Il filo rosso delle storie di “Donne allo specchio” nel regno del femminicidio

|




Un contributo letterario con forte valenza sociale nella raccolta di racconti di Daniela Spalanca

altUn filo rosso sangue lega l’infinita sequenza di avvenimenti che hanno visto protagoniste le donne lungo i secoli.
Donne vittime di violenze fisiche e psicologiche fuori e dentro le mura domestiche. Donne ribelli e contestatrici di soprusi. Donne che hanno pagato con la vita solo perché donne. Donne al centro della storia che celebriamo anche con una festa. Data fatidica quella dell’otto marzo. L’ONU ha istituito per l’otto marzo la “Giornata Internazionale della Donna” per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze subite nel tempo e che, purtroppo, non sono finite in ogni angolo del mondo.
Sempre l’ONU ha indicato nel 25 novembre la “Giornata Mondiale contro la Violenza di Genere”.

Le condizioni, i confini, le ragioni, i dati ci sono tutti per affermare che quella femminile e’ una vera questione assolutamente non risolta.
Siamo arrivati persino all’utilizzo del termine femminicidio nato in occasione della strage (per un numero superiore alle 400) delle donne di Ciudad Juarez (Messico) del 1993 tuttora alimentata da continui ritrovamenti di corpi violati e straziati.
Senza andare lontano, nella nostra democratica Italia, siamo passati da 84 casi di femminicidio del 2005 a 124 nel 2012 e più di 200 nel 2013 con costanti cronache che ci documentano la perversa escalation anche in questo periodo del 2014.
Femminicidio termine orribile come il disprezzo che mostra chi si carica di delitti orrendi che vengono eseguiti nella totale crudeltà forse per affermare il potere dell’uomo sulla donna o meglio e sicuramente per dimostrare l’impotenza e l’incapacità a capire ruoli e funzioni di ogni persona ed a sapere dare amore.
Ma, d’altronde, cosa ci si può aspettare da una società diseguale basata sul profitto che considera la donna come oggetto di piacere, merce di scambio, usata per vendere qualunque prodotto e che come tale sta al centro di ogni strategia di mercato e che, quando va bene, èpiacevole corpo da osservare ed ammirare!!??
E quali prospettive possiamo avere, se ancora nel nostro Paese, la violenza sulle donne è considerata come problema di ordine pubblico e non una questione fondamentalmente culturale? Infatti, se da un lato l’Italia ha ratificato nel mese di giugno 2013 la Convenzione Europea contro la Violenza sulle Donne (già approvata ad Istambul l’11 maggio 2011) che pone la problematica in corretta logica più culturale, dall’altro lato nell’ottobre del 2013 converte in legge un precedente decreto che, pur essendo un significativo passo avanti in difesa della donna, sancisce misure proprie di ordine pubblico. Quanti passi avanti sono ancora da compiere per vedere affermati semplici principi di sana democrazia!
L’aspetto che spesso nella questione femminile non viene considerato è quello che si definisce “ferite nascoste”. Sono le violenze consumate prevalentemente nel privato familiare, quindi, tra le mura domestiche e che raramente vengono denunciate. Violenze indicibili ed invisibili che difficilmente emergono, ma che secondo i dati dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) del giugno 2013, hanno carattere ubiquitario, sono diffuse in tutte le fasce sociali sino ad arrivare al 20% in quelle ad alto reddito.
Le ferite nascoste non sono solo violenza fisica, ma abusi psicologici, stillicidio verbale-comportamentale-fisico-sessuale, ripetitività e cumulabilità degli eventi sottilmente violenti capaci di portare alla passività psicologica, alla rassegnazione, all’apatia, cioè a quelle condizioni che incidono sull’organismo determinando accelerazione di invecchiamento cellulare e di caduta di protezione immunitaria.

Su tutte queste problematiche vengono stese infinità di analisi, report e fiorisce una importante letteratura scientifica, sociale, letteraria che, in ogni caso, aiuta ad impostare con più razionalità l’intera “questione femminile”.

Un contributo letterario con forte valenza sociale lo troviamo nella raccolta di racconti di Daniela Spalanca dal titolo “Donne allo specchio” pubblicato nell’ottobre 2013 per le edizioni libridine e che si avvale della preziosa prefazione di Federica Sciarelli.
Racconto, cioè quella forma narrativa breve dove chi scrive deve concentrare in poche pagine storia e suo sviluppo mantenendo il registro narrativo su tonalità di alta tensione.

Daniela Spalanca sa farlo senza problemi, consegnandoci una prosa fluida, avvincente, ricca di suggestioni emotive che permettono di entrare nel cuore delle dure storie di sei donne che sintetizzano il variegato mondo delle “ferite nascoste”, quel mondo complesso ‘fatto di fragilità, forza, coraggio, paura, tenacia, determinazione. Donne ora vittime di soprusi e malversazioni ora vincenti anche quando sbagliano, comunque solenni quando sanno rialzarsi’.

Sara, Anna, Roberta, Paola, Valeria e Marina sono -naturalmente- sei donne diverse con le loro storie letterariamente romanzate ma che hanno alla base un vissuto reale espresso anche con sfumature autobiografiche.
Per tutto ciò le storie che Daniela Spalanca ci presenta hanno una grande valenza sociale, rappresentano una testimonianza concreta, dura, cruda che porta a riflettere, a capire meglio la realtà che ci circonda, che ci indica la vera ed unica strada che ci tocca percorrere per superare l’orrore del femminicidio e delle ferite nascoste: la cultura del rispetto della persona, della tolleranza, dell’educazione civica.

Antonio Liotta

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *