Il fabbricatore di marranzani che a Canicattì si è costruito un museo

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RACCONTI E RICORDI. Giuseppe Cigna nel quartiere Borgalino di Canicattì ha realizzato un piccolo museo privato pieno di cimeli e oggetti antichi. Quest’uomo di ottantadue anni ha alle spalle una storia straordinaria che è diventata un racconto scritto da Gioacchino Lonobile.

Questa è la storia di un uomo di ottantadue anni, che in un’antica casa del quartiere di Borgalino, si è allestito un museo da sé. Vecchie bilance per pesare il grano, giare in terracotta, serrature in ferro battuto, ceste in vimini, ma anche l’antico portone seicentesco del convento del Santo Spirito e la sedia con un buco al centro che la baronessa La Lomia utilizzava negli ultimi anni della sua vita formavano quella collezione privata aperta al pubblico.

Borgalini, Canicattì (Foto di Salvatore Pirrera)

Borgalini, Canicattì (Foto di Salvatore Pirrera)

Un posto d’onore lo deteneva l’incudine che era stata del suo bisnonno, sulla quale furono forgiate dodici alabarde che per sei once e quindici tarì vennero vendute a Menotti Garibaldi, primogenito di Giuseppe e Anita.

Menotti giunse a Canicattì a reclutare uomini per l’esercito ribelle. In quei giorni risiedeva nel palazzo nobiliare Bartoccelli. Al pianterreno dello stesso stabile c’era proprio l’officina del bisnonno. Era maggio e il caldo della fornace permetteva di lavorare solo la notte.

Dopo la veglia, dovuta all’incessante battere di ferraglia, Menotti in persona andò dal fabbro a chiedere di avere una tregua per riposare, ma l’uomo aveva una famiglia da mantenere e di certo non poteva chiudere bottega. Lo stesso giorno la finestra della stanza in cui dormiva Garibaldi venne murata – e così rimane tutt’ora –

Il bisnonno fabbro, vendute le alabarde, si arruolò nell’esercito e con esso marciò fino a Calatafimi. Quando capì che, se pur di ottima fattura, le spade poco potevano contro i moschetti borbonici, chiese di tornare al paese d’origine. Per tutta risposta gli fu detto che poteva tornarci o da morto o da ferito. Così prese il coraggio a due mani, strinse l’impugnatura finemente lavorata della sua arma e si sferrò un fendente a una gamba. Lo squarcio ottenuto però non fu ritenuto tale da potergli far ottenere un congedo.

Prigionieri borbonici (Museo centrale dei Risorgimento - Roma)

Prigionieri borbonici (Museo centrale dei Risorgimento – Roma)

Al bisnonno fabbro-soldato fu assegnato il compito di sorvegliare un ufficiale fatto prigioniero. I borboni, sentendo odore di disfatta, ripiegarono verso Palermo e i soldati dalle camice rosse dietro, a tenergli il fiato sul collo.

I due furono dimenticati in aperta campagna, uno a far la guardia all’altro, per giorni, settimane, fino a che decisero di prendere la via per un paese tanto remoto da essere considerato immaginario, il cui nome da sempre si era prestato a ingiurie e motteggi.

Arrivati a Canicattì il bisnonno tornò al mestiere di fabbro e l’ufficiale borbone, che aveva il “coccio della littra” cioè sapeva leggere, scrivere e far di conto, venne assunto come scribacchino al comune e da lì a qualche anno divenne pure lui bisnonno dell’uomo di ottantadue anni, abile nel forgiare marranzani e che si era allestito un museo da sé.  

Gioacchino Lonobile accanto alla statua di Sciascia a Racalmuto

Gioacchino Lonobile accanto alla statua di Sciascia a Racalmuto

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2 Responses to Il fabbricatore di marranzani che a Canicattì si è costruito un museo

  1. marcello la scala Rispondi

    1 maggio 2014 a 10:02

    complimenti

  2. Angelo Coppola Rispondi

    10 novembre 2015 a 19:48

    Ho avuto la fortuna di conoscere la sua professionalità che mi aiuta tutte le volte che ho bisogno di realizzare delle cose belle

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