“I vecchi politici? Al male conosciuto, preferisco il nuovo”

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Elezioni a Racalmuto Intervista al regista Beppe Cino sul futuro prossimo: “Puntiamo sui giovani. I partiti distraggono chi fa politica. Basta con le chiacchiere, ma fatti concreti. Negli ultimi cinquant’anni solo interessi di carriera e di parentela”

Beppe Cino a Racalmuto fotografato da Pietro TulumelloBeppe Cino continua a seguire i fatti e le vicende legate a Racalmuto, il paese delle sue radici. E anche lui, regista che vive e lavora a Roma, vuol dire la sua sul dibattito aperto dal nostro giornale sul futuro politico-amministrativo del paese. Del paese che ama e che vorrebbe raccontare al cinema attraverso le pagine di Leonardo Sciascia. Ma questo è un altro discorso, perché Cino adesso pensa a cosa realmente avrebbe bisogno Racalmuto. Per la visibilità – dice – ci pensa Sciascia. Al telefono cita a memoria Mao Tse-Tung: “Nessuno ha diritto di parola se prima non fa un’autocritica”.

Sbuccia la patata calda lentamente, il regista che nei suoi film ha raccontato una Sicilia che non ha bisogno solo di essere amata. “La nostra terra ha bisogno non più delle solite chiacchiere, ma di fatti concreti e soprattutto di persone che facciano passi indietro, che diano spazio”.
Si parla molto in questi giorni a Racalmuto di vecchio e nuovo, di esperienza e incapacità…
“Fino ad oggi a Racalmuto non c’è stato interesse per la collettività. Non c’è da cinquant’anni e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ci sono stati interessi di carriere e di parentela perdendo di vista le necessità della comunità”.
E allora?
“E allora bisogna affidare tutto ai giovani anche senza esperienza. Certo devono essere giovani attenti, seri, che hanno una visione diversa della vita e del mondo. E poi meglio il nuovo e non il male conosciuto. Un’azienda oggi cerca giovani preparati: perché non dovrebbe essere così anche nei Comuni. E visto che parliamo di cosa pubblica, mi piacerebbe tornare la prossima estate e scoprire che in Municipio i giovani hanno rifiutato lo stipendio, il gettone di presenza. Ma vi immaginate che esempio verrebbe da Racalmuto?”.
Certo, sarebbe una gran bella cosa…Uno scorcio di Racalmuto in una foto del 1980 di Gaetano Savatteri
“Diventeremmo esempio per tutti. Tutti parlano di riduzione delle indennità. Il Papa chiede di essere francescani. Ed ecco: a Racalmuto i giovani scendano in campo e rifiutino i soldi. E poi pensare ad una sola parola: capitolato”.
In che senso…
“A Racalmuto serve un capitolato come si fa nelle aziende. Capitolato generale, lavori e servizi. Individuare i problemi – e di questi pare che non ne manchino – e cercare le soluzioni per risolverli. Un capitolato per scegliere le priorità, attraverso indagini fatte tra la gente, tra i ragazzi, a scuola. Ci vuole la gente giusta che stia al posto giusto. Un assessore alla sanità deve essere un medico e comunque non un architetto. Non si può affidare la cultura a gente che non ha mai letto un libro o che non conosce la propria storia. Serve insomma un’analisi strutturale di un paese che cade a pezzi in tutti i sensi e fin’ora nessuno ha parlato di cosa si vuol fare. Dovrebbe essere ovvio quando si parla di volersi impegnare. Ma qui oggi siamo sotto l’ovvietà”.
C’è chi sostiene che comunque è pur sempre meglio il filtro dei partiti.
“Non c’è differenza tra politica nazionale e politica locale. E sappiamo tutti come è finita la politica a Roma. I partiti distraggono chi la fa. Quando vengo a Racalmuto mi capita di incontrare vecchissimi e vecchi amministratori e mi inquieta il fatto che non solo non hanno nuove idee, ma non si rendono conto dei problemi che ci sono e lavorano come se fossimo ancora negli anni dei grandi partiti. Mi auguro che i giovani possano soppiantare chi fin’ora ha amministrato, senza però essere per forza contro tutti senza ragionare come sta avvenendo con il fenomeno Grillo”.
Da dove bisognerebbe partire dunque…
“Da tre cose importanti: la sicurezza, la sanità, la mobilità. E’ vero che Racalmuto non è Amsterdam, ma è pur sempre un bel paesino siciliano. Rimettiamo i mezzi pubblici e chi vuol scendere in piazza, chiusa al traffico, si goda la serenità di vivere in un posto tranquillo. Ma cos’è questa piazza Castello con tutte queste macchine?”
Se ne parla da anni ma non si riesce a trovare una soluzione visto che si parla di paese turistico…
“A proposito di turismo: Sciascia è un volano enorme perché resta sempre un esempio europeo di discrezione che il paese non ha. Il paese non l’ha valorizzato, nemmeno la Fondazione lo fa. Sciascia in mano a gente che ha capacità può far diventare Racalmuto un faro di luce e non di chiacchiere”.
La sola visibilità non basta più…
“Certo. Qui bisogna produrre reddito ed economia sfruttando le cose che si hanno. E qui c’è Sciascia, c’è un artigianato da riprendere, l’agricoltura da rivalutare, la campagna e le bellezze storiche. I giovani che secondo me dovrebbero amministrare il Comune di Racalmuto, malgrado tutto, devono conoscere e continuare a studiare le pietre analizzandole senza voltarsi indietro, senza fidarsi di un passato che non solo non c’è più, ma rischia di restare come un fantasma a far morire definitivamente un paese, il nostro paese”.

Salvatore Picone

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