Grotte, la Scuola si interroga su come prevenire il disagio degli adolescenti

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Al via un progetto che coinvolge un team di esperti, docenti, studenti e i loro genitori.

Il Disagio adolescenziale, come prevenirlo, affrontarlo, alleviarlo. Questo in sintesi il tema dell’incontro rivolto ai genitori degli studenti delle classi V della scuola primaria e I e II della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo “Roncalli” di Grotte.

Primo di una serie di appuntamenti dedicati al Progetto di Educazione degli Adulti, promosso dalla Preside Anna Gangarossa, per l’importanza del tema e l’impatto educativo, l’incontro ha visto la presenza di un team di esperti in materia, la dottoressa Carmela Dulcetta, il dottor Calogero Magro e il dottore Calogero Smeraldi, che da tempo collaborano attivamente con le scuole del territorio.

“La nostra scuola – spiega Matilde Troisi, referente del progetto- ha programmato una serie di incontri di formazione rivolti agli adulti che hanno visto il coinvolgimento di esperti esterni specializzati in temi legati al disagio giovanile come il bullismo e il cyberbullismo, il suicidio, le dipendenze, l’anoressia e la bulimia, i disturbi specifici dell’apprendimento. Si tratta di piccoli e grandi problemi che possono presentarsi durante lo sviluppo evolutivo e su cui genitori e docenti dovrebbero confrontarsi per condividere strategie comuni”.

E sulla necessità di attivare percorsi di formazione rivolti agli adulti Calogero Magro, neuropsichiatra infantile dice: “Le campagne di informazione, formazione e prevenzione non vanno attivate solo con i genitori dei bambini della scuola dell’Infanzia, dove un lavoro costante può aiutare a prevenire alcune forme di disagio, ma anche con i genitori degli studenti della scuola secondaria di primo grado. Questo perché il cervello di un preadolescente è un cervello ancora immaturo, non nella volumetria ma nella qualità. Si tratta di un cervello plastico che ha bisogno di essere modellato, che viene influenzato dagli stimoli che riceverà dall’esterno”.

È in questa fase dello sviluppo evolutivo nella quale si innesca il fenomeno del pruning, una sorta di potatura, di sfoltimento delle connessioni cerebrali delle aree che non sono state stimolate dall’ambiente esterno. Il cervello si libera, in pratica, di connessioni inutili, che non servono. Un bambino che non viene stimolato e non ha contatti con l’esterno non cresce perché i collegamenti tra le aree cerebrali non si sviluppano. “Tutto questo ci fa comprendere – sottolinea il dottore Magro- come la produzione di relazioni risulti necessaria per la crescita e lo sviluppo del bambino”.

Ed ancora risulta importante a questa età l’influenza della dopamina, un neurotrasmettitore che regola anche l’umore. La cioccolata e l’alcol, per esempio, aumentano i livelli di dopamina determinando un senso di benessere. Tuttavia si tratta di sostanze che creano dipendenza ed è proprio per questo che alcuni studiosi ritengono che la nascita della dipendenza cominci a questa età, dall’aver sperimentato il benessere che viene dal consumo.
Tema caldo, caldissimo quello delle dipendenze, diffuse anche tra i preadolescenti.

“Bisogna stare sempre attenti ai comportamenti dei nostri figli, – conclude Magro- non essere mai certi che sia tutto normale, che sia tutto a posto. Non dobbiamo mai abbassare la guardia. Occorre vigilare anche sull’uso della tecnologia perché spesso noi genitori siamo gli unici a non sapere ciò che i nostri figli, attraverso i social, condividono col mondo intero”.

Carmela Dulcetta e Calogero Magro

Così, mentre da un lato i preadolescenti devono essere spinti ad alimentare relazioni sociali reali, dall’altro nasce una maggiore necessità di controllo nei loro confronti, che sino all’età di nove o dieci anni risulta naturale, perché i genitori sono ancora considerati indispensabili dai propri figli, sono ancora considerati degli eroi capaci di risolvere qualunque problema. Ad un certo punto, però, questi bambini cominciano a mostrare i primi segni di autonomia, cominciano a staccarsi, entrano nel periodo della preadolescenza, manifestando uno stato di confusione mentale: non si riconoscono più. Il loro cervello, la loro maturità mentale non accompagna la crescita fisica. Allora cosa deve fare la famiglia?

“Bisogna stabilire un ordine educativo – spiega la dottoressa Carmela Dulcetta– Bisogna fare capire ai bambini, ora preadolescenti, che devono imparare a mettere ordine nelle loro cose. Si può iniziare con la propria camera, i vestiti, i libri, i giochi. Bisogna abituarli all’autonomia e a rispettare i propri spazi e quelli altrui. In sintesi dobbiamo insegnare loro delle regole, abituarli ad avere un comportamento che sia basato sul rispetto delle regole. Essere ragazzi sani non vuol dire solo stare bene di salute, ma saper gestire la propria personalità in funzione di se stessi e degli altri, sia a casa sia fuori casa”.

Quali altri strumenti ha un genitore a disposizione per poter favorire l’acquisizione dell’autonomia senza esporre il proprio figlio a rischi come l’alcol, la droga, il sesso, a dipendenza da cibo e gioco?

“Il dialogo – continua la dottoressa  Dulcetta in questa fase dell’età evolutiva risulta indispensabile. Bisogna fare parlare i figli, far raccontare ciò che fanno, con chi stanno. Bisogna dimostrare di avere tempo a loro disposizione per ascoltarli. Bisogna dimostrare che come genitori noi ci siamo”.

A conclusione dell’incontro, la dottoressa Dulcetta ha voluto lasciare ai genitori dei piccoli suggerimenti per alimentare il dialogo e l’osservanza delle regole.
“Anche se sembra scontato, la prima cosa da fare è mettersi a tavola insieme, purtroppo non sempre si riesce a farlo. Poi spegnere i cellulari ed infine la tv”.

Forse il silenzio assordante potrebbe produrre effetti miracolosi. I nostri ragazzi potrebbero iniziare a parlare.

 

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