Il partito degli antipartito? Più confuso che persuaso

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ELEZIONI. Metti un paese che va a votare dopo due anni di commissariamento per mafia. I partiti tradizionali si riorganizzano in fretta, mentre la fantomatica “società civile” si presenta in ordine sparso e frammentato. L’analisi di Gaetano Savatteri.

Prendi un paese della Sicilia. Un piccolo paese di meno di diecimila abitanti, in una provincia che è sempre l’ultima nelle classifiche nazionali per reddito e vivibilità. Metti che questo paese abbia attraversato una stagione difficile e complessa, segnata alla fine da uno scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. Metti che durante il commissariamento disposto dal Viminale, durato più di due anni, i partiti protagonisti della precedente vita amministrativa siano rimasti in prudente silenzio. E metti pure che questo commissariamento, per molte ragioni, sia stato così rigoroso che alla fine tutti i cittadini ne abbiano pagato un prezzo altissimo in termini di aumento delle tasse, tagli ai servizi collettivi e ristrettezze del bilancio comunale.

Molti candidati, molte incertezze

Molti candidati, molte incertezze

Bene, in un paese così, uno si aspetta che nel momento in cui si dà il via libera per tornare all’ordinario gioco elettorale, le forze antipartito – quando i partiti sono stati in qualche modo responsabili del collasso democratico che ha portato alla scioglimento – trovino davanti a loro sconfinate praterie dove pascolare e raccogliere i consensi dei cittadini. In un paese così, un paese come Racalmuto, ad esempio, uno si aspetta che tutte le forze antipartito riescano a mettersi insieme, in uno slancio comune e condiviso, per dire punto a capo e ripartire.

E invece. La storia di queste ultime settimane, quando mancano ormai cinquanta giorni al voto amministrativo del 25 maggio, disegna un panorama diverso. I partiti tradizionali, gli stessi che portano le maggiori responsabilità per il passato, ciascuno per la sua parte, sono stati quelli che si sono organizzati meglio e più in fretta.

Prendiamo il Pd, capofila della coalizione con Ncd, Mpa e Udc, che ha candidato Emilio Messana. Ha discusso al suo interno, si è accapigliato, ha esplorato diverse possibilità e poi è arrivato a una sintesi sul nome di Messana, un candidato di spessore,  interno alla vita stessa del suo partito, tanto da esserne stato fino a poco tempo fa segretario provinciale.

La recente lettera di Salvatore Sardo, ex segretario locale del Pd, con la sua rinuncia a candidarsi e con le ammissioni di responsabilità sul passato, sia pure un po’ tardiva, è un esempio notevole di onestà intellettuale, di chiarezza del dibattito interno, così come lo sono anche le posizioni critiche di Giuseppe Guagliano  sulla candidatura Messana. Danno il segno che il partito maggioritario a Racalmuto sta andando ad affrontare il voto con la consapevolezza che non sarà una passeggiata, accettando il fatto che diventa complicato e controproducente ricandidare i protagonisti politici del recente passato. E questa posizione avrà inevitabili ripercussioni anche sugli alleati. Insomma, la coalizione che sostiene Messana non può far altro che rinnovare la sua classe dirigente e i suoi candidati, sia pure dentro le logiche di partito.

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Si vota il 25 maggio

E gli altri? Se con Messana stanno tutti i partiti, si presume che la vasta area della cosiddetta “società civile” delle forze antipartito stia da un’altra parte. Ma dove? E con chi? E qui comincia il bello. Sta con Enzo Sardo, l’ex sindaco democristiano che corre da solo e sta formando la sua lista? Sta con il medico Biagio Adile che cerca assessori e candidati al consiglio comunale? Si muove dietro il Movimento 5 Stelle che ancora non ha dichiarato pubblicamente la volontà di scendere in campo con una sua lista? O con Carmelo Borsellino, l’imprenditore che viene pressato da più parti per un suo impegno diretto? O con lo studioso Angelo Cutaia che vagheggia una lista di professionisti e giovani?

C’è molta confusione nel partito degli antipartito. Divisi, incerti, tentati di flirtare con i partiti tradizionali, ma spaventati di venire fagocitati, i protagonisti dell’antipartitismo che in questi due anni di commissariamento si sono sostituiti ai partiti nel ruolo di denuncia, di critica o di stimolo, anche con iniziative popolari (come le proteste contro gli aumenti delle tariffe sulla raccolta dei rifiuti) al dunque si presentano in ordine sparso.

Il risultato, al momento, è una competizione con molti soggetti, ciascuno dei quali si contrappone a Messana indicato come espressione dei partiti tradizionali, intestandosi il ruolo di capofila della “società civile”.  Ma quanto ad organizzazione, poco o niente. Falliti o mai esplorati i tentativi di formare un fronte comune, malgrado i molteplici inviti, venuti anche da personalità come Felice Cavallaro, il partito dell’antipartito procede disordinatamente, senza una strategia comune, dentro una logica frastagliata di personalismi di famiglia o di gruppi che assicura, fin d’ora, un vantaggio netto a Emilio Messana e alla sua coalizione.

Partita a poker

Partita a poker

La protesta, il malumore, i malpancismi non riescono a trovare sintesi su un nome, su un programma, su criteri condivisi. Sarebbe stato più semplice forse partire da alcuni punti precisi: tasse, personale del Comune, progetti per lo sviluppo culturale e turistico, reperimento di risorse per il bilancio comunale. Probabilmente se la “società civile” avesse individuato per tempo obiettivi e soluzioni, sarebbe stato più semplice ritrovarsi attorno a un candidato sindaco. Così, invece, a ogni nome se ne è aggiunto un altro, in una moltiplicazione di candidature che somiglia al tavolo da poker “All in”, in cui tutti i partecipanti mettono una posta iniziale irrilevante, in un gioco ad eliminazione diretta.

Alla fine, con l’attuale legge elettorale per il sistema maggioritario, nel nuovo consiglio comunale ci sarà un solo vincitore e un solo perdente: maggioranza e minoranza, al primo colpo. A tutti gli altri resterà la consolazione di aver fatto vincere l’avversario di sempre.

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2 Responses to Il partito degli antipartito? Più confuso che persuaso

  1. Calogero Taverna Rispondi

    10 aprile 2014 a 14:31

    Metti che un bel giorno mi viene colui che tanto ha detto per prendere un paese che volava a mille e farlo commissariare perché così aveva senso il non senso di un congiurante paese loquace dalla progenie giovanile tutta agghindata di coppole storte, quando la mafia non esiste più sin dai tempi di un certi prefetto Mori; metti che persino i giudici di Agrigento hanno dovuto condannare alle spese un un Viminale intero per avere diffamato due illibati o come ora si dice intemerati cittadini racalmutesi: metti che per disperazione una certa prefettura di diomede aveva individuato costoro come improbabili infiltrati mafiosi; metti che con codesti commissari si sia bloccato il processo virtuoso di un paese che sale alle stelle del benessere economico a scorno no delle solite statistiche trilussiane, piatto forte dei locupletantisi pennaioli dell’antimafia; metti una personalità di grande spessore etico e politico e di inattaccabile moralità amministrativa quale il dottore Salvatore Sardo venga costretto a fare un passo indietro da certi pluridenunciati e forse condannati foraggiati dall’Aima; metti che il dottore Sardo nessuna responsabilità ha ammesso per il semplice fatto che nessuna responsabilità condannevole gli si poteva addossare per tutta una documentazione mirabilmente esposta in una lettera aperta che ovviamente chi è aduso ad inventarsi false realtà romanzesche non ha letto; metti che è tutta una fole di comodo che vi possano allignare a Racalmuto manichei spartiacque tra partiti di qua e antipartitdi di là a meno che partiti o antipartiti siano certe cosche confindustriali a dimensione sicula o certe cooperative ravennati subappaltanti di ben note realtà, o gli Ivan di qua o gli Antonelli di là, metti questo e ben altro, quello che non posso accettare è che mi si vengano a rompere i timpani con ciance ormai desuete e antiquate.

  2. Calogero Taverna Rispondi

    10 aprile 2014 a 16:11

    La mia contronota precedente è molto guasta anche dattilograficamente. Ho proceduto a qualche limatura e il testo definitivo e quello da me divulgato. Capisco che per mia fortuna il mio vecchio testo è ancora lì in attesa di superiore placet e lì resterà. Intanto ho già pubblicato un’altra nota che una qualche attinenza ce l’ha.

    ASSOCIAZIONE LIBERA “Racalmuto domani”
    Socio fondatore: dottor Calogero Taverna
    Via F. Martorana, 16 bis Racalmuto
    Tel0665742876 – 0922948173 cell. 3291383700

    Gent.mo signor Prefetto dottor GALEANI,
    mi riferisco all’intercorso non preannunciato incontro. E in premessa Le rinnovo qui, in forma ufficiale, l’istanza a potere istituire nell’ambito della Pinacoteca Pietro D’Asaro da tempo esistente, finanziata e debitamente dotato di sistemi di sicurezza, un momento culturale rientrante nelle finalità del bene culturale racalmutese quale è la dotazione pubblica museale sorta nell’ex chiesa di San Sebastiano a Racalmuto.
    Forse avrà notato lo smarrimento dell’alto funzionario che pure almeno doveva rammentare l’iniziativa inaugurale celebrata alla presenza del meritevole sindaco di allora dottore Gigi Restivo Pantalone il 4 ottobre 2004, di cui credo di essere stato lungimirante animatore.
    Ciò che mi proporrei di fare, ai fini anche di legittimare il grosso effluvio di fondi pubblici, è presentare in una sorta di mostra quanto già elaborato e realizzato in ordine ad un connubio letteratura-pittura di stampo locale, racalmutese cioè, quale si ravvisa nelle giovanili FAVOLE DELLA DITTATURA del nostro immenso Leonardo Sciascia e il frequentatore assiduo delle nostre plaghe estive il pittore di fama internazionale l’ex dirigente scolastico dottore AGATO BRUNO, che ha già esposto nel museo chiaramontano quando ancora non era quell’ibrido attuale.
    Non sono nuove le mie mosse volte a sollecitare attenzioni del Comune verso forme di alta e non affaristica cultura. Basta consultare l’Ufficio Protocollo in cui ho fatto registrare miei supporti esplicativi di iniziative di tale cifra museale. Se a quanto pare codesto materiale non ha esito alcuno, come una richiesta avanzata il 31 dicembre 2012 dal sullodato dottore Agato Bruno, mi resta solo il rammarico di non avere ancora sollecitato nelle giuste sedi la debita attenzione.
    Ovvio che resto a disposizione per ogni chiarimento.
    Si abbia il mio ossequio unitamente ai sensi della mia personale stima.
    Il socio fondatore
    (dottore Calogero Taverna)

    P.S. Questa lettera non ha avuto risposta alcuna. Il Galeani ha solo tempo per il Verro volpino, a quanto pare. Tanu Savatteri – lo so che è in buona fede – ma non può non irritarmi quando si mette a tessere elogi che non hanno riscontro alcuno nella realtà. Non chiedevo favori, facevo alla cittadinanza. Non sono mafioso; ebbi condanne a morte da parte della mafia per la mia bancaria ma ancora più perniciosa lotta alla mafia. Come il dottore Sardo non ho manco una multa a carico … ma chi ci dileggia o ci pretermette può dire altrettanto?

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