I partiti tacciono? Meglio il silenzio che le solite bugie

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Il dibattito. Dopo l’articolo “La solitudine del prossimo sindaco” sono emerse idee e proposte. I partiti si tengono fuori, ma anche nella società civile di Racalmuto prevale il silenzio. L’analisi di Gaetano Savatteri: “Oggi si apre per i giovani un’occasione irripetibile”

Fontana dei Nove Cannoli - Foto Alessandro GiudiceSono responsabile di aver lanciato una sorta di provocazione parlando della “solitudine del prossimo sindaco”. Molti hanno compreso che parlavo di una “solitudine” politica, cioè della mancanza – sia nel paese minuscolo che nel Paese con la maiuscola – di un retroterra forte e preciso dietro alla leadership di donne e uomini che si candidano a governare. Sergio Scimè, blogger di “Regalpetra Libera Racalmuto” ha voluto precisare che “un sindaco onesto non sarà mai solo”. E’ un bell’auspicio e una speranza che faccio mie, anche se nutro qualche dubbio, ad esempio pensando alla solitudine nella quale, in un recente passato e anche oggi, sono stati lasciati tanti siciliani onesti.
Le argomentazione del mio articolo sono state riprese e declinate, in vario modo, e con maggiore precisione, da Nino Vassallo, da Salvatore Alfano e da alcuni osservatori anonimi (ma, diamine, abbiamo ancora bisogno dell’anonimato per dire quel che pensiamo?) che hanno valore soprattutto perché riconducibili, sotto il profilo della responsabilità e non sempre della condivisione, agli amministratori del blog “Castrum Racalmuto Domani” che invece hanno nomi e cognomi, e nella specie quelli dello stesso Alfano e di Roberto Salvo.

Quest’ultimo, in particolare, ha avanzato delle ragionevolissime proposte di comportamento etico e morale, rivolte ai partiti, sulla rinuncia dei futuri candidati alle indennità di carica, qualora venissero eletti al termine del periodo di commissariamento. Nelle ore successive, sia Alfano che Ignazio Scimè hanno sottolineato e censurato l’assordante silenzio delle segreterie dei partiti e dei protagonisti della politica locale. In realtà, mi stupisco dello stupore di Alfano e Scimè.

I partiti non possono rispondere per due motivi.

Il primo è di natura tutta interna alle loro stesse dinamiche: nessun partito si farà dettare le condizioni da nessuno – sia questi un blog, un libero pensatore o un giornalista. I meccanismi di reclutamento del personale politico sono prerogativa di ciascun partito che si confronta solo e soltanto con l’elettorato. Per fare un esempio: qualcuno, per assurdo, potrebbe mettere insieme una lista di candidati scelti tra i più farabutti d’Italia e, laddove venisse premiato con il voto, andrebbe ad amministrare. E quel voto, a meno che non sia frutto di illeciti, sarebbe assolutamente legittimo.

La seconda ragione è squisitamente locale. Nella prima tornataFoto Angela Castellano elettorale utile – presumibilmente tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014 – Racalmuto andrà al voto con nuove regole. L’abbassamento della popolazione al di sotto dei diecimila abitanti ha fatto scattare, anche in questo Comune, il maggioritario secco. In altre parole, tra i candidati a sindaco chi prende più voti vince, ottiene la maggioranza (cioè i due terzi del consiglio comunale) e non deve passare dal turno di ballottaggio. Questo annichilisce di colpo la forza dei partiti. Si riducono gli spazi di trattativa, di accordo, d’intesa preventiva e successiva. E allora, spesso, vince chi è più fresco, più agile, più “movimentista”, per così dire. Non è un caso, infatti, che in quasi tutti i paesi regolati da questo sistema, i sindaci siano espressioni di liste civiche, quasi sempre trasversali ai partiti.

Ecco perché i partiti locali restano in silenzio. Sanno che la questione del governo futuro del paese si muove su binari sempre più stretti, sempre meno aperti a margini di manovra clientelare, soprattutto ora che c’è poco da promettere e, semmai, si apre una stagione che imporrà sacrifici a molti cittadini, se non a tutti.

Ma, visto che i partiti non rispondono, perché tacciono anche gli altri? E per altri intendo i nuovi movimenti – civici, politici o di protesta – che tendono o provano ad emergere. Perché tace anche la cosiddetta società civile? (E non mi si venga a dire che la società civile è formata da chi interviene sulla rete dietro anonimato, perché non si è mai vista, in democrazia, una società civile in clandestinità). Perché nessuno accoglie le proposte di Salvo e le fa proprie, non in accordo con i partiti muti, ma semmai in rottura aperta con essi? Qualcuno che dica: se voi restate in silenzio, noi invece parliamo e diciamo cosa vogliamo fare, diciamo cosa chiediamo ai nostri futuri amministratori.

Fontana - Foto Alessandro GiudiceMi sarei aspettato che la smentita concreta a quello che sostenevo nel mio articolo del 15 settembre, quando dicevo che mancano a Racalmuto un ceto emergente o una forza sociale capaci di conquistare e progettare il futuro, venisse da un gruppo (piccolo o grande, strutturato o in corso di definizione, spontaneo o organizzato; insomma, quelle realtà che Malgrado tutto web ha deciso di raccontare nel suo “viaggio nella bella Racalmuto”)) in grado di prendere al volo la palla offerta, non tanto da me, da Alfano, da Salvo o da Scimè, ma dall’irripetibile opportunità offerta da questo passaggio amministrativo, da un momento storico in cui una serie di coincidenze (dal commissariamento alla nuova legge elettorale) fa “tabula rasa” del passato e spalanca porte facili da aprire.

Mi aspettavo – e ancora mi aspetto – di sentire qualcuno che dica: sì, rinunciamo alle future cariche di indennità. Anzi, faremo anche altro: candideremo giovani al massimo trentenni, la metà saranno donne, garantiremo l’ordinaria amministrazione, punteremo sulla rinascita del centro storico, faremo del municipio un palazzo di vetro trasparente. Sarebbe bello sentire qualche voce, qualche voce nuova. E sarebbe importante sentire poche idee, ma chiare e precise che costringano la politica di questo paese – non i partiti, ma la politica nel senso più vasto – a una nuova stagione. Di sentire, invece, cosa dicono i partiti, questi partiti, non interessa molto a nessuno. Ne abbiamo già sentite tante. Anzi, meglio che restino in silenzio.

Gaetano Savatteri

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