Il generoso impegno intellettuale e morale di Rita Levi Montalcini

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La grande scienziata quando capì che il suo successo era dovuto all’opportunità di aver potuto studiare decise che questa opportunità doveva essere data a tante donne, soprattutto a quelle svantaggiate dei Paesi Africani

Rita Levi Montalcini“L’istruzione delle donne africane: questione di genere e motore dello sviluppo” è stato il tema dell’incontro, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, che si è svolto alla Farnesina sia per commemorare Rita Levi Montalcini ad un anno dalla sua scomparsa, sia per focalizzare programmi ed obiettivi della Fondazione che porta il suo nome. Hanno partecipato ai lavori, tra gli altri, la Ministra per l’Integrazione Cécile Kyenge e la Vice Ministra degli Affari Esteri Marta Dassù.

La nipote Piera Levi Montalcini ha sottolineato come l’impegno della Fondazione in collaborazione con altre Onlus continua: “Mia zia diceva sempre aiutare il prossimo è aiutare se stessi, se gli altri stanno bene anche noi staremo bene.”

La grande scienziata nel 2001 si rese conto che il suo successo era legato all’opportunità di avere potuto studiare e decise che questa opportunità doveva essere data a tante donne, soprattutto a quelle più svantaggiate dei Paesi Africani.
Fu un generoso atto di impegno intellettuale e morale, supportato concretamente da una cospicua parte del suo patrimonio personale.
Ad oggi 12.446 bambine e ragazze in 36 Paesi dell’Africa hanno potuto beneficiare di corsi di alfabetizzazione, frequentare scuole primarie e secondarie, accedere a corsi di formazione universitaria, master, dottorati, specializzazioni.
Come ha sottolineato la Presidente della Fondazione “Rita è stata solidale con le donne africane. Queste ultime sono sfruttate ed abusate e questa è una colpa collettiva a cui noi dobbiamo rimediare.”
L’istruzione delle donne è una leva dello sviluppo della società nel suo complesso, le risorse investite sulle donne ritornano ed ogni donna alfabetizzata crea una società migliore, è una sorta di chiave di volta per spezzare il circolo della povertà.
Hanno coinvolto emotivamente il pubblico sia le testimonianze dei Responsabili di altre Onlus che operano in quei territori, sia delle studentesse che grazie alla Fondazione stanno frequentando dei corsi di specializzazione.
Un momento del convegnoVoci dall’Etiopia, dal Mozambico e dalla Somalia. In quest’ultima nazione la situazione delle donne è veramente drammatica: le donne somale subiscono le tradizioni religiose che danno potere assoluto agli uomini, anche i fratelli hanno il diritto di picchiare le sorelle. Le donne non possono possedere nè terre, nè bestiame, non hanno diritto all’eredità. Nei villaggi i padri non consentono loro di andare a scuola, devono aiutare le madri a casa e nei campi. Non permettono alcuna istruzione, neanche lo studio del Corano. Godono di un minimo di considerazione solo se generano figli maschi.
Di fronte a questo quadro desolante l’appello accorato della Dott.ssa Asha Omar, giovane ginecologa somala, è stato quello di indirizzare alle donne, nel processo di ricostruzione della sua Nazione, le campagne di alfabetizzazione e di istruzione.
Un appello ovviamente accolto dalla Fondazione voluta da una “grande donna” e che istintivamente ci ricorda un altro appello, quello della “piccola Malala”: “una bambina, un libro, una penna, un insegnante possono cambiare il mondo.”

Ester Rizzo

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