“I bambini che giocano ancora per strada hanno tanto da insegnarci”

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Maria Concetta Armetta è una giovane maestra elementare che insegna al “Capo”, uno dei quartieri più antichi di Palermo. In questa intervista ci racconta la sua esperienza di insegnante in un luogo dove convivono le culture di diversi paesi del Mediterraneo e molti emigranti. Recentemente è uscito il suo primo libro “Punto è…al Capo”.

Maria Concetta Armetta

Incontriamo Maria Concetta Armetta, giovane maestra elementare che insegna al Capo, uno dei quartieri più antichi di Palermo, noto anche per il mercato popolare che vi si tiene. Il Capo è un luogo veramente speciale che si è formato in età musulmana. Un luogo dove convivono le culture di diversi paesi del Mediterraneo e molti emigranti. Al Capo si respira il confine tra il passato e il presente, tra la storia e l’esistenza e si sente l’odore del mare. Proprio da qui nasce il primo libro di Maria Concetta Armetta dal titolo: Punto è… al Capo, il racconto di un luogo specchio dell’anima del mondo. E da qui inizia la nostra intervista

Come sono i bambini del Capo? E’ vero che fanno disegni bellissimi? Cosa ti hanno insegnato?

Credo che i bambini che giocano ancora per strada, che fanno la spesa per la mamma, che aiutano il papà a smontare la bancarella e che accudiscono i fratellini piccoli pur avendo solo dieci anni come la sorella di Cicciuzzo, abbiano tanto da insegnarci…e il disegno è un mezzo di comunicazione incredibile!

Quando hai deciso di fare la maestra?

A 17 anni sono stata chiamata per la mia prima supplenza, proprio dalla mia maestra di scuola elementare, perché c’era il concorso per docenti e le maestre della sua scuola erano tutte impegnate. Ero già diplomata e frequentavo l’anno integrativo. È stato un colpo di fulmine!

Nel tuo libro “Punto è… al Capo”, parli di te, della gente del mercato con la quale condividi giochi, dispiaceri, crude realtà, ma ricevi anche momenti di vita preziosi… 

In realtà è il mio “essere maestra” che mi consente tutto ciò: accostarmi con empatia ai bambini e alle loro famiglie mi consente di vivere, gioire e purtroppo soffrire con loro le vicissitudini della vita.

Tu parli di Federico il pescivendolo, di Peppino u ricuttaru, della signora Pina del banco delle mappine o della vecchia signora Maria dalla voce rauca che vende tappine. Qual è ancora il fascino del mercato del Capo?

È il fascino nostrano dei Palermitani che come su un palcoscenico fanno di ogni azione un “momento teatrale” con le movenze, il tono della voce e con un dialetto che sembra una “melodia”.

Le voci dei venditori che abbannìano ti fanno sempre compagnia anche nei momenti più brutti, hai scritto sul tuo libro. Che significa? 

Spesso con i miei alunni sentiamo abbannìare i venditori dalla nostra classe e ci soffermiamo ad immaginare chi sia, soprattutto quando urlano “Malùra!” perché i clienti scarseggiano. Le loro voci sono per noi e gli abitanti del quartiere, una conferma… nonostante tutto, la vita continua, giorno dopo giorno.

I più poveri accolgono e aiutano i più poveri al Capo?

Qui aggiungerei che proprio gli “ultimi” sono i più generosi, come nel mio libro, Punto, protagonista migrante viene accolto e aiutato dagli abitanti del Capo e poi è proprio Punto a difendere e aiutare il suo amico Cicciuzzo (bambino palermitano) o la benestante signora Iole nei momenti di difficoltà.

Ennio Morricone nel film di Tornatore Baaria ha utilizzato musiche e voci del mercato come colonna sonora della Sicilia…

Credo che a volte i suoni, i colori e i gesti tipicamente siciliani vengano spesso appesantiti da false caricature… basterebbe un piccolo registratore e una sana passeggiata tra i vicoli del mercato per cogliere l’anima dei Palermitani.

Che cos’è la Cultura popolare?

È l’insieme di tutte le Arti che attraverso gli artisti di un luogo creano un’identità ben definita… e non mi riferisco soltanto ad artisti del passato. Vorrei citare ad esempio Ezio Noto e il suo gruppo Disìu che parte dalla cultura popolare più antica e la rende attuale.

In classe

Sono anni che ti batti per il recupero del dialetto. Cosa lega il dialetto ai valori della famiglia. Perchè è così importante non perderlo?

Per non sentire più genitori ammonire i propri figli dicendo che “Dialetto è volgarità” e recuperare i bei “cunti” dei nonni che rappresentano una colonna della nostra cultura popolare. Ecco il legame dialetto – valori  familiari che si è perso.

Il dialetto palermitano è molto teatrale, certe volte rasenta la volgarità. Come lo vivi a scuola?

Dico sempre ai miei alunni che siamo noi a rendere una parola o un gesto volgare, fortunatamente i bambini della scuola primaria non hanno ancora dato questa interpretazione ai termini dialettali. Spesso porto in classe un modo di dire o un proverbio e riflettendo sul suo significato nella vita di oggi, ci accorgiamo di quanta saggezza ci sia dentro il dialetto.

Il poeta di Bagheria Ignazio Buttitta ha scritto la poesia “Lingua e dialettu”, un testo straordinario…

“Un popolo diventa povero e servo quando gli rubano la lingua ricevuta dai padri: è perso per sempre.” Credo che questo verso del grande Buttitta racchiuda in sé più di mille parole e considerazioni, pensa che nel mio blog ha trovato un posto di prestigio proprio nella homepage. Cos’altro aggiungere?

La legge regionale n. 9 del 31 maggio mira a recuperare e rilanciare il dialetto nelle scuole. Cosa ne pensi?

È una legge importante e il Prof. Giovanni Ruffino dell’Istituto Filologico dell’Università di Palermo sta facendo il possibile perché venga attuata nelle classi non come attività folkloristica, ma attraverso iniziative formative ed educative volte all’acquisizione di una rinnovata consapevolezza del proprio passato. Tanto dipenderà dai docenti che attueranno con attività didattiche le Linee guida nelle loro scuole…

Maria Concetta Armetta illustra il Laboratorio “La città dell’accoglienza”

I siciliani hanno la consapevolezza della loro bellezza, della loro cultura, della loro storia millenaria?

Non credo, lo dimostrano col degrado e la mancanza di rispetto per i nostri monumenti, ci sono paesi che pur avendo pochissimo, sono riusciti a rendere la loro “cultura” intesa come beni materiali e immateriali fonte di lavoro per loro e per i propri figli.

Perché nel tuo libro parli di Costituzione Italiana e Dichiarazione dei diritti del fanciullo?

Punto è… al Capo nasce come strumento per accostare i piccoli alunni agli articoli della Costituzione attraverso uno sfondo integratore realistico, ossia il mercato del Capo di Palermo di oggi. Il libro ha oltre la parte narrativa, un’appendice didattica con diverse attività sulla tematica della Cittadinanza e Convivenza civile.

Mi parli del tuo blog

www.puntoealcapo.wordpress.com  è un blog didattico, dunque rivolto ai docenti e agli alunni, all’interno vi sono giochi on line creati da me, video e link utili per spiegare la Costituzione italiana ai bambini e pagine di tradizioni siciliane (es: Leggende di Sicilia). I materiali sono modificabili, scaricabili e stampabili per essere utilizzati in classe.

Il blog di Maria Concetta Armetta

Se dovessi riavvolgere il nastro della tua vita, rifaresti ancora la maestra?

Assolutamente sì, forse non in Italia, dove il ruolo di insegnante non ha una grande considerazione, basta leggere i giornali…

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Ci incontreremo prestissimo in libreria, con una novità… 

 

 

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One Response to “I bambini che giocano ancora per strada hanno tanto da insegnarci”

  1. Rosa Cutrera Rispondi

    08/11/2018 a 17:34

    Penso che è una maestra speciale ,ha un grande carisma, amore per l insegnamento e per i bambini. Il suo libro ne è l esempio. Non fa distinzione fra povero, ricco,educato e non,condivide il suo sapere senza risparmiarsi. Che dire di più? È adorabile preparata e molto stimata da chi la conosce. E perché non dire anche che ha classe, stile eleganza e simpatia. Insomma una bella maestra.

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