Il fantasma di Lombardo

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Il presidente Crocetta ha contestato la candidatura alle Europee di Caterina Chinnici a causa della sua esperienza nel passato governo. Eppure, dalle ultime nomine in giunta ai più stretti collaboratori, in tanti sono stati legati in qualche modo al governatore di Grammichele. Ecco chi sono.

crocetta-lombardo975A Caterina Chinnici, il governatore ha appioppato il marchio dell’infamia. Lo ha fatto in diretta, lo ha fatto davanti ai dirigenti nazionali del suo partito. Lo ha fatto, apparentemente, per motivi politici: “Ognuno paga le proprie scelte. La Chinnici è stata assessore di un presidente condannato per mafia”.

Quanto basta per chiedere di stoppare la candidatura alle Europee del magistrato, figlia di Rocco Chinnici. Del resto Rosario Crocetta, fin dal primo giorno, afferma di avvertire, molto forte, il peso di quella necessità: bisogna segnare un solco col passato. Col passato del governatore di Grammichele, condannato per mafia, dopo che quello di Raffadali ha anche conosciuto il carcere. Un fossato che, però, sembra colmato, a volte, dal ponte levatoio della dimenticanza. Della convenienza. Caterina Chinnici no. Lei ha condiviso l’esperienza di Lombardo. No, Caterina Chinnici no. Per lei, il ponte levatoio non può essere calato. Meglio mantenere le distanze, con l’ex assessore largamente considerato un esempio di limpidezza.

Succede però, che qualche volta quel ponte si abbassi. E che l’era di Lombardo finisca così al margine dei pensieri del governatore, da far dimenticare, ad esempio, di avere appena nominato in giunta un assessore, Antonio Fiumefreddo, che pochi anni fa, quando era freschissima l’elezione di Lombardo, fu persino ospite di una trasmissione di La7 “in rappresentanza del governatore”. Che non volle partecipare a quella puntata durante la quale si sarebbe sollevato il dubbio del voto di scambio alla base dell’elezione del 2008. Fiumefreddo era lì in veste di avvocato di Lombardo.

Antonio Fiumefreddo

Antonio Fiumefreddo

E in effetti la difesa fu accorata e grintosa. Giunta persino a sollevare il dubbio della diffamazione, che sarebbe stata compiuta da quei giornalisti che avevano osato mettere in discussione l’onestà del presidente. Lo stesso presidente che poi nominò Fiumefreddo commissario del Teatro Bellini di Catania.

La memoria, insomma, è un po’ corta, ma sono cose che succedono. Come è successo che, nei mesi in cui Caterina Chinnici, marchiata a vita per quell’esperienza, faceva parte della giunta, Rosario Crocetta viveva in affitto, a Bruxelles, proprio a casa di Raffaele Lombardo. Della moglie, per la precisazione. Poco cambia. Allora, insomma, era un “peccato” sedersi in giunta con Lombardo, ma non pagargli l’affitto.

E in effetti, a pensarci bene, oggi due dei più stretti collaboratori di Crocetta sono stati anche gli ultimi due capi del gabinetto del leader dell’Mpa. Cioè il braccio destro del governatore “condannato per mafia”, come ha ripetuto Crocetta durante la direzione nazionale. Anzi, c’è un dato, una fotografia che sposta la frase di Crocetta sulla Chinnici al confine del surreale. A metà del 2012 Gianni Silvia era il capo di gabinetto di Lombardo, Patrizia Monterosso era il segretario generale – esterno – della Regione. Oggi Silvia è il capo di gabinetto di Crocetta, Monterosso è il segretario generale – sempre esterno – della Regione. I due, tra l’altro, nel corso di questa legislatura hanno assunto anche ulteriori cariche, dalla Foss alle società partecipate. Cosa è cambiato, allora?

Raffaele Lombardo e Patrizia Monterosso

Raffaele Lombardo e Patrizia Monterosso

Poco, a guardar bene. Perché ad esempio sono ancora al proprio posto due dei dirigenti generali esterni voluti da Lombardo. Romeo Palma guida tutt’ora il delicatissimo Ufficio legislativo e legale. Una carica confermata recentemente, nonostante i tanti dubbi e il voto contrario in giunta, ad esempio, dell’assessore-defenestrato Nicolò Marino. E a proposito di Marino, ancora al suo posto è Marco Lupo, già direttore – anche lui esterno, quindi non di ruolo – con Lombardo e notoriamente vicino all’ex ministro del Pdl Stefania Prestigiacomo. Per loro il ponte si è abbassato. Sono stati accolti, così, nella cittadella della “rivoluzione anti-lombardiana” dove nel frattempo avevano già trovato posto una sfilza di dirigenti generali graditissimi a Lombardo, da Anna Rosa Corsello a Sergio Gelardi, da Vincenzo Falgares a Luciana Giammanco. Quest’ultima, negli ultimi mesi della scorsa legislatura, fu una delle “preferite” dell’ex governatore, che l’ha scelta per fare il commissario un po’ di tutto: dalla Provincia di Trapani all’Irsap, andando, nell’ultimo caso, allo scontro frontale con l’ex assessore Venturi. Al suo posto è anche Rosaria Barresi: la figlia si candidò addirittura con l’Mpa alle ultime elezioni amministrative a Palermo.

Alfonso Cicero

Alfonso Cicero

Ma ad aver tentato addirittura la corsa verso il ruolo di sindaco col partito del governatore,negli anni d’oro dell’Mpa, è Alfonso Cicero. Ci provò nella sua città, quella Caltanissetta protagonista della svolta legalitaria della Confindustia siciliana. In quegli anni, Cicero era il candidato a sindaco di Lombardo. Oggi è, agli occhi del governatore, addirittura il simbolo della discontinuità con quel passato. Magie di Sicilia. Dove in fondo, basta un po’ di memoria corta. E dimenticare, magari, anche che Cicero fu commissario di più Asi durante la gestione Lombardo, quando rivestiva anche il ruolo di segretario particolare dell’ex assessore Marco Venturi. Per lui, nessun marchio di infamia. Per Caterina Chinnici sì.

Del resto, bisogna cancellare, allontanare quel passato. Un’esigenza avvertita fortemente anche per il delicatissimo settore della Sanità. Dove Crocetta aveva giurato: “No ai commissari di Lombardo”. Anche in questo caso, è stato un attimo. Uno slogan. Forse persino una battuta. Gaetano Sirna, Mario Zappia – che fu anche dirigente generale con Lombardo – e Paolo Cantaro erano commissari fedelissimi al governatore di Grammichele. Certo, bisogna cancellare quel passato. Ma con calma.

Anzi, se è il caso, il presidente Crocetta va anche a cena con Michele Cimino e Pippo Gianni. Il nuovo fronte della maggioranza di Crocetta. Strano. Perché proprio Cimino e Gianni furono assessori di Lombardo. Come la Chinnici. Anzi. Dall’ottica del governatore rivoluzionario, probabilmente “peggio” della Chinnici. Visto che Gianni e Cimino erano assessori del governo di centrodestra. Quello che metteva insieme, oltre agli autonomisti, anche i cuffariani e i berlusconiani. Il passato da dimenticare, insomma. Ma non a cena. Alla maggioranza della rivoluzione quel passato torna buono. Un passato “diverso” da quello della Chinnici, che era pur sempre un assessore di un governo sostenuto dal Pd.

Pippo Gianni, Michele Cimino, Riccardo Savona e Rosario Crocetta

Pippo Gianni, Michele Cimino, Riccardo Savona e Rosario Crocetta

Un governo, del resto, difeso e ispirato da Beppe Lumia. Sempre al fianco del governatore di Grammichele. Vero difensore di quel presidente allora già indagato per mafia, durante le infuocate direzioni di un Pd dove in tanti chiedevano la separazione dei destini da quelli del presidente autonomista. Macché. Pochi minuti dopo la “sparata” sulla Chinnici, Crocetta ha ricacciato nel dimenticatoio quell’esperienza. Per pochi minuti. Il tempo di riprendere la parola e dire: “Voglio Lumia in lista”. La Chinnici no. Lumia sì. E del resto, attorno a quel tavolo dove sedevano Cimino e Gianni, c’era Totò Cardinale, altro “big sponsor” del presidente Lombardo. Mentre nella maggioranza a sostegno di Crocetta, ecco, giusto per fare una breve carrellata, Lino Leanza (ex braccio destro di Lombardo), Giovanni Pistorio (l’altro… braccio destro del leader Mpa), Beppe Picciolo (eletto tra le fila dell’Mpa), Totò Lentini (ex Mpa), Paolo Ruggirello (ex Mpa). In quel caso, il passato non conta. Conta solo per Caterina Chinnici. Secondo Crocetta. Che nel frattempo fa finta di non accorgersi che rispetto a quell’epoca, oltre a lui, non è cambiato nulla.

FONTE: www.livesicilia.it

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