Il carnevale Barbaricino – Su carrasecare FOTO SPETTACOLARI

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Negli scatti di Simone Tramonte, fotografo romano, momenti del carnevale sardo. Un culto antico, carne viva da smembrare. Maschere che si muovono, che attendono la pioggia

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Foto Simone Tramonte

Il carnevale barbaricino presenta tratti tragici e luttuosi, basati sul concetto di morte e rinascita, e teso alla richiesta della pioggia e alla commemorazione di Dioniso, Dio della vegetazione e dell’estasi, che ogni anno muore e rinasce nel ciclo naturale dell’eterno ritorno. La parola carrasecare (carre de secare), con la quale si designa il carnevale sardo, etimologicamente significa carne viva da smembrare. I seguaci di Dioniso infatti laceravano animali vivi per ricordare la morte del dio che era stato sbranato dai titani. Le maschere, vestite di pelli, cariche di campanacci o di ossi animali, col volto annerito dal sughero bruciato o coperto da una maschera nera si muovono come in uno stato di trance tipico dei riti dionisiaci. Questi sono gli ultimi retaggi di un culto sopravvissuto a livello d’inconscio, ma le cui tracce sono però ancora evidenti.  [portfolio_slideshow size=large navpos=top pagerpos=disabled autoplay=true]

L’occhio di Tramonte che scava le cose

Ho avuto il piacere di conoscere Simone Tramonte in occasione del Workshop fotografico organizzato insieme a Mother India School, la scuola di fotografia di Shobha Battaglia tenutosi a Racalmuto nel 2013. La fotografia di Simone Tramonte è diretta e concisa, forte e decisa. Un occhio che va in profondità e scava nelle cose. Gli scatti sul carnevale Barbaricino fanno parte di un suo recente progetto, ben realizzato, che mette in evidenza la sua sensibilità come fotografo oltre che la buona tecnica.

Alessandro Giudice Jyoti

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