Giovanni Panepinto: “Crocetta lo abbiamo piacevolmente accettato, ma non scelto”

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Il Deputato regionale e sindaco di Bivona a tutto campo:”Il PD ha ancora bisogno di costruire la sua identità, ma basta con la storia di ex Comunisti ed ex Democristiani”. Il Parlamento siciliano? “Preda di schizofrenie incomprensibili”. Rifiuti: “Ci sono troppe storture che non possono continuare… Centri di compostaggio e discariche gestite dai privati fanno lievitare i costi”

Giovanni PanepintoGiovanni Panepinto ha cominciato a masticare politica quando aveva 14 anni. Riconfermato nel maggio scorso sindaco di Bivona, ed eletto già due volte deputato nel collegio di Agrigento, prima nei Ds, poi nel Pd, si ricandida all’Assemblea regionale, ma confessa: “Sarà l’ultima volta”. Protagonista di tante battaglie nel suo territorio, tra cui quella per l’acqua pubblica, ha presentato in due legislature otto disegni di legge come primo firmatario, ben oltre un centinaio come cofirmatario. Sulla sua attività politica è gravata l’ombra del “condizionamento mafioso”, dopo una lettera anonima e un’informativa dei carabinieri nel 2007: “Fango organizzato contro di me, che mi ha procurato grande sofferenza”.

  Ha deciso di aderire alla corrente Innovazioni di Benedetto Adragna. Un uomo politico come lei, protagonista di lotte acerrime, di marce, cortei, come si vede nella corrente dei centristi e moderati del Pd?
“Innanzitutto, mai mi farò classificare come moderato. Il gruppo Fianco a Fianco, a cui ho l’onore di appartenere, ha raggiunto un’intesa con l’area popolare del senatore Adragna. Lo ha fatto già nella precedente campagna elettorale e in sede congressuale, come su questioni importanti: dai precari alla vicenda dell’Italcementi. Nel partito democratico non può sussistere ancora la storia di ex comunisti, da una parte, e ex democristiani, dall’altra. Non amo essere imprigionato negli schemi: c’è un rapporto radicato nel territorio, non soltanto col senatore Adragna, ma con tutti i democratici. Dirigenti politici che vengono dalla mia stessa storia, e sono tanti, possono votare per me, in ragione del mio impegno costante sul territorio. Ovviamente c’è chi ama accentuare alcuni aspetti, piuttosto che altri … come se fosse un problema essere democratici nel partito democratico. Oggi il Pci di quando ero ragazzo non c’è più. Non rinnego nulla, ma la storia è cambiata. Ho scelto di stare nel Pd, un partito che oggi ha bisogno di costruire ancora la sua identità … Ma è l’unico partito politico che in Italia può avere un senso”.
– La battaglia per l’acqua pubblica, la vittoria del referendum, e l’attuale controsenso: l’acqua ancora non è pubblica. Battaglie vinte ma inutili? Più forma che sostanza?
Rosario Crocetta“Assolutamente no; con il referendum, con l’art. 49 della finanziaria regionale 2010 e con le battaglie portate avanti dai cittadini, da sindaci, da movimenti, dai forum, dalla Cgil, il risultato oggi in Sicilia è il blocco dell’affidamento ai privati della gestione del servizio idrico: a Messina, Trapani, a Palermo, dove Aps è fallita e Sia sta cercando di costruire una società pubblica. Il disegno di legge sulla ri-pubblicizzazione del servizio idrico, che porta anche la mia firma, non è stato approvato perché è finita traumaticamente la legislatura; ciononostante in provincia di Agrigento, ci sono 19 comuni che non hanno consegnato gli impianti e non li consegneranno, seppur commissariati. Qualche giorno fa a Joppolo Giancaxio abbiamo deciso di chiudere i Comuni e, siccome sono convinto che Rosario Crocetta sarà presidente, i primi di novembre si tratterà il tema, si revocheranno i commissariamenti e si approverà quel disegno di legge”.
– Che cosa è mancato perché dal referendum l’acqua tornasse subito pubblica?
“Il referendum ha bocciato le norme volute da Berlusconi, Tremonti e Fitto, che di fatto trasformavano il servizio idrico in attività per i privati. Ci hanno riprovato dopo il referendum. La sentenza della Corte costituzionale stabilisce che il referendum ha sancito la fine dell’obbligo di affidare ai privati il servizio idrico. Ora bisogna riempire la norma, andare alla risoluzione del contratti, applicando l’articolo 49. Ho scritto una norma che dà la libertà ai Comuni di scegliere se affidare ai privati o no. Chi vorrà gestirlo direttamente potrà farlo”.
– Sistema dei rifiuti: un’eterna emergenza. Dal decreto Ronchi ad oggi sono trascorsi 15 anni, ma soltanto in Sicilia è mancata la spinta giusta per realizzare la rete di infrastrutture necessarie per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti secondo criteri di sostenibilità. Anzi dal no ai termovalorizzatori, si è passati alla creazione di nuove discariche e la differenziata è esperienza valida solo in alcuni comuni, mentre ancora, dopo oltre un decennio, stenta a decollare in gran parte del territorio. Quali le soluzioni possibili? E, soprattutto, perché ancora questo ritardo rispetto al resto del Paese?
“Posso fare una semplificazione, visto che me ne sono occupato a lungo, come sindaco, come parlamentare e come cittadino? Sulla questione molto seria dello smaltimento dei rifiuti e della tutela dell’ambiente si sono costruiti affari, piccoli e grandi, e il sistema degli Ato ha portato ad assunzioni in massa. Intanto, bisogna restituire ai Comuni i servizi di spazzamento e di raccolta differenziata. Ho scritto una norma che consente di utilizzare borse-lavoro per non aumentare i costi. Il mio Comune ha raggiunto il 65% di differenziata e l’Ato Sogeir di Sciacca è al 58%. I Comuni possono fare la differenziata, possono conferire ai consorzi carta e cartone, plastica. Nel mio Comune ogni sabato vengono prelevati i rifiuti ingombranti: basta una telefonata. I maleducati ci sono sempre e vanno sanzionati, ma la stragrande maggioranza è composta da gente civile che vuole, come noi, vedere sparire per sempre questi monumenti allo squallore disseminati sul territorio, come i frigoriferi parcheggiati ad un bivio. C’è anche un problema di costi, che lievitano quando la parte finale del sistema, che sono i centri di compostaggio e le discariche, sono in mano ai privati. A Campobello di Licata la discarica pubblica è stata chiusa, perché lì lavorava una ditta ritenuta legata al boss Falsone. Invece sono convinto che ci sia stata la volontà di chiuderla. Il risultato è che i camion devono spostarsi da Campobello di Licata, Licata e Ravanusa in altre discariche private, dove si stabilisce che il costo è cento euro. Su questa vicenda delle discariche si gioca il costo del servizio, la Tarsu e la Tia a carico dei cittadini. Finché sarà prevalente l’interesse delle discariche, ci sarà una scarsa volontà di procedere con la raccolta differenziata. Un altro aspetto: che senso ha il centro di compostaggio in un’area di verde pubblico a Campobello di Licata, visto che il comune chiede alla Regione di realizzarlo nell’Area di sviluppo industriale? Anche queste sono storture. Diciamolo con chiarezza: perché la ditta Catanzaro deve fare un centro di compostaggio in un’area agricola, quando lo può fare nell’area Asi? Solo perché il sindaco Termini lo aveva autorizzato? Ma è illegittimo non utilizzare aree industriali disponibili e invece procedere con le varianti urbanistiche. Che cosa succederà? Non lo so. Ma certamente sulla questione dei rifiuti ci sono troppe storture che non possono continuare”.
– E i termovalorizzatori?
“Questa è una battaglia del partito democratico sposata da Lombardo. I termovalorizzatori dovevano bruciare rifiuti e produrre diossina. E, poiché dovevano funzionare 24 ore su 24, nell’eventuale mancato conferimento di spazzatura, non raggiungendo i livelli di produzione programmati, era previsto un rimborso di denaro da parte della Regione per coloro che avevano in gestione gli impianti. Nella Finanziaria del 2008 erano stati previsti 500 milioni di compensazioni”.
Perché al nord il sistema funziona?
“Alla fine pur essendo un sistema che ha prodotto tangenti e corruzione, al nord, nelle aree industriali, funziona. Ho importato il modello di raccolta di rifiuti ingombranti da Pieve Emanuele, provincia di Milano. Quando servizi importanti come l’acqua e i rifiuti sono in mano ai privati, questi legittimamente devono fare business. I centri di compostaggio devono essere pubblici. Come a Sciacca: si sta producendo un compost, utilizzando residui dalle potature, che diventa materiale organico naturale per gli agrumeti, i giardini, i frutteti. Il problema reale è che c’è un business che può essere legittimo, ma prima vengono gli interessi dei cittadini con la gestione pubblica; solo le parti residuali possono andare ai privati”.
Lei ha sostenuto con grande slancio Massimo Russo, magistrato, assessore regionale alla Sanità nella Giunta Lombardo. Non ha mai patito alcun imbarazzo nell’appoggiare un presidente, prima indagato e poi rinviato a giudizio … Nessuno di voi ha avuto l’istinto in tempo utile di tirarsi indietro o di incitare alle dimissioni Russo?
“È un’anomalia tutta lombardiana o siciliana. Assessori come Marco Venturi e come Massimo Russo hanno polemizzato con Lombardo; Russo si è dimesso da vice presidente e non da assessore. Non ho condiviso alcune vicende che lo hanno riguardato, compreso il fatto che non abbia scelto di dimettersi in tempo. Questi quattro anni, come i due anni precedenti, hanno visto anche il parlamento siciliano preda di schizofrenie incomprensibili soprattutto da parte dei cittadini. A Russo dobbiamo di aver stravolto in meglio la Sanità in Sicilia. Ha risanato i conti della sanità siciliana, è riuscito a gettare le basi perché si curino le persone invece che occuparsi dei primari, dei medici o dei capisala. Russo è una risorsa che deve stare dentro la parte politica che vuole smontare la Sicilia e ricostruirla. Ha acquisito competenze e si è mostrato onesto e capace. È un magistrato antimafia, è stato coerente, ha portato tanta innovazione, creando anche la centrale unica di acquisto. Le prossime settimane serviranno a costruire un’identità maggiore di un corpo politico e di una classe dirigente”.
– Rosario Crocetta è personaggio con ben poche caratteristiche comuni a Lombardo …, ripensamenti un po’ tardivi?
“Crocetta è stato sindaco di Gela, che è la sintesi di tutte le virtù e vizi della Sicilia. È stato bravo a governarla. Ha una capacità di imporsi come persona e come soggetto politico. Ritengo che oggi sia l’uomo giusto per le difficoltà e la confusione in cui ci troviamo, e per il fallimento della Regione, non solo dal punto di vista finanziario, ma di governo delle cose. Per esempio, sui fondi comunitari abbiamo assistito ad una morte annunciata: i miei atti parlamentari lo confermano. Lo diciamo da mesi, se non da anni. Crocetta è un politico libero anche dagli schemi di partito: in fondo il Pd non l’ha scelto, ma l’ha accettato. Ha una libertà di movimento straordinaria. Sarà lui che andrà a sedersi al tavolo del Consiglio dei ministri, come gli permette lo Statuto siciliano per rivendicare ciò che spetta alla Sicilia. Siamo passati da una regione piena di parassitismi e spese inutili a una Sicilia che è diventata il capro espiatorio dell’Italia e dell’Europa. Crocetta è in questo momento la cura necessaria per la Sicilia”.
– Lei è un politico storico della programmazione: Patto sociale, Pit, Pist, Gal, Patto territoriale, Agenzia di sviluppo dei Monti Sicani. A parte il traguardo del riconoscimento del Parco, ci crede ancora nella programmazione?
“Ci credo ancora per una ragione semplicissima: se Fabrizio Barca è stato nominato ministro per la Coesione territoriale è perché, in un tempo di crisi come questo, le cattedrali dello sviluppo industriale stanno cadendo una dopo l’altra. I grandi gruppi economici del settore edilizia sono in crisi, così come lo è Italcementi. L’unica chance per la crescita e l’occupazione è lo sviluppo locale. Nel territorio in cui vivo è più semplice produrre formaggi che barche a vela, così come a Burgio è più semplice produrre ceramiche che ventilatori. Le esperienze dei patti territoriali, nelle Madonie come sui Monti Sicani hanno funzionato: abbiamo 140 aziende grazie ai finanziamenti di patti, pit e pist; nella sola zona di San Giovanni e Cammarata sono nati 26 caseifici. Si tratta di giovani che allevano animali, trasformano prodotti caseari e il sabato e la domenica vivono la normalità di uscire e svagarsi. Dobbiamo creare un mondo normale in cui riusciamo a produrre beni e servizi. Il Parco dei Monti Sicani è uno strumento per una politica complessiva che tocca dodici Comuni. Si declinerà sia con la società del patto, sia con il distretto produttivo del settore lattiero-caseario, con il Distretto turistico che è stato riconosciuto a giugno e con il Gal, strumento di programmazione sul versante delle produzioni agricole e dell’agriturismo. E questo …. nonostante che l’assessore regionale abbia voluto nominare un farmacista come direttore del Parco, tra l’altro nemmeno funzionario regionale”.
– Quale sarà il suo ruolo all’interno del Parco dei Monti Sicani?
“Sarò uno dei sindaci. E’ chiaro che, avendoci lavorato assieme ad altri amministratori e al presidente regionale di Legambiente, Mimmo Fontana, sarò vigile. Io ho avuto la fortuna di incontrare un uomo come Angelo Vassallo che ci venne a spiegare l’importanza di un Parco. Era il sindaco di Pollica e presidente del Parco del Cilento. Fu ucciso tre mesi dopo, il 5 settembre 2010. In memoria del sindaco pescatore non possiamo consentire che un assessore, in una delle sue trovate finali nel ripulire il cassetto degli incarichi, abbia nominato questo farmacista. Si tratta di persona rispettabilissima, che io conosco. Ma non è possibile che ci siano meccanici che fanno i chirurghi e farmacisti che si occupano di ambiente”.
– Dopo tante battaglie combattute per lo sviluppo di un territorio ancora in sofferenza… non si sente depresso?
Palazzo dei Normanni“Se io avessi dato conto a quella parte di me stesso, che in alcuni momenti vive la stanchezza di non poter stare permanente in guerra, dentro un partito, nei territori, probabilmente sarei tornato già da tempo a fare il segretario comunale. È un bel lavoro, che sapevo fare bene. Però, tra i tanti libri che ho letto, ce n’è uno che cito ad esempio: è la biografia di Nicola Alongi, un dirigente socialista di Prizzi, anima del movimento contadino, uno dei tanti martiri di questa Sicilia, ucciso nel 1920. Nel 1911 era stato ucciso Lorenzo Panepinto, consigliere comunale socialista a Santo Stefano Quisquina, così come morirono i sindacalisti Salvatore Carnevale, Curzio Miraglia… Della biografia di Alongi mi ha colpito il fatto che era un contadino e, senza doversi occupare della sua immagine o di assicurare un ritorno per se stesso, o di aspirare a diventare deputato, a dorso di un mulo, lui come tanti altri, a Corleone come a Palermo, costruiva quelle politiche di riscatto di una popolazione di poveri. Uomini come lui lo facevano con un senso di libertà e una dignità straordinarie, senza telefonini, senza gli strumenti mediatici di cui oggi possiamo avvalerci. Nelle loro azioni c’è una lezione profonda. Ci si sente una piccola cosa rispetto alla dignità di questi uomini. Per questo penso che dobbiamo ancora dare una mano di aiuto a questa Sicilia: bisogna spazzare via un po’ di gente o togliere una zavorra, che non serve più”.

– Che la politica sia distante dalla gente è un dato di fatto … stanno nascendo movimenti, gruppi, comitati..
“Io ho una teoria: negli anni la capacità di attrazione, la democrazia all’interno dei partiti, la stessa credibilità della politica sono venute meno. Con l’incapacità dei partiti ad essere soggetti collettivi sono simmetricamente nati movimenti e gruppi a tema: per risanare centri storici, per recuperare ambienti marini o montani, per la disabilità e molto altro ancora. Però alla fine, se costituiscono un centro di elaborazione di proposte e di analisi, di idee per la politica allora hanno una funzione, altrimenti rischiano di morire lentamente di oblio. I partiti riescono se ci sono gli uomini adatti, le donne capaci a elaborare questioni di carattere generale e a entrare nel particolare. Non può avvenire il contrario. Mi auguro che ci sia il ritorno dentro i partiti, purché venga garantita la democrazia, la partecipazione e ci sia anche la selezione di una classe dirigente, che sostituisca quella attuale. Questa sarà comunque l’ultima mia candidatura. Ritengo che sia arrivato il tempo per il ricambio: venticinque anni in parlamento non sono pochi, credo di non essere l’unico intelligente, così come altri non sono insostituibili”.
– Quale può essere oggi la credibilità dei partiti, dopo l’accavallarsi di gravi fatti di cronaca?
“Al gruppo del Pd possiamo far certificare i nostri bilanci a chiunque. Non ci sono ammanchi e non abbiamo lasciato debiti. Versiamo 1500 euro del nostro stipendio al partito ogni mese. Se qualcuno volesse imparare come gestire i fondi di un gruppo parlamentare si rivolga al nostro responsabile amministrativo. Oggi la politica si presenta come la peggiore attività perché in un momento di crisi, di disperazione della gente non vi sono proposte, ma solo scandali di furberie e di furti”.

– Sulla sua attività politica l’ombra delle indagini dei carabinieri di Cammarata e della Dda di Palermo. Può dirci com’è finita?
“Nel 2007 c’era stato un rapporto dei carabinieri basato su una lettera anonima e un’intercettazione telefonica tra due soggetti, così vicini tra loro che avrebbero potuto parlarsi di presenza. Io purtroppo sono stato oggetto di una produzione industriale di lettere anonime. Da questi fatti ho ricevuto tanta sofferenza per il fango organizzato. Si è trattato di un atto d’indagine del dicembre del 2007 a cui non è seguito niente. Non ho mai parlato con un magistrato, né con un carabiniere. Credo di avere avuto le utenze telefoniche sotto controllo, a mia insaputa, e sono felice che ciò sia accaduto per dimostrare con i fatti quotidiani quale è la mia attività al governo della città e di un territorio. Io ho firmato atti di pagamento per 180 miliardi di lire di patti territoriali, 80 miliardi di patto generalista, 40 di patto agricolo, 40 di pit, e posso dire che non è stato mai richiesto nessun documento. La verità è che una pietra può essere utilizzata per sgusciare le mandorle, o per tirarla in fronte a qualcuno”.

Anna Maria Scicolone

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