Il j’accuse di Buttafuoco: “Basta, commissariate la Sicilia. E’ la fogna del potere”

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Lo scrittore e giornalista Pietrangelo Buttafuoco durissimo sul Sole 24 Ore: “Bisogna abrogare lo Statuto speciale. E’ l’acqua in cui nuota la mafia”.

Adesso basta. Qualcuno – Matteo Renzi? – dica basta, perché l’autonomia sarà cosa santa e giusta ovunque ma in Sicilia no, è un flagello e si trascina nel baratro l’Italia. Lì l’autonomia regionale, fonte di sprechi e burocrazia, è l’acqua che nutre l’arretratezza economica e sociale di un pezzo importante del Mediterraneo. Ed è la fogna in cui nuota la mafia.

Pietrangelo Buttafuoco

Pietrangelo Buttafuoco

 

 

Basta, dunque. È urgente, infatti, per come chiede da tempo Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, nominare un commissario dello Stato al posto del governo regionale di Rosario Crocetta; è fondamentale – per come reclama Antonello Montante, presidente di Confindustria in Sicilia – avere nell’Isola un Cottarelli che metta mano alla spesa e al bilancio: il default è in agguato ma, seguendo i passaggi di legittimità, è necessario abrogare lo Statuto speciale.
Basta, quindi.

Lo Statuto sarà pur nella Costituzione, ma oggi, con la messa in discussione del capitolo V, questo privilegio, frutto dell’unica e vera trattativa Stato-Mafia, può essere tagliato con un colpo di penna. E un colpo di coraggio. Si lavora alla cancellazione del Senato e non si può estirpare dalla viva carne dell’Italia un obbrobrio come l’Autonomia regionale che serve solo ai parassiti che ne beneficiano?

Basta. Lo Statuto venne concesso dopo la stagione separatista, la cui punta armata non fu l’Ira, come in Irlanda, con arcangeli come Bobby Sands, ma l’Evis, l’Esercito volontario degli indipendentisti, fortemente inquinato dai mafiosi. Giusto quelli che avevano già collaudato la loro rapacità negli anni dell’Invasione anglo-americana vagheggiando con il boss Lucky Luciano la possibilità di offrirsi come «la 51ma stella degli Stati Uniti» e di fondare una nazione indipendente con il bandito Salvatore Giuliano – non un personaggio di fantasia, ma reale, pronto a proclamarsi luogotenente.

È un cammino torbido, quello dell’autonomia in Sicilia. Fu forse una chimera del riformismo, e persino suggestione rivoluzionaria, ma tanti autorevoli esponenti della sinistra, oggi, con la Fondazione Sturzo e il contributo di studiosi come Andrea Piraino e personalità quali Vito Riggio, presidente dell’Enac, già tra i protagonisti della stagione di rinnovamento della politica, hanno avviato un dibattito in direzione dello «smantellamento della regione». E ciò è reso ancor più utile della liquidazione dell’ente provincia, messa in atto da Rosario Crocetta, dove però, al netto dell’effetto propaganda, è rimasto il malinconico risultato di moltiplicare – tramite nomine fiduciarie, peraltro, e non elettive – il numero degli enti intermedi. Da 9 province, dunque, si è arrivati a 9 consorzi più tre città metropolitane. E siccome la legge prevede che per istituire un nuovo consorzio sia sufficiente raggiungere 180 mila abitanti su più Comuni confinanti, si calcola che i consorzi possano arrivare a essere più di 20.

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Palazzo dei Normanni

È la fogna del potere, la Sicilia. In nessun posto come a Palermo il numero dei dipendenti pubblici lievita. A ogni legislatura corrisponde un’infornata di clienti. L’autonomia, in Sicilia, a eccezione dell’ufficio del commissario dello Stato (il cui potere è limitato alla verifica delle leggi regionali con la legittimità costituzionale) non ha strumenti di controllo. Carmelo Aronica, commissario dello Stato, ha bocciato 33 articoli su 50 dell’ultima finanziaria firmata da Crocetta, ma è una notizia che non ha turbato il già disastrato status quo di un mostro burocratico-politico in cui gli enti smangiasoldi, in liquidazione da più di trent’anni, sono la testimonianza di una catastrofe socio-economica.

Catastrofe che diventa pittoresca con l’Ente minerario, che ebbe velleità di contrastare l’Eni; con l’Espi, l’ente di promozione industriale, sorto per fare concorrenza all’Iri; e infine con l’Irfis, banca regionale proiettata nell’empireo della finanza per dare filo da torcere a Mediobanca. Senza dimenticare le varie monadi clientelari, la più famosa delle quali è quella dell’elargizione stagionale ai forestali – gestiti dalla Regione.

Ma ancor peggio, e ancor più fruttuosa sul piano clientelare, è la giostra della “formazione”: un marchingegno attraverso il quale alcuni disoccupati trasformati in docenti “formano professionalmente” altri disoccupati destinati a diventare a propria volta “docenti” di nuovi disoccupati nel frattempo sopraggiunti, tutti foraggiati con i fondi racimolati nel mare delle sovvenzioni. E dei paradossi. È la prima industria di Sicilia, questa della formazione, la notizia in palla è quella della richiesta di arresto di Francantonio Genovese, esponente del Pd, renziano di lusso. E siccome l’assurdo vuole il suo nonsenso, l’assessore regionale incaricato, giusto per gradire, è una studentessa fuori corso. È una delle “madamine di governo” di cui si circonda Crocetta, digiune di politica e di amministrazioni ma efficaci, come nel caso di Lucia Borsellino, assessore alla Sanità, usata a far da scudo in virtù del nome a operazioni di manovalanza politica come per la clinica privata Humatas a cui fu dedicata una delibera siglata nottetempo, nella piena estate, delibera di ampliamento di posti letto poi revocata solo grazie alla rivelazione della stampa.

È anche il posto, la Sicilia, dove secondo l’Istat si leggono meno libri, ma questo è solo un dettaglio, anzi, un lapsus. Rivelatore. L’autonomia consente di amministrare uno dei patrimoni culturali più sontuosi e importanti al mondo ma la Sicilia, che potrebbe campare solo di turismo e cultura, resta il luogo della desolazione, con i suoi musei sempre deserti e i siti archeologici dove bisogna aver cura di non recarsi nei giorni festivi per non trovare chiuso. Certo, questo mio è un appello – a Renzi? – e come tale è esagerato, ma ogni esagerazione è sempre troppo poco per descrivere fedelmente lo stato di abbandono in cui versa una terra meravigliosa abitata letteralmente da fantasmi, con le città sempre più abbandonate, deserte. E su questo tema, sulla fuga dalla Sicilia, fa testo il reportage mandato in onda a Piazzapulita lunedì scorso.

Rosario Crocetta

Rosario Crocetta

Basta. Sono così tanti i guai, in Sicilia, che il guaio della mafia, persino quello, viene dopo. C’è anche l’impostura di una rivoluzione tanto attesa, quella di Crocetta, ma sempre affidata alla Procura. Tipico comiziante, l’attuale governatore, eletto grazie a un giochetto elettorale di Gianfranco Micciché (ebbene sì, sono cose di Sicilia), criminalizza i tanti problemi che non sa risolvere. Invece di governare, declama. E l’acqua gli va sempre al mulino con tutti i mafiosi che, intelligentissimi, nei suo momenti di difficoltà (quando gli viene meno la maggioranza, quando il capo dello Stato lo smentisce con un comunicato) vanno a recapitargli bossoli e proiettili per rafforzarlo come un Pokemon invincibile.

Eroe dell’antimafia, Crocetta fa dell’antimafia un automatismo. Eroe, appunto, condivide però lo stratega della continuità di governo – cioè Beppe Lumia, Pd, il più professionista dei professionisti dell’antimafia – con il suo predecessore, Raffaele Lombardo, già condannato in primo grado in concorso esterno per mafia (ebbene sì, sono cose di Sicilia ) ma l’automatismo è più di un riflesso condizionato per cui chiunque sollevi una critica si ritrova bollato come “mafioso” o “omofobo”, avendo egli fatto un jolly del proprio orientamento sessuale. E se per caso caccia Franco Battiato dalla giunta di Governo per sostituirlo con la propria segreteria (una cosa che neanche Gaspare Pisciotta avrebbe potuto immaginare), ebbene, l’impostura è così forte da non potere più dire basta. Non basta più.

 

Fonte: www.ilsole24ore.com

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3 Responses to Il j’accuse di Buttafuoco: “Basta, commissariate la Sicilia. E’ la fogna del potere”

  1. Calogero Taverna Rispondi

    24 marzo 2014 a 16:22

    Questo signor giornalista che voleva sul Foglio di due anni fa Cavallaro PODESTA’ di Racalmuto (bruciandolo) sarà brillante quanto si vuole ma è un ignorantone. Già pensava che vigesse ancora la riforma Mussolini degli enti locali, ora addirittura ignora che né Renzi né alcun altro può abrogare lo Statuto Speciale della Sicilia. Noi davvero siamo uno stato autonomo. Lo Statuto precede la Costituzione e umilmente la Costituzione recepisce lo Statuto che quindi ha valore e vigore ultracostituzionale. Prima di Buttafuoco, il mio amico Sua Eccellenza Riccardo Virgilio giunto a Palermo come Presidente del CGA, l’emanazione del Consiglio di Stato, si accinse a scrivere quattrocento pagine per chiedere l’abrogazione di questo – a suo avviso – obbrobrio costituzionale. L’hanno mandato a quel paese. Lo statuto Siciliano non si tocca!!! Non si può toccare. Che Buttafuoco ancora scottato per non avere potuto arraffare il nostro piccolo ma glorioso teatro comunale le spari grosse sul Foglio di Ferrara comprensibile anche se non giustificabile, ma che le vada a raccontare sul sole-24ore mi sorprende assai o meglio si vede che la Confindustria va di male in peggio. Forse è quella che va sciolta.

  2. Nino Vassallo Rispondi

    24 marzo 2014 a 20:11

    Il signor Buttafuoco non ricorda come era la Sicilia prima dell’autonomia. Il signor Buttafuoco non ricorda che dopo l’annessione della Sicilia allo Stato sabaudo-italiano, e tale nella sostanza è rimasto, milioni di siciliani ridotti alla fame, anno dopo anno, iniziarono ad emigrare alimentando un vero e proprio esodo biblico per il mondo. Il signor Buttafuoco non ricorda che lo stato italiano ci ha portato due guerre mondiali e che soprattutto la prima, che fece più grande il regno savoiardo fu fatta con grandissimo versamento di sangue siciliano. Il signor Buttafuoco non dice che l’industria nascente di tutto il meridione venne sacrificata per favorire quello che poi venne definito il triangolo industriale, Piemonte, Liguria, Lombardia. Potrei continuare all’infinito. E chi dovrebbe insegnarci la morale? I lor signori corrotti del Nord? Proprio loro? Chi ci mandano? Il trota? La Minetti? O chi ha fatto ammazzare Aldo Moro? Il signor Buttafuoco per quello che scrive fa parte di quei siciliani di cui i siciliani si dovrebbero vergognare.

  3. Roberto Salvo Rispondi

    26 marzo 2014 a 15:12

    Concordo con il sig. Vassallo; ho sempre sostenuto che l’unità d’Italia sia stata un imbroglio architettato da Cavour ed eseguito da Garibaldi. Conosciamo tutti la storia e l’uso che si è fatto del meridione, ma questo non può impedirci di riflettere sulla realtà delle cose. Basta leggere le cronache passate e presenti per capire che la Regione Sicilia è un buco nero dove scompaiono risorse rilevanti senza che i siciliani ne beneficiano in alcun modo, e che il sistema politico è stato sempre gestito in maniera impropria. Qualcuno può sostenere che funzionano i servizi che la Regione dovrebbe assicurare ai suoi cittadini? Qualcuno può asserire che la Regione ha creato sviluppo e lavoro per i siciliani? Qualcuno, per esempio, può spiegarci perché dei 5 Miliardi che l’Europa ha assegnato alla Sicilia per il suo sviluppo turistico non siano stati spesi nemmeno un centesimo? Ve lo dico io, perché la Regione può solo progettare e non appaltare questi progetti. Purtroppo in maniera più o meno grave queste cose accadono quasi in tutte le Regioni, per questo ritengo che almeno dal punto di vista politico andrebbero tutte abolite.
    Questo dice Montante, presidente di Confindustria Sicilia in una intervista all’ANSA: “La Regione siciliana sta arrivando al default, non per responsabilità del governo Crocetta ma per trent’anni di cattiva gestione. Per evitare di rimanere prigioniero, il governatore dopo avere destrutturato il sistema, lavoro apprezzabile, adesso passi al secondo step quello della ricostruzione: predisponga un business plan di 4-5 punti su cui concentrare gli sforzi per lo sviluppo, affidandosi a gente esperta, competente e dai comportamenti etico-morali irreprensibili”.
    Succederà?, ai posteri l’ardua sentenza.

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