Ictus, come potrebbe essere recuperata in parte la funzione del linguaggio

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Una ricerca tutta italiana, che risale a circa 10 anni fa, potrebbe rivelarsi fondamentale negli interventi di riabilitazione della parola nei soggetti colpiti da emorragia cerebrale, da traumi, o da rotture arteriose per varie cause.

Il disturbo del linguaggio o afasia non vuol significare che chi ne sia affetto abbia problemi di intelligenza. Il soggetto che ha difficoltà nel linguaggio parlato, a scrivere, a leggere o fare calcoli, non è un ritardato mentale, ma una persona che ha subito un danno cerebrale, soprattutto di origine vascolare, o che ha subito un trauma, oppure affetta da un tumore a livello del sistema nervoso centrale.

Capiamo bene quanto sia frustrante, per chi venisse colpito da una emorragia cerebrale, non potersi esprimere correttamente o del tutto, anche perché per ognuno di noi, il linguaggio occupa un posto essenziale nelle attività quotidiane, nella lettura, nell’apprendimento, nella formulazione dei pensieri, nelle decisioni di ogni giorno, nel confronto con gli altri nelle attività lavorative, nella vita relazionale in genere, nel rapporto con la famiglia, con gli amici, con i conoscenti.

I pazienti affetti da afasia, non riescono a leggere la segnaletica stradale, a scrivere una lettera o scrivere al computer; non riescono a telefonare, leggere una rivista, ricordare i numeri, maneggiare i soldi, pronunciare il proprio nome o quello dei familiari. E del resto, tutti sappiamo, che ragioniamo e parliamo tramite il cervello e non con  il midollo spinale che invece controlla i movimenti che effettuiamo durante l’intera giornata, sia mentre parliamo,  mentre lavoriamo in silenzio.

Ma in un recente studio pubblicato ad Agosto su “Frontiers of Neurology” e riportato su “Oggisalute”, i ricercatori neurologi hanno dimostrato che nei pazienti afasici, a seguito della lesione dell’emisfero sinistro del cervello, sede della funzione del linguaggio che porta inevitabilmente la persona a non poter più capire il significato delle parole, costringendo l’individuo colpito ad esprimersi emettendo suoni incomprensibili, la funzione del linguaggio potrebbe essere in parte recuperata stimolando aree non coinvolte, quali per esempio quelle del midollo spinale.

Alcuni pazienti afasici, a seguito dell’ictus, sono stati inseriti in uno studio scientifico e sottoposti ad una settimana di stimolazione transcutanea spinale a corrente diretta, associata ad un trattamento del linguaggio per il recupero di verbi e sostantivi, e dopo questi giorni di trattamento gli stessi pazienti sono stati sottoposti ad una settimana di trattamento simulato sul midollo spinale, cioè, ad insaputa dei pazienti, gli studiosi neurologi hanno effettuato quella che in medicina si chiama: “stimolazione placebo” ( così riporta la rubrica “oggisalute”- agosto 2017).

Il risultato ottenuto è stato che la stimolazione transcutanea del midollo spinale per circa 20 minuti al giorno, a corrente diretta, ha prodotto inaspettatamente un miglioramento della funzione del linguaggio nel soggetto afasico. Questo esperimento ben riuscito, a detta degli esperti, sembrerebbe confermare il sospetto che il centro del linguaggio non abbia sede esclusiva nell’emisfero di sinistra del nostro cervello e che quindi  l’area del linguaggio, non sia solo appannaggio del sistema nervoso centrale, ma che coinvolga in qualche modo, anche il midollo spinale.
La stimolazione transcutanea spinale a corrente diretta non è comunque una metodologia terapeutica sconosciuta ai ricercatori italiani, perché è proprio una scoperta tutta italiana che risale a circa 10 anni fa e che potrebbe rivelarsi fondamentale negli interventi di riabilitazione della parola nei soggetti con afasia conseguenziale ad emorragia cerebrale o a causa di traumi o a rotture arteriose per varie cause, che concorrerebbe come esito al danno emorragico in sede centrale.

Foto da Internet

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