Il giardinaggio è un anti-stress…ma anche un rischio per la salute

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TOXOPLASMOSI. Quando il nemico si annida nella terra, nella carne cruda, nelle feci dei gatti e…

toxo e giardinaggioIn primavera irrompe la voglia di dedicarsi all’orto, o al proprio giardino. Il tiepido sole primaverile infonde la voglia del cambiamento dopo una stagione di freddo e pioggia e induce molti di noi, che godono di uno spazio coltivabille attorno la propria casa, all’acquisto di semi di varii fiori per poterli seminare nella propria terra e così  rilassarsi e compiacersi della crescita di un bel fiore colorato. Questo però non deve farci trascurare di usare i guanti o lavare per bene le mani dopo aver scavato la terra, perchè esiste la possibiltà di venire a contatto con un protozoo che può causare la “toxoplasmosi”.

La “toxoplasmosi” è la più diffusa infezione protozoaria che colpisce l’uomo e, in particolari situazioni, può essere anche grave, o addirittura drammatica. Il toxoplasma gondij è un protozoo che puo’ parassitare gli uccelli e i mammiferi, uomo compreso. La sua riprduzione sessuata avviene nel’intestino dei gatti che elimina le cisti con le feci. Il 15% della carni di maiale e di agnello contiene le cisti, meno, la carne di bue. Circa l’1% dei gatti elimina le cisti con le feci.

Capite bene il contagio: carni contenente cisti e poco cotte o affumicate, mani contaminate con feci “feline”  e non lavate bene dopo giardinaggio in un terreno infetto.

Ovviamente, i fattori che influenzano le manifestazioni cliniche, una volta contratta la malattia, dipendono dal ceppo patogeno, dalla suscettibilità dell’ospite, dal grado d’immunità dell’individuo, se è vero che nel 90% dei casi la malattia è asintomatica e si scopre il contagio avvenuto, solo casualmente, cioè, dopo un normale prelievo di sangue per una routine durante un controllo periodico o a seguito di controlli periodici durante lo stato di gravidanza.

La sintomatologia è tipicamente simil-influenzale o simil-mononucleosica, con ingrossamento dei linfonodi del collo e della testa, astenia, febbricola, faringodinia, sudorazione notturna; rare le complicanze, quali: corioretiniti ( infiammazione della zona visiva dell’occhio), cecità, miositi e coinvolgimento del sistema nervoso centrale, del cuore, dei polmoni e del fegato.

Le modalità di contagio sono state oggetto di molteplici studi e soprattutto uno studio effettuato di gatto randagio 2recente che ha coinvolto diversi centri scientifici in Europa, tra i quali due italiani, con sede a Napoli e Milano, pubblicati sul British Medical Journal, hanno confermato che il contagio avviene attraverso le carni poco cotte nel 30-60% dei casi e il 40% dei casi attraverso le mucose (per bocca) o addirittura attraverso le mucose degli occhi. In questo studio è stata ridimensionata l’attenzione nei confronti del gatto domestico come portatore, quindi il vero portatore del parassita è il gatto randagio, cacciatore di topi e uccelli.

Di recente, è stato scoperto che il toxoplasma gondij può parassitare anche i molluschi, le mosche e gli scarafaggi e che il 95% della popolazione infettata risiede in zone geografiche con clima caldo e umido, condizioni climatiche che favoriscono la schiusa delle uova in soli 3 giorni. La toxoplasmosi non è particolarmente grave nei soggetti sani e con una buona sorveglianza immunitaria, può essere drammatica, invece, nei soggetti che subiscono il trapianto d’organo da individui infetti o nelle donne in gravidanza, soprattutto nel terzo trimestre, attraverso la trasmissone trans-placentare causando morte del feto (morte intra-uterina) o, dopo la nascita, causare “le sequele”,  temibili “sorprese” dopo vari anni dal contagio, quali: ritardo mentale (danni neurologici: calcificazioni cerebrali, idrocefalia) e corion-retiniti fino alla cecità. Pertanto, se la futura mamma contrae la toxoplasmosi, essendo nel neonato asintomatica alla nascita, è fondamentale proseguire con dei controlli  del neonato fino all’età scolare. Puo’ trasmettersi anche con le emo-trasfusioni (sangue), ma questa è un’evenienza piuttosto rara.donna-incinta-con-gatto

La diagnosi di infezione congenita si basa su test diagnostici che prevedono la coltura celulare, amplificazione del genoma (biologia molecolare per lo studio del DNA) e la ricerca, attraverso un prelievo di sangue, degli anticorpi implicati nell’infezione primaria ( le immuno-globuine).

La terapia d’elezione prevede l’ impiego di farmaci specifici e attivi contro il toxoplasma e, in particolari situazioni,  l’associazione di un chemioterapico associato ad un sulfamidico (bactrim forte).

La prevenzione  per ridurne l’incidenza è indispensabile per tutti, per cui non dimentichiamo di: lavare bene la frutta e le verdure, gli ortaggi in genere prima del consumo, usare  sempre i guanti durante il giardinaggio e  se il vostro gatto fa un giretto per le strade o le campagne, disinfettare la lettiera con acqua bollente, inoltre, cuocere bene la carne, non toccare la mucosa degli occhi o della bocca mentre si maneggia la carne cruda, cuocere le uova, non bere latte non pastorizzato…Mi viene proprio da pensare ai nostri nonni che quasi sempre durante la preparazione del cibo, assaggiavano la carne cruda o la salsiccia per constatarne il buon condimento…effettivamente, forse lo abbiamo fatto qualche volta anche noi??..beh!

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