Il grido di allarme dell’Ipia Fermi scuote anche Favara

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Il collega Giuseppe Piscopo ricorda la grande tradizione di una scuola che ha sempre assicurato ai suoi studenti una formazione di altissimo livello ed un immediato sbocco nel mondo del lavoro

Giuseppe PiscopoDagli anni Settanta in poi hanno rappresentato la generazione di tecnici, impiantisti, elettricisti, operai specializzati che hanno contribuito allo sviluppo dei nostri territori. Tanti quelli che hanno trovato impiego nella centrale Anic di Gela, in quella di Montecatini a Campofranco, alla Sip e Sielte (società storiche di telefonia), Enel. Ma non solo uomini con camici bianchi o tute blu. Anche centinaia di donne che hanno trovato impiego nel settore della Solidarietà Sociale e nell’Istruzione con le qualifiche di assistenti di comunità infantili, assistenti sociali. Il grido di allarme, forte e struggente, lanciato dalla comunità scolastica dell’Istituto Professionale per l’Industria ed Artigianato “Fermi” di Agrigento raggiunge l’hinterland agrigentino e “colpisce” gioco-forza la vicina Favara.

E la cittadina chiaramontana non può rimanere a guardare e restare indifferente. Anche se a Favara, ormai da decenni, opera un proprio istituto Professionale, il “Marconi”, la sede di Agrigento per decine e decine di favaresi è presente nei ricordi e anche nelle…buste paga mensili. Grazie all’Istituto professionale del Capoluogo tanti ragazzi favaresi hanno trovato un lavoro e messo su famiglia. Ed allora da Favara in tanti si associano all’appello che sta contagiando parte della società civile: “Salviamo il Fermi di Agrigento”. Chi vi scrive non ha frequentato da alunno le aule per molti anni ospitate in via la Loggia prima e nel quartiere Giarritella dopo. Ma ha frequentato quei luoghi da bambino essendo figlio di un docente che per tanti anni ha diretto la sede coordinata di Favara e che ha contribuito a rendere “autonomo” il plesso tanto da diventare Istituto Marconi. Ricordo ancora quelle aule nel piano terra del palazzo che ai piani superiori ospitava il Magistrale “King”, quello frequentato quasi esclusivamente da ragazze. E ricordo ancora l’odore di olio delle officine meccaniche, dei torni, delle saldatrici sistemati nel piano interrato. Un attrezzato laboratorio che ha permesso a centinaia di giovani a “imparare” un mestiere. “E molti di loro –ricorda mio padre, per tanti anni direttore della sede di Favara- sono anche diventati docenti dell’istituto. Sono stati anni importanti per Favara. Una scuola professionale che ha avvicinato all’istruzione adulti che avevano abbandonato gli studi. Con uno speciale esame di ammissione si potevano iscrivere pure studenti che non avevano ottenuto la licenza media. In quegli anni noi docenti promuovevamo i vari indirizzi dell’Istituto con una informazione porta a porta. Non c’era la tv o i moderni mezzi di comunicazione. Ed allora raggiungevamo le famiglia a domicilio, illustrando piani di studio e sbocchi professionali”. Una vera e propria rivoluzione culturale per Favara è stato quello di abbinare corsi maschili a quelli femminili. Per le ragazze, e molte di queste anche di età avanzata, si aprirono le porte delle aule con l’attivazione di corsi per Assistenti di Comunità Infantile e di attività pratiche. “Anche in quegli anni abbiamo dovuto affrontare –continua nei suoi ricordi il prof. Piscopo, Un momento della visita pastorale del vescovo Petralia(nella foto con il Vescovo di Agrigento Petralia e l’arciprete Minnella durante una visita pastorale nella scuola)- problemi legati alla mancanza di locali, al rischio di trasferimenti. Ma abbiamo avuto dalla nostra parte sempre la solidarietà dell’intera città, dal sindaco Antonio Licata che ci fornì locali adeguati alla chiesa con l’Arciprete Calogero Gariboli che predicò durante le messe l’importanza della scuola lanciando appelli per non far morire i corsi professionali”. Favara, in quegli anni post Sessantotto, grazie anche all’IPIA accelerò un processo di modernizzazione della società. Grazie alla scuola furono organizzati momenti ricreativi tra ragazzi e ragazze, attività teatrali, visite d’istruzioni e serate in discoteca. E’ ancora vivo in molti il ricordo della prima “gita scolastica” oltre l’Isola, con la traversata in traghetto dello Stretto di Messina, gli alberghi di Taormina e le musiche e le luci della discoteca. In quella sera c’ero pure io, piccolo, che nonostante l’assordante musica preferii addormentarmi sopra comodissimi divani in pelle arancione…

Giueppe Piscopo

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