Grotte, scoppia la polemica sul “caso” Bennici

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Salvatore Bellavia, uno degli autori della biografia dell’illustre personaggio grottese, contesta quanto scritto da Armando Caltagirone a proposito dell’Affare Kubinsky e afferma: “Bennici non c’entra“.

Da sinistra: Salvatore Bellavia e Armando Caltagirone

Questo settembre resterà nella mia memoria come il mese delle scoperte e delle sorprese. Come accade quasi sempre quando la cronaca, con il passare degli anni, diventa storia, i fatti che sembravano cristallizzati nel tempo in cui erano  accaduti, quando ad occuparsi di essi sono gli studiosi, gli storici, i “topi di biblioteca”  subiscono come una mutazione genetica: le certezze diventano dubbi e i protagonisti di quelle vicende vengono a noi vestiti di tante e diverse personalità, come a volerci confondere.

Caso in fonte.

Leggo su Malgrado tutto un bella ed interessante lettera di Armando Caltagirone, nella quale ha riesumato il cosiddetto “Affare Kubinsky ”: una storia  d’ingegneria finanziario-bancaria che al suo ideatore, Pino Bennici, ha fatto guadagnare onori e prebende dal regime fascista.

A metà degli anni Sessanta un giornalista di fatti economici venne a conoscenza, molto per caso, di  quello che, in sostanza, altro non fu che un imbroglio economico – finanziario oscuro e delinquenziale. Non convinto di quanto narravano le stringate e omissive cronache del tempo, le cui finalità erano intese ad esaltare lo spirito e l’ingegno italico, qualità queste, vere o false che fossero, molto apprezzate ed esaltate dal regime fascista, volle approfondire la conoscenza dei fatti e dei protagonisti di quel fattaccio.

Delle sue ricerche ne fece molti articoli il cui contenuto non passò inosservato: quelle vicende che sembravano sepolte e dimenticate riemersero alla vita creando fibrillazioni ed incubi  nel mondo sia politico sia finanziario. Il Parlamento si vide costretto ad istituire una commissione d’inchiesta. Gli esiti di quell’inchiesta trasfusa in atti, secondo Armando Caltagirone, sono, ancora oggi reperibili negli archivi del parlamento.

La ricostruzione dell’Affare che ne fa l’autore della lettera può ritenersi puntuale e fedele, salvo che nell’individuazione dell’autore dell’ “Affare…” : non è Pino Bennici.

Per ricostruire come e quando ho appreso dell’esistenza di questo caso devo affidarmi ad alcuni brandelli di memoria resi  ormai dal  tempo trascorso sottili e fragili come le tele tessuti dai piccoli ragni.

Kubinsky? Kubinsky!

Di primo acchitto ho pensato al titolo di un testo teatrale, in forma di pochade, di Ladislao Fodor, commedia che avevo letto in gioventù ; ma poi, riflettendo su quanto ha scritto Armando, ho sollevato un’altra zolla della mia memoria e ho rivissuto i momenti  e le circostanze che mi hanno fatto conoscere l’esistenza dell’affare Kubinsky.

Un pomeriggio di tanti anni fa, mi recai al Circolo di Cultura, per incontrare i soliti amici e dare un’occhiata ai giornali. Entrando trovai la cosiddetta sala di lettura insolitamente affollata: il giovane Antonio Cimino leggeva ad alta voce un articolo che l’attenzione che tutti vi prestavano, suscitò in me interesse e curiosità.

Si raccontava in quell’articolo di come, nel 1927, due anni prima che scoppiasse la grande depressione in America e per effetto dominò in tutto l’occidente, alcuni ingegnosi delinquenti erano riusciti ad operare nelle Borse degli U.S.A. e di come con diabolici artifici avevano portato al tracollo i titoli di molte società e di parecchie banche e avevano distrutto l’economia di moltissime  famiglie oltre che in America anche in Europa.

Spesso la lettura, che con voce stentòrea Cimino faceva, veniva interrotta da vivaci ed  entusiastici commenti da Beniamino, noto e temuto cleptomane con radicata vocazione all’imbroglio: negli occhi gli si leggeva come un rimpianto di non aver fatto parte di quella congrega di truffatori che  aveva operato tanti anni prima che  lui  nascesse: per la delizia della famiglia e degli amici.

L’ F.B.I. chiamò “Affare Kubinsky”, anche se con il contenuto dell’omonima commedia nulla aveva a che fare, l’indagine tesa ad individuare i componenti di quella rete di truffatori.

Finita la lettura cominciarono i commenti, e ad un certo punto sentii Beniamino che Diceva: – Questo Pino Bennici doveva essere dotato da un’intelligenza fuori dal comune se è riuscito, in un paese straniero, ad organizzare una magnifica truffa, una truffa da antologia.

Nel sentire quel nome mi si bloccò il respiro. Precipitosamente uscii dal circolo e mentre mi avviavo verso il caffè Infantino (Muzzuni) per andare a bere qualcosa sentivo la delusione invadermi e rendermi triste: un grande musicista amico di Ray Charles, un  grande fotografo amico di Capa era anche un delinquente? Non riuscivo né a crederci, né a farmene una ragione; tanto che decisi di tornare nel sodalizio per leggere quell’articolo.

Fortunatamente nella sala di lettura non c’era nessuno e il giornale giaceva abbandonato e squinternato sul tavolo. Cominciai a leggere, ad un tratto il nervosismo di cui ero pervaso cedette il passo alla serenità e alla gioia. Le mie imbronciate labbra si aprirono ad un largo e fresco sorriso: l’ideatore dell’Affare Kubinski era siciliano sì , ma non era il grottese Pino Bennici. Il nome dell’ideatore ed esecutore, assieme a tanti altri della catastrofe finanziaria era Bino  Binnici, e le sue radici affondavano in  quello di Valguarnera-Caropepe.

Quindi possiamo ben dire che, come la martogliana Milla Milord, Bino Binnici carrapipanu era!

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2 Responses to Grotte, scoppia la polemica sul “caso” Bennici

  1. gigi restivo

    gigi restivo Rispondi

    19/09/2018 a 14:59

    Caro Direttore,
    apprezzo lo sforzo di memoria di Salvatore Bellavia ma, in attesa di approfondire la questione, ho l’impressione che le rispettive professioni di entrambi, Bellavia e Caltagirone, nell’ambito del settore pubblico più odiato dagli italiani, facciano velo alla chiarezza, alla verità ed dunque alla giustizia.

    Il ricordo di Bellavia è fallace, forse a causa della veneranda età: i Bennici di Valguarnera e dell’ennese sono ottimi produttori di vino da 5 generazionicon bottega ancora esistente sul corso principale di Caropepe e nulla hanno avuto a che fare con l’affaire Kubinsky

    Gli archivi di Ellis Island di New York sugli immigrati siciliani sbarcati in America e quelli, desecretati dell’FBI, faranno chiarezza su questo svarione.

    Ci vorrà solo un pò di tempo.

    Gigi Restivo

  2. SALVATORE BELLAVIA Rispondi

    20/09/2018 a 8:54

    Caro amico Gigi, da quello che scrivi e come lo scrivi si capisce che del mio scritto hai fatto una veloce e distratta lettura.
    Io ho sentito il dovere di chiarire che il nome esatto del protagonista dell’Affare Kubinsky è BINO BINNICI di Valguarnera e non PINO BENNICI di Grotte.
    Circa la mia ” veneranda età ” sulla quale ironizzi, mi piace ricordarti che sono di dieci anni più giovane di te.
    Mi riesce difficile capire la tua tesi, elaborata da una mente causidica per professione, con la quale sostieni che da una famiglia devota a Bacco non possa essere uscito fuori un truffatore finanziario.
    Con affetto ed immutata stima.
    Salvatore Bellavia

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