I librai indipendenti possono salvarci dall’ignoranza dilagante

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Alfonso Maurizio Iacono ricorda Franco Ferrucci, titolare della storica libreria La Gaia Scienza. Appassionato perché amava i libri, generoso perché  voleva che gli altri li amassero.

Franco Ferrucci

Franco Ferrucci

L’improvvisa morte di Franco Ferrucci, libraio, titolare della Libreria Erasmo e già della ben nota, storica Libreria La Gaia Scienza, ha suscitato una grande emozione a Livorno. Nel dolore per la sua inaspettata scomparsa, la sorpresa nel vedere attraverso il giornale l’affetto e la stima da cui era circondato. Decine di testimonianze di chi lo conosceva bene, dal sindaco Nogarin all’ex sindaco Alessandro Cosimi, da quelli di Buongiorno Livorno a Simone Lenzi, dai gruppi politici agli editori, dalle associazioni ai tanti singoli.

Un uomo che non si mostrava, che non si affacciava molto facilmente ai mass media, che amava porsi, per così dire, lateralmente in un mondo dove ci si affolla per stare in prima fila, dando gomitate e spintoni, un libraio e anche un piccolo editore. Un uomo e i libri, non quelli che scriveva, ma quelli che scrivono gli altri, da esporre sugli scaffali, da far leggere, da far discutere. Libri che contengono idee, libri che vanno controcorrente, libri diversi da quelli facili e ammiccanti, che stanno nei supermercati e nei bar delle autostrade e delle stazioni. Solo un uomo appassionato e generoso poteva fare quello che ha fatto negli anni Franco Ferrucci.

Appassionato perché amava i libri, generoso perché  voleva che gli altri li amassero e riflettessero sulle idee in essi contenuti. Cosa ci faceva un uomo così in un mondo che non legge? Le statistiche che ci raccontano quanto gli italiani leggono, non ci aiutano, perché non ci dicono cosa uno legge. Ora che non c’è più e ci mancherà, ci accorgiamo della sua presenza e sappiamo cosa ci faceva. Lottava perché i libri continuassero non solo ad esistere, ma a rappresentare quel meraviglioso strumento di godimento, di libertà e di critica che può dare senso a una vita autonoma nel vero significato del termine, uno strumento oggi in pericolo non perché non si stampino libri, ma perché se ne stampano molti inutili, ammiccanti al facilese, cioè al desiderio di non fare mai alcuno sforzo e fatica per comprendere e dove il già noto e scontato, quello visto alla TV, viene presentato in modo rassicurante con nuovi, variopinti colori di cui sono rivestite le copertine. E questo serve non solo perché fa mercato, ma anche e soprattutto perché, facendo mercato, tiene le teste, come direbbe Kant, ben vili e ben istupidite.

I libri sono o dovrebbero essere una strana, meravigliosa mescolanza di saperi e idee diverse. Essi stanno lì accatastati e ordinati sugli scaffali, e contengono milioni di parole scritte, ciascuna delle quali evoca  milioni di milioni di parole che sono state dette, che saranno dette, che non sono state ancora scritte e che forse non lo saranno mai. Franco tutto questo lo sapeva, come lo sanno tutti i librai che difendendo la loro indipendenza, si battono l’autonomia di tutti.

Le persone come Franco sono la speranza in un mondo che fondamentalmente disprezza i libri non perché sarebbero obsoleti o superati dagli ebook (anche gli ebook sono libri da leggere), ma perché rappresentano universi che costringono le donne e gli uomini a guardare oltre se stessi non nel tempo del qui e ora, non nell’immediatezza, ma nel legame che faticosamente sussiste tra l’esercizio della memoria e il desiderio di futuro e che oggi è in grande pericolo nella vita quotidiana e nella politica.

Spero che l’affetto da cui è ora circondato nella sua città, nel dolore della sua morte, sia non solo un segnale di tutti coloro che amano i libri, ma anche un  messaggio per qualcosa da difendere ovunque. I librai indipendenti possono salvarci dall’ignoranza dilagante, dalla perdita di stile nei comportamenti, dalla degenerazione nei rapporti umani, dal conformismo di mercato. E’ stato un onore conoscerlo.

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