Guagliano: le due strade per la vittoria

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Il componente del direttivo del Pd, in una lettera inviata al nostro giornale, difende la scelta della “grande coalizione”.

Giuseppe Guagliano

Giuseppe Guagliano

Giuseppe Guagliano, sinora una delle voci critiche all’interno del Pd sulla candidatura di Emilio Messana e sulla coalizione che dovrà sostenerlo, dopo le uscite pubbliche di Enzo Sardo e Carmelo Borsellino, rivendica il primato della politica rispetto ai personalismi ed alle liste fai da te.  Di seguito il testo integrale della lettera.

Due sono le strade percorribili per tentare di arrivare alla Sindacatura in una cittadina come Racalmuto.

Quella di dismettere i tanti vestiti politici indossati per decenni  recitando la parte degli indignati contro quel sistema di partiti da cui hanno attinto a piene mani, e verso il quale non esiteranno a tornare se eletti, ovviamente offrendosi al migliore acquirente. Per qualcuno la Sindacatura è diventata una vera e propria ossessione, sul cui altare tutto può essere sacrificato, amicizia, morale, etica e financo la ragione.

C’è poi la strada democratica  seguita da gruppi e partiti politici, realmente rappresentativi della comunità, che dopo aver delineato alcuni punti programmatici di convergenza, decidono volontariamente e consapevolmente di aprire un tavolo di discussione, ragionamento, confronto a volte anche scontro dal quale dovranno  scaturire  programmi uomini e donne funzionali e rappresentativi  del  comune sentire. Molti protagonisti di questa tornata elettorale, fautori del pensiero unico (il loro), non riescono a  nascondere un’imbarazzante coda di paglia.

Vogliono far passare il percorso democratico (forse eccessivamente travagliato) del PD e della Coalizione per incapacità decisionale e quindi la forza per debolezza; sanno di mentire a loro stessi e al paese, tentano  di nascondere l’inconsistenza e le difficoltà legate essenzialmente al distacco atavico dai problemi quotidiani, impegnati come sono a privilegiare sempre i loro interessi. Si ricordano del paese, della gente qualche mese prima delle elezioni e scendono in campo dispensando giudizi e distribuendo patenti morali.

In realtà solo la buona politica può correggere i guasti provocati dal qualunquismo  che ha imperversato in questi anni a Racalmuto. Molti protagonisti di quella stagione chiusa nel peggiore dei modi con lo scioglimento, protetti dall’aureola della società civile, sono presenti, oggi, nelle liste dei nuovi “moralizzatori”. Recitano ruoli che spaziano dal semplice sostenitore, al potenziale professionista incaricato, dall’aspirante consigliere, all’assessore per arrivare al vertice politico, ovvero al sindaco.

E’ un fatto di grande rilevanza politica e sociale che un  partito di governo, Regionale e Nazionale, qual è il PD, a Racalmuto abbia trovato nell’onda Renziana le giuste motivazioni per diventare baricentro  e punto di riferimento politico; e che da tale consapevolezza sia nata la volontà e la possibilità  di condurre delle importanti battaglie in favore della comunità che ne hanno legittimato il ruolo.

Al PD si è avvicinata  molta gente rappresentativa delle diverse componenti sociali. Uomini e donne che in questi anni, operando all’interno di associazioni, comitati cittadini, e movimenti vari  non sono stati semplici spettatori al cospetto di quanto è successo nel nostro paese.

Altro discorso va fatto relativamente alle altre proposte politiche; raccogliticce ed estemporanee, nate attorno a singole persone per motivazioni, spesso, legate ed ambizioni personali che non riescono a proporre delle soluzioni programmatiche accettabili e credibili e che sanno tanto di ipocrisia e opportunismo. E’ evidente che in questo momento solo il PD e la coalizione che attorno ad esso si è sviluppata, può organizzare un programma di soluzioni credibili e praticabili per affrontare i gravi problemi che affliggono Racalmuto.

Ed è propedeutico a questo ragionamento il percorso di rinnovamento che il Partito e la Coalizione stanno portando avanti, senza gli estremismi e le radicalizzazioni di alcuni e le ammucchiate di altri. L’invito che voglio fare agli elettori, è quello di valutare con la propria testa le varie proposte politiche, mettendo sui piatti della bilancia  i pro e i contro di ognuno. Al netto di luoghi comuni e congetture, a mio parere la cosa più importante è capire chi può mettere in campo gli strumenti più efficaci per affrontare i problemi del paese.

Tutto il resto è solo propaganda.

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One Response to Guagliano: le due strade per la vittoria

  1. calogero taverna Rispondi

    16 aprile 2014 a 22:22

    Un volta tanto sono toto corde d’accordo con Guagliano (meno la stecca per Renzi). Forse perché credo di averle già scritte con termini desueti e antiquati, da accademia dei lincei. Solo che magcomunista: centralismo democratico. Si è scelto il non renziano Emilio Messana invece che il loquace Renzi ora mi affiderei al vecchio codice magcomunista: centralismo democratico: allora a lui le scelte conseguenziali. Io suggerirei i tre che si erano offerti a rimetterci la faccia per le primarie avrebbero diritto di entrare in squadra magari per il primo anno e concedere dopo per rotazione a chi ha dimostrato di saperci fare meglio. Il quarto uomo andrebbe scelto tra il perito minerario Francesco Marchese, anche per rispettare la gloriosa Margherita, o il dottore Salvatore Sardo che apporterebbe contributi di esperienza e saggezza irrinunciabile o il ragionier Collura, in rappresentanza del secondo grosso partito di questa che considero una necessaria Intesa (cosa ben diversa dai chiassosi inciuci peraltro sotto osservazione del D.G. di A.E o di certa grintosa antimafia agrigentina) Quanto alla composizione della lista dei consiglieri, semplifichiamo: tre al partito di Alfano più una donna, due più una all’ex UDC e uno più una al PSI. Ma non dovrebbe essere qui che si deve giudicare la partita, la nostra cultura politica contro l’incultura dell’antipolitica.Lasciamogli il poetico vezzo ai programmi sonori quanto vacui alle promesse esilaranti, e produciamo il nostro “progetto industriale”. Eccone i punti: subito l’autotulela che riparì alle iniquità di Tarsu Tirsi e o come diavolo si vuol chiamare (pronto a fornire tutta una argomentazione giuridico-amministrativa penale); giusta mercede ai 220 dipendenti del Comune comunque li si inquadri (disponiamo della formula Emilio Messana, geniale). Emersione dei 15 milioni di sopravvenienze attive, prontamente monetizzabili con sapienti operazioni di sconto bancario trattandosi di crediti certi liquidi ed esigibili (e credo 50 anni di esperienza per affermarlo con cognizione di causa)-. Quindi avvio delle salvifiche municipalizzate per lo sfruttamento delle nostre risorse minerarie (alabastro),idriche per irrigazioni (Zaccanello e dintorni) delle nostre distese incolte pur quelle della Forestale magari per impianti melograneti che l’ambasciata israeliana (già da me interpellata) sarebbe ben disposta ad impiantare.

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