Grotte e Racalmuto insieme? Cetto La Qualunque: “cch’iu PIL pi tutti”!

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Il Dott. Armando Caltagirone, grottese, dirigente dell’Agenzia delle Entrate, interviene nel dibattito sull’unificazione dei due paesi. ” La politica deve riappropriarsi del proprio ruolo..” E opinando il celebre personaggio di Antonio Albanese…”

Nel nostro fotomontaggio i due paesi e l’attore Antonio Albanese nei panni di Cetto La Qualunque, suo celebre personaggio. 

Leggendo l’invito, che a tratti assume i contorni di un accorato appello, rivolto dal dott. Bongiorno al neo Sindaco di Grotte Alfonso Provvidenza, finalizzato ad affrontare il tema dell’unificazione dei comuni di Grotte e Racalmuto, mi viene intanto spontaneo affermare, non me ne voglia Bongiorno, che la risposta al suo invito dovrebbe, il condizionale è d’obbligo, essere scontata, avendo il destinatario, risposto a precisa domanda del direttore Terrana in occasione dell’incontro-confronto tra i candidati a Sindaco.

In quella occasione il candidato Provvidenza, oggi neo Sindaco, in risposta alla precisa domanda sugli aspetti futuristici, sulla possibile unificazione tra i due comuni, ha inteso, con dotta disquisizione giuridica sui termini unificazione e unione, prendere le distanze da future unificazioni e/o fusioni, mentre ha mostrato interesse all’unione limitata ad alcuni servizi.

Sempre in quell’occasione, commentando, nell’immediatezza, l’incontro, esternavo a Terrana che la sua rappresentazione catastrofica sul futuro dei piccoli comuni era figlia legittima del PIL.

Qualcuno si chiederà  quale possa essere il collegamento tra l’unione e/o unificazione tra Grotte e Racalmuto e il PIL. Per chi conosce il termine PIL come acronimo di Prodotto Interno Lordo che non è un fatto escrementizio, ma indicatore che misura il valore complessivo dei beni e dei servizi finali prodotti all’interno di un Paese, rapportato ad un arco temporale che normalmente coincide con l’anno solare, destinati al consumo finale, sicuramente nessuno.

Una analisi più scientifica dell’indicatore in rassegna giustifica il collegamento. Il PIL indica quanto viene prodotto, ma non indica se ciò che viene prodotto serve effettivamente, se viene consumato, il prodotto o servizio, per necessità oppure è frutto di bisogni immaginari creati dal sistema dei media. L’indicatore misura la ricchezza in funzione di ciò che si produce, ma sicuramente non misura la quantità e la qualità del patrimonio immateriale riferito alla creazione intellettuale o alla ricchezza delle relazioni interpersonali.

Armando Caltagirone

Il concetto che precede è stato brillantemente espresso 50 anni fa da Robert Kennedy che val la pena di riportare, risultando più che mai attuale:

«Con troppa insistenza e troppo a lungo, sembra che abbiamo rinunciato alla eccellenza personale e ai valori della comunità, in favore del mero accumulo di beni terreni. Il nostro Pil ha superato 800 miliardi di dollari l’anno, ma quel PIL – se giudichiamo gli USA in base ad esso – comprende anche l’inquinamento dell’aria, la pubblicità per le sigarette e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine settimana.

Il Pil mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende il fucile di Whitman e il coltello di Speck, ed i programmi televisivi che esaltano la violenza al fine di vendere giocattoli ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Comprende le auto blindate della polizia per fronteggiare le rivolte urbane.

Il Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori famigliari o l’intelligenza del nostro dibattere. Il Pil non misura né la nostra arguzia, né il nostro coraggio, né la nostra saggezza, né la nostra conoscenza, né la nostra compassione, né la devozione al nostro Paese. Misura tutto, in poche parole, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani».

Quale commento se non l’invito alla politica di riappropriarsi del proprio ruolo, avendo essa abdicato alle logica di mercato e per esso del PIL. Diversamente opinando possiamo concludere con l’Onorevole Cetto Laqualunque: “cch’iu PIL pi tutti”!

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One Response to Grotte e Racalmuto insieme? Cetto La Qualunque: “cch’iu PIL pi tutti”!

  1. Giuseppe Figliola Rispondi

    20/06/2018 a 14:32

    Mah! Potrei dirmi perplesso invece devo proprio definirmi dissenziente. Il tema “Unificazione Grotte-Racalmuto” sta assumendo dei toni… grotteschi! Ormai sembra di competenza di “Superdirettorimegagalattici”, al di là di quale sia il loro pensiero in merito, mentre si vorrebbe la popolazione desistere dal dibattito. Anzi, sembrerebbe che, con un “si” o con un “no” abbia già esaurito il suo ruolo. Al limite, con una presenza alle relative feste patronali, potrà fare sentire la propria presenza adeguatamente amplificata dai “social”. Ebbene, io penso che il grottese verace, così come il racalmutese verace, non avranno timore di respingere questo tentativo di “acchiapparefondiregionali” messi a disposizione da… noi stessi in cambio dell’annichilimento di due distinte entità culturali. Siete d’accordo, “si” o “se”?

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