“I teatri chiusi tolgono il sonno e tormentano l’anima…”

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Speciale teatro 2003-2013/Dieci anni dopo

Ma in quella fredda sera del giorno di San Valentino, a Racalmuto, il sogno di rivivere le parole raccontate su un vero palcoscenico di un vero teatro magicamente si realizzò

L'inaugurazione il 14 febbraio 2003Una sera fredda anche dietro le quinte, pronti ad alzare per la prima volta dopo quarant’anni quel velario storico che avevamo studiato a scuola e visto solo in cartolina. Una sera fredda per accompagnare il più grande scrittore italiano del momento a fumare una sigaretta tra una pausa e un’altra, a dare spiegazioni del gelo nei camerini ai grandi artisti, a spingere l’attore commosso sul palco, dopo avergli ricordato che questo era il teatro delle sue radici. Racalmuto, 14 febbraio di dieci anni fa. Un giorno di San Valentino particolare per noi ragazzi che avevamo il sogno di rivivere le parole raccontate su un vero palcoscenico di un vero teatro che stava lì, a due passi da casa nostra, dalla nostra scuola, dalla nostra piazza.

Ed ecco Mariella Lo Giudice e Anna Marchesini, pronte a prestare la loro voce alle parole di Leonardo Sciascia che raccontavano la vita di quel teatro incantevole di stucchi ori allegorie e luci. Un sogno che si avverava. Mentre l’orchestra sinfonica “Ferrara”, diretta dal Maestro Carmelo Caruso, si preparava ad eseguire le musiche di Bellini, di Verdi e Rossini, Tiziana Lodato dava uno sguardo da un palco di primo ordine al teatro vuoto e ad Andrea Camilleri seduto sulla barcaccia.Carmelo Marchese, Giuseppe Dipasquale, Andrea Camilleri, Salvatore Picone, Ignazio Gueli
Ed ecco le parole di Sciascia in sottofondo: “Mi assale il brivido di quando, nel teatro del mio paese, il sipario si alzò…“.

Il brivido venne a tutti. E venne anche a Gigi Burruano che si bloccò e non volle uscire in scena. Giuseppe Dipasquale, che ci insegnò a vivere di storie e a cibarci di parole teatrali (ci impadronimmo di quei termini come effetti scenici, fare le luci, orbetto, ecc…), seguiva attento lo scorrere della scaletta. Non un minuto di vuoto, ci aveva intimato. Toccava a Burruano, ma l’attore palermitano, con radici proprio a Racalmuto, restò fermo.

Mentre Carmelo Marchese azionava il sipario, spingo Burruano sul palco. Gli applausi della gente fuori lo animano: “Sono qui nel teatro dei miei avi…”. Pausa. Camilleri chiede di fumare. Lo accompagno nel cortile interno. Accende la sigaretta e me ne offre una. L’importante è salvare le sorti della serata, mi disse, ricordandomi che non sue erano queste considerazioni ma di Peter Brook.

Egidio Terrana, che faceva da collante tra lo spettacolo, le telecamere e la gente che stava fuori ad assistere attraverso gli schermi, riprese lo spettacolo. Ignazio Gueli scalpita e ci invita a rientrare. Riaccompagno il direttore artistico al suo posto. Annalisa Silvio Orlando a RacalmutoSpiezie chiama sul palco Serena Dandini che abbracciò il direttore artistico del “Regina Margherita”. “Maestro, lei è il presidente degli attori e dei registi… dovremmo nominarla presidente della Repubblica dei teatri…”.

Una grande emozione per lo scrittore e per noi che ci preparavamo ad affrontare, dopo il Presidente Ciampi e l’Ouverture, un percorso nuovo e tutto in salita. Imparammo ad amare e rispettare prima di tutto il teatro come luogo; e imparammo soprattutto che la vita, là fuori, era come quel palcoscenico.

Ce lo insegnarono, in quattro anni di attività intensa – con tanti spettacoli di qualità – registi, attori e tecnici che passarono da Racalmuto. E l’esperienza nella “scuola dei mestieri teatrali”, unica isola felice del percorso fatto in compagnia di altri ragazzi di Racalmuto, Grotte e Agrigento che si innamorarono di costumi, quinte, luci, corde, fari, velluti, maschere, scene.Racalmuto, febbraio 2003

Arrivarono, dopo la festa di apertura tra cielo e terra, nuovi “amici del teatro” che si affezionarono a quest’entusiasmo.

Il primo vero spettacolo è stato “La chiave dell’ascensore” di Agata Kristoff e con una grande interprete siciliana, Ida Carrara, diretta dal figlio Guglielmo Ferro. Per poi proseguire con grandi nomi come Mariano Rigillo con l’inseparabile Anna Teresa Rossini, i giovani comici dell’Ambra Jovinelli, Fabrizio Bentivoglio.
Poi la stagione estiva, ai giardini del Castello, con la “cittadinanza onoraria” a Camilleri – era il 25 luglio 2003 – che ci aveva aiutato, nel ricordo di Leonardo Sciascia, “a rimettere a posto una strada ferrata in dissesto da quarant’anni”.

Arrivarono a teatro, tra gli altri, Pippo Pattavina, Pietro Montandon, Enrico Guarneri, Francesca Reggiani, Marcello Perracchio, Mimmo Mignemi ed Angelo Tosto, Andrea Tidona, Valeria Contadino, Ileana Rigano, Barbara Tabita, Vincent Schiavelli, Silvio Orlando e Marco Paolini che ci coinvolse nella registrazione di un video amatoriale dedicato al teatro di Racalmuto.

Grande fu la sorpresaCittadinanza onoraria a Luigi Lo Cascio quando scoprimmo il nostro video in uno degli “Album” di Paolini pubblicato da Einaudi. E Luigi Lo Cascio che s’innamorò della terra del suo bisnonno Don Ciccu Burruano, legato ancora da affettuosa amicizia con chi lo aveva accompagnato nei luoghi della memoria.

Lo Cascio, ambasciatore del teatro e anche lui cittadino onorario di Regalpetra, preparò assieme a noi uno spettacolo per Racalmuto “Hic et nunc“. “Mi piacerebbe tornare ancora – ci scrisse – e dunque direi Hic et post, qui, sempre, in un altro tempo che deve ancora venire”. Anche Paolini ci scrisse: “I teatri chiusi tolgono il sonno, tormentano l’anima… I teatri sono come le città, non stanno mai fermi, vanno avanti o indietro… ti regalano una emozione come quella che abbiamo provato qui. L’emozione di poter partecipare anche solo per un giorno a un progetto di teatro che prova a crescere”.

Salvatore Picone

(Foto di Pietro Tulumello)

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