I separati in casa della politica italiana

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Tutto cambia in apparenza e nulla muta nella sostanza. E dopo Monti ci ritroviamo Casini

altC’è un che di deludente nella malinconica uscita di scena di Mario Monti. Ed anche il rancore con cui accusa i “traditori” ha il sapore della vecchia politica, tutto l’opposto di ciò che il Professore ci aveva promesso di essere, l’opposto di ciò che avevamo sognato Monti potesse essere. E come se i sacrifici a cui ci eravamo apparecchiati, sacrifici durissimi, fossero stati fatti invano, lascia l’amaro in bocca la chiusura così rapida di una stagione che ci era sembrata in grado di consegnare il paese alla serietà. E invece Monti se ne va sbattendo la porta come un qualsiasi democristiano di lungo corso e lo fa politicamente battuto dal più democristiano dei suoi, quel Casini che gli elettori avevano punito senza sconti e a cui invece il lungo corso Parlamentare ha restituito la perduta centralità.

E sta forse proprio in questo l’amarezza che ci allappa la bocca, constatare che in Italia è sempre la stessa storia, tutto cambia in apparenza perché nulla muti nella sostanza e dopo Monti ci ritroviamo Casini, nel più puro stile italiano appunto, l’immutabilità, l’inamovibilità. Fa specie semmai che i tre partiti che compongono la maggioranza siano di fatto già sei, diviso in due il Pdl, diviso in due potenzialmente il Pd, diviso in due di fatto Scelta Civica in barba alla sua giovanissima età. E non è del resto diviso in due anche il Movimento a Cinque Stelle? E poi lo chiamano bipolarismo.

Luigi Galluzzo

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