeva una segreteria telefonica dall’accento ispanico. Adesso risponde lui, Marcello Dell’Utri, in viaggio fra Milano e Roma, celiando sulle vacanze di Capodanno oltreoceano: «Sì, sono tornato pure io dal… Guatemala».

Ovvio riferimento ad Antonio Ingroia, il suo massimo accusatore che lo ha sempre indicato come il manovratore del boss Vittorio Mangano, più «guardiano» che stalliere di Arcore. Lunga odissea giudiziaria sfociata davanti ai giudici di Cassazione che l’hanno graziato evitando d’un soffio il carcere, seppur bollandolo come «mediatore» fra Berlusconi e la mafia, con un verdetto di rinvio ad altro dibattimento. Lo stesso che approda proprio oggi in Corte d’appello a Palermo con il sostituto procuratore generale Luigi Patronaggio pronto a chiedere la nuova condanna sulla quale si avrà una sentenza nei primi giorni di marzo.

Assolto a Milano per una estorsione, ancora sotto processo per la trattativa Stato-mafia e in attesa della sentenza di marzo, indicato da avversari e qualche voce interna al centrodestra come «impresentabile», si ricandiderà comunque, senatore Dell’Utri? «Nenti vitti, nenti sacciu».

Niente vide e nulla sa? Che aria tira? La rottamano, molla o si ricandida?
«Nessuno mi ha candidato, non ho ricevuto proposte».

Allora non vedremo il suo nome in corsa per la riconferma di un seggio?
«Ma che dice? Certo che mi candido. Finché sono vivo, continuerò a candidarmi. Non lo farò più solo da morto. Ma fino a quando non sarò morto…».

Allora è vero che troveremo il suo nome nel listone di Grande Sud, con Gianfranco Miccichè?
«Io con Gianfranco? Ma chi se l’è inventata questa storia?».

Dica lei con chi correrà, allora.
«Un’idea l’avrei. Potrei candidarmi col Pd di Bersani».

Le piace scherzare.
«Beh, sì, potrei anche chiedere spazio in lista a Ingroia. O forse è meglio evitare i suoi spazi ristretti».

Com’è successo a Berlusconi, adesso forse incrocerà anche lei Ingroia senza toga. Che effetto le fa?
«Per me resta il capofila di una Procura che ha continuato a sostenere tesi da fanatici. Fissati su teorie inesistenti. Sul nulla».

Guardi che per una sua candidatura resta solo «Grande Sud», stando ai pronostici dei bookmaker della politica.
«Grande minchiata».

E che si fa una sua listarella autonoma?
«Lei la farebbe? Certo che penso ad altro…».

Dica.
«Non dico. Pongo io il quesito: chi sono io? Si faccia una domanda e si dia una risposta, come si sente echeggiare la notte in tv».

Vuol sapere chi è lei? Un amico di Berlusconi.
«Ecco, basta ricordarsi dove sto io, dove sono sempre stato».

Vuol dir che rivendica un posto nel Pdl, nelle liste guidate da Angelino Alfano?
«Non dico niente».

Così rischia di mettere in difficoltà qualche suo amico perché lei viene collocato in cima alla lista dei cosiddetti «impresentabili».
«Questo non me l’ha mai detto nessuno».

Giusto per fare un nome, parla di una sua «presenza ingombrante», e lo disse già ad Annozero, la ex leader di Giovane Italia Carolina Varchi, oggi candidata in Sicilia con Fratelli d’Italia.
«Ma lo vuole capire che interviste non ne faccio?».


Felice Cavallaro

Fonte: Corriere della Sera

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *