Giuseppe Leone: “La magia di fotografare un sorriso”

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Il fotografo ha aperto una galleria a Ragusa, dove custodisce i suoi scatti. I ricordi dell’amicizia con Leonardo Sciascia. Il suo sguardo sulla Sicilia dai cento volti

Il fotografo Giuseppe LeoneSorridono i tre scrittori in posa. E sorride anche chi fotografa Sciascia, Consolo e Bufalino alla Noce in quell’estate del 1982. E sorride ancora oggi, guardando questo scatto memorabile, Giuseppe Leone, il celebre fotografo che immortala i tre grandi autori all’ombra della casa di campagna di Racalmuto, dopo una battuta che ha scatenato la risata arguta di Vincenzo Consolo, quella barocca di Gesualdo Bufalino e quella mitica di Leonardo Sciascia. “Mi sono sempre chiesto cosa abbia scatenato quelle risate – ci racconta Leone che siamo andati a trovare nella suo studio-galleria, nel cuore di Ragusa – e riguardando i diversi fotogrammi della pellicola mi sono ricordato che poco prima Sciascia aveva raccontato qualcosa. Ho fotografato tutti i momenti e lo scatto arriva dopo una battuta di Leonardo”. E dunque rivive nel ricordo del fotografo della “contea di Modica” non solo quella giornata di luglio in campagna da Sciascia, ma un decennio che gli ha cambiato la vita.

 Ho conosciuto Leonardo alla fine degli anni Settanta – ricorda Leone – stavo lavorando per SellerioSciascia e Leone fotografati da Ferdinando Scianna ad un volume di mie fotografie suggerito dallo stesso Sciascia. Era La pietra vissuta. Da allora il nostro rapporto è stato solido, di amicizia vera e di stima reciproca, legati da una passione per l’arte e le cose della vita”.

Leone a Ragusa ha aperto una sua galleria. Da otto mesi, a pochi passi dal Duomo, si può visitare un luogo dove si conservano anni e anni di fotografie della Sicilia e del mondo. “Sto catalogando tutto – dice Leone – e non è facile pensare al futuro di questi documenti qui. Tuttavia sto lavorando a un po’ di cose, ho diversi progetti in corso e tante idee. Ma in Sicilia pochi credono nel valore della memoria. Pochi soprattutto tra coloro che amministrano nei comuni, nelle province e alla Regione”.

Il fotografo ci mostra la sua galleria: “E’ un luogo di conversazione e di confronto aperto anche ad altri fotografi – dice, mostrando le varie sale – qui è custodito il mio archivio”.

Racalmuto, la Noce, luglio 1982. Vertice letterarioEd ecco la famosa foto di Sciascia, Consolo e Bufalino carica di allegria. “A Milano questa foto per diverso tempo è stata utilizzata per rappresentare i siciliani che pur di non lavorare scrivono. Ma ciò che mi ha stupito è la richiesta che ho avuto da un collezionista che ha comprato la macchina fotografica con cui ho fatto la fotografia”.
Il fotografo non si ferma. E’ un fiume in piena. Ci racconta il suo rapporto con lo scrittore di Racalmuto: “Ho ricordi bellissimi di quegli anni. Quando venivano qui a Ragusa, Leonardo e Maria, li accompagnavo io in giro. Andavamo a Comiso da Bufalino, da Piero Guccione a Scicli. Fu in una di queste occasioni che andammo nella sede della Prefettura di Ragusa per ammirare le tempere di Duilio Cambellotti. Quando ci conoscemmo lui aveva già in mente di farne un lavoro. Solo un anno prima di morire realizzammo il libro Invenzione di una Prefettura con un suo testo e le mie fotografie”.

“A Ragusa dormiva all’Hotel Montreal e ogni mattina prendeva il caffè nel bar vicino. Amava i dolci della pasticceria Di Pasquale, adorava la torta Savoia che spesso commissionava per mandarla agli amici. E a me piacevano i taralli di Racalmuto che lui offriva sempre quando andavamo a trovarlo nella sua casa di campagna. Vino della Noce e taralli al limone: una bontà unica, legata naturalmente a conversazioni davvero irripetibili”.Sciascia a Ragusa Ibla. 1985
“E poi gli piacevano Comiso e Ragusa Ibla – ricorda ancora Leone – dove ho fotografato Sciascia a passeggio nel cuore antico del paese: una foto che è piaciuta molto a Ferdinando Scianna. E c’erano i viaggi: in Spagna andammo per la presentazione della mostra La contea di Modica presso l’Ambasciata di Madrid; e a Granada, Andalusia, Siviglia. Ci divertivamo molto”.

Il ricordo si fa sempre più di malinconia. Peppino Leone non lo dice ma in cuor suo sa – e si evince chiaramente – di aver vissuto con Sciascia momenti che ormai fanno parte della storia di uno dei più grandi maestri di pensiero del Novecento europeo. “Era un grande scrittore e un grande uomo – aggiunge – con un forte carisma. Era un grande trascinatore sia quando parlava di libri e di quadri, sia a tavola. Quando veniva da queste parti non potevamo non andare da Majore, a Chiaramonte Gulfi, lo storico ristorante dove si cucina in tutti i modi, dal 1896, il maiale. Sciascia scrisse pure un articolo sulla frase che ancor oggi si legge nell’affresco della saletta del ristorante ‘Qui si magnifica il porco‘. Gli piacque molto. Una volta c’erano pure la figlia e i nipoti dello scrittore, Aldo Scimè con la moglie e altri”.

Un momento dell'intervistaCi mostra i vari temi della sua esposizione, i suoi libri sulle feste religiose in Sicilia, sulle donne e i luoghi della letteratura isolana. Sul tavolo da lavoro diversi appunti e volumi. Non ultimo il lavoro su Andrea Camilleri e l’ultimo libro di Simonetta Agnello Hornby Via XX Settembre pubblicato da Feltrinelli con la foto di copertina firmata proprio da Leone.
Nei cassetti migliaia tra negativi e diapositive che raccontano la sua isola nell’isola, i suoi “viaggi” nelle cento Sicilie, i paesaggi, le feste, la moda, le piazze. E uomini donne bambini. Una terra che, nonostante tutto, continua ad amare e a fotografare ai sali d’argento, ancora con l’analogico e non col digitale.

Tornerà a fotografare Racalmuto? “Ci venivo quando c’era Sciascia, naturalmente. Sono tornato dopo la sua morte per qualche occasione, ma oggi che vengo a fare? Non c’è più l’attrazione. Ma vorrei tornare, incontrare i volti nuovi del paese, rivedere i luoghi di Leonardo, il circolo Unione e poi scendere, dopo più di vent’anni, laggiù, dentro le miniere di sale”.

Salvatore Picone

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