Grotte, storia di sessant’anni di vita politica locale | Foto Gallery

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Le elevate figure dei due capistorici della DC e del PCI, Antonio Lauricella e Salvatore Carlisi. E tutti gli altri sindaci che, dal 1956 ad oggi, hanno amministrato il paese. La classe politica dirigente di Grotte è riuscita, spesso, ad anticipare scelte, che si sono rivelate nevralgiche per la politica e per la stessa storia italiana.

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Correva l'anno 1961. Il sindaco Salvatore Arnone con il comandante la stazione Carabinieri e gli assessori Giovanni Infantino e Giuseppe Palermo

Correva l’anno 1961. Il sindaco Salvatore Arnone con il comandante la stazione Carabinieri e gli assessori Giovanni Infantino e Giuseppe Palermo.

La  celebrazione dei settant’anni della repubblica ci invita ad una  riflessione su quella che il prof. Antonio Cimino, primo sindaco di Grotte ad essere eletto direttamente dai cittadini, mutuando la lezione di Sciascia, con passione e competenza, definiva la microstoria, cioe’ la storia altra, la rievocazione di fatti e situazioni che nel passato hanno coinvolto le piccole comunità, scandendo le quotidiane vicissitudini, le angosciose lotte per la sopravvivenza. La rievocazione dei piccoli eventi, che rappresentano la memoria storica dei cittadini.

La microstoria, che ci sussurra degli oltraggi subiti e delle illusioni di una comunità, animata da resistenza ed entusiasmo, che vede mescolarsi nei piccoli drammi di sciasciana memoria, il  folle e speranzoso riso della rivalsa alla imperterrita e abissale discesa nelle tenebre della disperazione e della rassegnazione. Grotte, come altre realtà comunali, ha convissuto con l’incertezza, ma ha trovato il riscatto ed è riuscita a edificare la speranza, nonostante le impervie insidie disseminate nel suo cammino storico.

La classe politica dirigente di Grotte è riuscita, spesso, ad anticipare scelte, che si sono rivelate nevralgiche per la politica e per la stessa storia italiana. In questo senso, ha ragione il sindaco Paolino Fantauzzo, che ha, in un recente convegno sui 60 anni di vita politica a Grotte, dal 1956 ad oggi, organizzato dal Comune e dalla Proloco Herbessus. parlato di Grotte come di un comune antesignano nelle strategie, nei programmi e nelle alleanze, le quali, poi, sono diventate sperimentazioni o consolidate soluzioni politiche in campo nazionale.

Parlare di politica in questo comune, vuol dire, intanto, ricordare le elevate figure dei due capistorici della DC e del PCI, Antonio Lauricella e Salvatore Carlisi. Diversi per carattere ( serio ed altero il primo, brillante ed ironico il secondo), estrazione culturale e sociale , per il modo di concepire i rapporti all’interno degli stessi partiti di appartenenza e nella società, ma sicuramente simili per la capacità carismatica di aggregare e guidare in asperrime battaglie elettoriali, in epocali contrapposizioni politiche locali. Provoca tenerezza  pensare che tra i due, nonostante le diatribe costanti, sia sorta una sincera amicizia, fondata sul rispetto e sulla stima reciproci. Ancora ricordiamo con commozione  il momento struggente,  in cui un Lauricella sofferente, veniva faticosamente accompagnato a rendere omaggio al feretro del suo storico avversario, nel giorno del  funerale.  Carlisi fu sindaco di una coalizione di sinistra che si impose alle elezioni del 1952 e del 1956, mentre Lauricella guido’ il paese nel 1964 con il primo centro sinistra, che succedeva ad una giunta centrista guidata da Salvatore Arnone, e successivamente, nel 1984, con una coalizione centrista. Se con Carlisi si ebbe la realizzazione concreta del riscatto dei lavoratori che, scardinando le vecchie consorterie al potere, imponevano finalmente i propri rappresentanti alla guida del comune ed avviavano un programma di emancipazione sociale e culturale; con Lauricella si ebbe la sistemazione e ristrutturazione delle vie interne ed esterne del paese e, quindi, la rinascita urbana

Diversi per carattere ( serio ed altero il primo, brillante ed ironico il secondo), estrazione culturale e sociale, per il modo di concepire i rapporti all’interno degli stessi partiti di appartenenza e nella società, ma sicuramente simili per la capacità carismatica di aggregare e guidare in asperrime battaglie elettoriali, in epocali contrapposizioni politiche locali. Provoca tenerezza pensare che tra i due, nonostante le diatribe costanti, sia sorta una sincera amicizia, fondata sul rispetto e sulla stima reciproci. Ancora ricordiamo con commozione il momento struggente, in cui un Lauricella sofferente, veniva faticosamente accompagnato a rendere omaggio al feretro del suo storico avversario, nel giorno del  funerale.

Ma, Grotte rivide il ritorno della sinistra con Antonio Morreale nel 1973. Nel ’75 e nel 1977 ritorno’ l’aggregazione centrista e di centro sinistra, con Domenico Morreale e Gaetano Di Liberto. Nella stagione ’78 si affermo’ la prima formula di solidarità nazionale, che con Michele di Mino adottò il primo piano di fabbricazione, anticipando altri comuni. Il ’79 vide la riconferma di un alleanza di sinistra PCI- PSI- PSDI con sindaco Pietro Agnello. Furono gli anni di un forte risveglio culturale, con le cosidette “Iniziative Grottesi”, coordinate dall’istancabile assessore Antonio Zucchetto, e, successivamente, di impegno civile con lotte per il poliambulatorio e le rivendicazioni a favore degli edili. Ad Agnello successe alla guida della stessa coalizone l’effervescente Filippo Giambra che tenne a battesimo la prima edizione del premio Racalmare.

La fine di quella esperienza coincideva con l’ascesa del primo e, finora, unico sindaco donna: l’energica ed autorevole Stella Castiglione, esponente di un piccolo e combattivo PSDI, guidato da Salvatore Caltagirone. Ma Grotte sperimenta, dopo la sinistra di Gandolfo Mazzarisi, preceduta dalla breve sindacatura di Enzo Calì, anche il compromesso storico, che precedeva analoghi esperimenti in Sicilia, verso la fine degli anni ottanta, con Salvatore Castrogiovanni e DecioTerrana.  Successivamente, la riproposizione di un centro sinistra di ispirazione pentapartitica con Antonio Carlisi, figura di grande riferiento nel panorama politico locale.

Nel ’93 inizia la sequenza di sindaci eletti direttamente dagli elettori. Ecco la volta di Antonio Cimino e successivamente di Antonio Carlisi. Si assiste al  repentino sfaldamento dei partiti e al prevalere della logica politica trarversale ed individualistica, che culmina nella costituzione di liste civiche di vario e eterogeneo orientamento. Dopo la pausa commissariale viene eletto Giacomo Orlando e poi Paolo Pilato, fino ad arrivare ai giorni nostri con elezione dell’attuale sindaco in carica Paolino Fantauzzo.

Riteniamo riduttivo stigmatizzare la storia politica di Grotte solamente attraverso la citazione dei sindaci che si sono avvicendati al potere. Come afferma Salvatore Bellavia, la politica di Grotte è stata impegno costante e slancio generoso di diversi cittadini, che non sono neanche approdati al palazzo di città, ma che con umiltà e generosità hanno dato costantemente il loro contributo affinchè il paese traesse beneficio da scelte e soluzioni proposte, sia nel campo amministrativo e tecnico che in quello culturale e sociale. Si tratta delle decine di militanti, di simpatizzanti che hanno animato le iniziative politiche ed elettorali, che hanno realizzato con scrupolo e dedizione i momenti salienti del confronto e dello scontro partitico, riuscendo con maturità a smussare i contorni aspri di conflitti, che culminavano in aperte tensioni. Questo ha sempre deposto a sostegno della  consapevolezza della società grottese verso il valore preminente della convivenza civile e del libero dibattito democratico, prediligendo la concreta importanza da attribuire alle cose da realizzare nell’interesse di tutti, per la costituzione di un patrimonio storico ed ideale condiviso.

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