Il barbiere di Favara al “Vittoria” di Roma

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Da “Musica dei saloni” a “Barberia, barba, capiddi e mandulinu”

altOggi si chiamano “Parrucchieri per uomo” e spesso sono affiancati da insegne con indicazioni in inglese. Lì dentro si parla di sport, di calcio, di Grande Fratello, di Monti-Bis e di altri tipi di tagli. Per sottofondo si ascolta musica spesso straniera. Fino a pochi decenni fa dentro le “sale da barba” c’era un mondo diverso che gli anni e le “mode” hanno modificato. Basta pensare che ogni sera dentro i saloni clienti e barbieri suonavano diversi strumenti e oltre a barba e capelli i barbieri erano anche “dentisti” e “ortopedici”, nel senso che curavano senza studi particolari denti e mal di schiena.

 

 

Molti i barbieri che la memoria dei più anziani ha messo nell’ archivio storico di Favara: Felice Grova, Giovanni Nicotra, Antonio Zambito, Alfonso Sanfilippo, Carmelo Signorino, Leonardo Puccio, Calogero Rosato, Leonardo e Agostino Cognata, Giacomo Campione, Giuseppe Iacono e Giuseppe Valenti.

Per non far cancellare dai ricordi quel fantastico mondo il musicista Maurizio Piscopo, favarese d’origine da tanti anni insegnante a Palermo, ha voluto coinvolgere scrittori e giornalisti famosi come Andrea Cammilleri, Gaetano Savatteri, Matteo Collura ed anche alcuni scrittori locali come Antonio Liotta, Carmelo Vetro, Antonio Patti, Lillo Zarcone e Giuseppe Giudice.Pochi anni fa la ricerca ha dato alle stampe “Musica dai Saloni. Suoni e memorie dei barbieri di Sicilia” (edito da Nuova Ipsa Editore), con un cd allegato che ripropone le tradizionali musiche suonate proprio nelle sale da barba.Adesso la ricerca musicale portata avanti dalla Compagnia di Musica Popolare di Favara è diventata base sonora di “Barberia, barba capiddi e mandulinu!”, un lavoro di Gianni Clementi e che vede protagonista Massimo Venturiello (che è anche il regista) in un monologo che si gusta tutto di un fiato, che ha conquistato in queste settimane il pubblico del Teatro Vittoria di Roma.Il tutto contrappuntato da una deliziosa “orchestra da barba”, composta da Maurizio Piscopo, Giuseppe Calabrese, Mimmo Pontillo, Nino Nobile e Pasquale Augello. A telefono abbiamo raggiunto Maurizio Piscopo, soddisfatto da questo successo sul palco del teatro Vittoria.

altPerché una ricerca sulle Sale da barba della Sicilia? “In Sicilia mancava di fatto uno studio sulle musiche dei barbieri che io ritengo di fondamentale importanza per le nuove generazioni. Ma ci hanno creduto in molti Peppe Calabrese, Mimmo Pontillo, Gaetano Pennino, l’editore Claudio Mazza e poi i giornalisti, gli scrittori e i fotografi siciliani”.

Quali ricordi hai dei Saloni di una volta? “I saloni mi hanno insegnato a vivere, a discutere, e soprattutto mi hanno dato i primi rudimenti della musica dal vivo, quella che si suona con il cuore e che scende dalle lunghe scale del paradiso”.

Conosci barbieri di una volta? “Si, ne conosco alcuni a Roccapalumba che si riuniscono e suonano una volta la settimana e fanno rivivere un mondo magico dannatamente perduto all’oblio come ha scritto Salvatore Ferlita”.

Perché i barbieri erano pure dentisti? “I barbieri facevano parte della bassa chirurgia ed erano autorizzati a levare i denti nei paesi, ogni tanto qualcuno ci lasciava le penne, ma non solo di denti si occupavano, ma facevano “gli scoppi”, conciavano le ossa e davano pomate”.

Quali strumenti musicali si suonavano nei Saloni? “Si suonavano chitarre e mandolini, ma anche fisarmoniche, violino e contrabbasso, strumento quest’ultimo legato all’emigrazione in America agli inizi del secolo”.

Le canzoni erano composte o suonate ad orecchio? “Le musiche erano composte ad orecchio e tramandate da generazione in generazione ed il mio sogno è quello da farle diventare patrimonio dell’Umanità com’è avvenuto in Portogallo con il Fado. Speriamo che sia il libro che il lavoro teatrale servano a non far dimenticare un pezzo della nostra storia”.Il lavoro di ricerca storica e musicale del gruppo siciliano e la proposta artistica che ha debuttato al “Vittoria” di Roma rendono più attuali le considerazioni che Vitaliano Brancati ha affidato al suo Diario Romano: ” Il paese amava la musica … i barbieri si univano coi loro mandolini e un impiegato municipale col suo contrabbasso che stentava a uscire dalla porta di casa…La serenata si ingrossava da una stradetta all’altra e giungeva in piazza numerosa come la banda municipale. Il paese, semisveglio, riconosceva la voce di coloro che cantavano e il tocco di coloro che suonavano”

                                                                             Giuseppe Piscopo

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