I frati con la lupara a canne mozze

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Diventa un film la storia dei monaci cappuccini di Mazzarino che negli anni Cinquanta taglieggiarono il paese. Una saga violenta di estorsioni, ferimenti e omicidi ricostruita nella pellicola del regista Salvo Bonaffini. Nel cast di “Pagate fratelli” Luigi Maria Burruano e Tony Sperandeo

 

Tony Sperandeo e Gigi BurruanoIl frate entrò in farmacia. Chiedeva soldi, sotto il saio forse aveva un fucile a canne mozze. Il farmacista, intimorito, spiegò che non aveva a disposizione i soldi che il frate pretendeva. Nella farmacia c’era un bambino, il nipotino del farmacista. Il frate, con un sorriso di ghiaccio, accarezzò la testa del bambino e disse con tono macabro: “Bello questo picciriddu, sembra vivo”. Il farmacista pagò.

La storia dei frati di Mazzarino riempì le cronache dei giornali negli anni Cinquanta. Quattro monaci francescani erano accusati di avere messo in piedi, dal loro convento, una macchina del racket che intimidiva, estorceva denaro e imponeva il pizzo ai possidenti della zona. Prima che i frati venissero individuati e arrestati, una fitta coltre di silenzi e omertà – anche dentro il loro ordine –  aveva protetto i delitti, segnati da attrentati, ferimenti e omicidi.

La vicenda è ora al centro del film di Salvo Bonaffini, regista di Mazzarino che si era già distinto con il lungometraggio “Io esisto”.
Padre Carmelo

“Pagate fratelli” che sarà nelle sale a giorni, racconta la vicenda dei quattro frati del convento dei Cappuccini di Mazzarino – padre Venanzio, padre Agrippino, padre Vittorio e padre Carmelo – che alla fine degli anni ’50 furono processati per atti di violenza, estorsione e omicidi.

Il processo, che calamitò l’attenzione di tutta Italia si concluse con l’assoluzione dei frati perché, si disse, lo “stato di necessità” li aveva resi vittime della mafia.

Successivamente, in appello a Perugia, i giudici condannarono i frati riconoscendoli colpevoli. Bisogna certo immaginare il contesto e la situazione politica del momento per capire quanto possa essere stato difficile, in quegli anni, accettare l’idea che uomini di chiesa fossero alleati e non vittime della mafia.

Ancora oggi, Bonaffini racconta di aver incontrato difficoltà e ostilità in certi apparati cattolici. “Non è un film processo, ma un film denuncia – dice Bonaffini – non dà giudizi, ma dice di non cedere ai ricatti”.

Il film è stato girato in 6 settimane, tra Mazzarino e Villalba. Nel cast molti attori siciliani noti come Tony Sperandeo, Gigi Burruano, Alfredo Li Bassi, ma anche tante facce dei nostri paesi, di Mazzarino, di Canicattì e dell’entroterra siciliano.

Il film sarà presentato in conferenza stampa a Palermo martedì 27 novembre.

Anna Rita Peritore

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