Grillo strategy, le nuove politiche a Cinque Stelle

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Il leader ha capito che l’eterno italiano che è in noi non ama le rivoluzioni. Al massimo le urla e le minacce a parole.

Beppe Grillo

Da quell’animale da palcoscenico che è Grillo fiuta sempre il suo pubblico, ne percepisce in istantanea gli umori, li interpreta, li ingurgita, li fa suoi. Ecco perché il Grillo di lotta ora è diventato un poco, poco, pochissimo, anche di Governo, nel senso che ha dato l’ok ai suoi, l’autorizzazione a parlare con Renzi, sia pur solo per le riforme elettorali.

Un incontro quello di lunedi sull’Italicum che sembra privo di reali prospettive, le distanze restano incolmabili, le volontà distanti. L’accordo, se vero accordo è, resta con Silvio Berlusconi. Ma Grillo in questa fase ha capito che l’eterno italiano che è in noi non ama  le rivoluzioni. Al massimo le urla, a parole le  minacce, ma quando si tratta di battersi, di solito, tira il petto in dentro. Ha provato con la spallata, la spallata non c’è stata, gli italiani vogliono la tranquillità.

Fu così anche alla fine della guerra, sembrava il nostro un Paese diviso in due, con i comunisti pronti a prendersi almeno mezza penisola, invece prevalse la Democrazia Cristiana, quanto di più mezzo che c’è. Non solo per le pesanti interferenze americane, ma probabilmente per quella cifra scritta nel nostro dna, l’accomodamento al posto della rivoluzione.

Questo è il paese dove tutto non si aggiusta, ma si arrangia.  Grillo che lo sa, ha capito che fallita la spallata, il rapido blitz, serve la manovra di logoramento, l’astuzia continua. Sa bene che ora è il momento di Renzi, il grande affabulatore, il tranquillizzatore. Tutti con Renzi per ora, come lo sono stati altre volte con altri leader. Pronti a mollarlo, a tirarne giù le insegne, quando e se, il progetto promesso fallirà.

È già successo, succederà ancora. In questo scenario non sorprende neanche Berlusconi. La sua stella è  al tramonto, lo sa e per questo sta cercando di ritirare ordinatamente le truppe negli accampamenti. Capisce che ne perderà pezzi per strada. Ma quel che importa all’ex Premier è conservare gli assetti fondamentali del suo impero, forse con una carta segreta, il lancio della Pascale in politica, perché no?

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