Il paese nei numeri Istat/1

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Racalmuto può scommettere sull’agricoltura di qualità

Un’analisi sulla base dei dati dell’Atlante socioeconomico della Sicilia

Vigneti nella valle dei templiLe analisi dell’Istat disegnano un quadro interessante e svelano sempre qualcosa di inconsueto. In attesa di conoscere gli ultimi dati sul censimento del 2011, sembra confermata la tendenza allo spopolamento che secondo l’Atlante socioeconomico della Sicilia, pubblicato nel 2008 dall’Istat e dalla Regione siciliana, per Racalmuto si attesta in una diminuzione demografica del nove per cento, nel periodo compreso che va dal 1977 al 2006. Ma a fronte di questo impoverimento della popolazione – soprattutto quella attiva, cioè in età di lavoro – che naturalmente pesa fortemente sullo sviluppo del paese (anche se in provincia di Agrigento, Racalmuto non è tra i posti messi peggio) emergono tendenze che possono contenere la soluzione per contrastare una debolezza economica che è purtroppo sotto gli occhi di tutti, senza nemmeno bisogno di scomodare gli analisti dell’Istituto nazionale di statistica.

Agricoltura. Il primo elemento da sottolineare è il cosiddetto “grado di ruralità”, cioè la percentuale di territorio dedicato ad attività agricole: questo indice, per Racalmuto, è pari al 94. Una percentuale alta, più alta ad esempio di quella di Grotte, molto più alta di quella di Favara, quasi allo stesso livello della percentuale di Castrofilippo e Canicattì che, rispettivamente con il 98 e 96 per cento, sono i due territori comunali della provincia di Agrigento a più alta densità agricola.
Sempre rispetto a questi dati del 2008, Racalmuto ha una percentuale di incendi boschivi pari a 1,6 per ogni cento chilometri quadrati, che colloca il territorio racalmutese ai primi posti della classifica degli incendi in provincia di Agrigento assieme a Caltabellotta (2,1), Montallegro (1,8), Comitini (1,7), Aragona (1,6). Un dato negativo, ma che si può ridimensionare e invertire con maggiore attenzione, soprattutto da parte della polizia forestale.
Se invece prendiamo a riferimento Canicattì e Castrofilippo, che anche per colture e territorio sono assimilabili a Racalmuto, ci accorgiamo che (almeno secondo questi dati che comunque risalgono a cinque anni fa) la quota di agricoltura biologica nel nostro territorio è pari a zero. Proprio così: zero. A Castrofilippo questa percentuale non sfiora l’uno per cento, mentre a Canicattì si attesta all’1,9 per cento. Insomma, sul fronte avanzato dell’agricoltura biologica, con tutto quello che ne consegue in termini di commercializzazione, vendita e riconoscibilità sul mercato, Racalmuto è assente. Per fare un esempio: Sambuca di Sicilia, territorio che negli ultimi anni ha sviluppato cantine e vini di qualità, la percentuale di agricoltura biologica è del 7,4 per cento, mentre in alcune zone del ragusano si arriva a quasi il 50 per cento di agricoltura biologica sul totale delle coltivazioni. Un dato che sembra indicare una direzione di marcia per chi ancora crede che l’agricoltura possa essere uno degli assi portanti dello sviluppo del nostro territorio.
(1 – continua)

Fonti: “Atlante socioeconomico della Sicilia” e “Appendice atlante socioeconomico”: www.istat.it

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