Gaetano Salvemini e le miniere di Racalmuto

|




Secondo lo studioso Michelangelo Petruzzella, lo storico ed esponente politico dell’Ottocento visitò, intorno al 1894, le zolfare del territorio racalmutese. Salvemini si occupò della “questione meridionale” girando per tutto il sud d’Italia

salvemini_meridioneUn’interessante lettera di Gaetano Salvemini a Carlo Placci datata Palermo 6 aprile 1896 e pubblicata nel suo Carteggio 1894-1902, (Bari, Laterza, 1988), permette di avanzare l’ipotesi possibilista che la visita della miniera descritta nella Lettera in questione n. 27, possa essere avvenuta in un’antica zolfara collocabile, per la presenza di alcuni elementi storici ben precisi, nel territorio di Racalmuto, giacché sicuramente Salvemini parla di una miniera di zolfo della provincia di Agrigento sita nei pressi del grosso paese di Favara e poiché la produzione dello zolfo intorno agli ultimi anni del XIX secolo era molto intensa nel comprensorio di Racalmuto e dava origine a un consistente commercio di esportazione verso il Nord Italia e il Belgio in Europa.

Tale traffico commerciale era gestito dalla mafia locale che governava con le sue leggi di fatto e la prepotenza l’attribuzione delle concessioni minerarie ai ricchi borghesi del paese o della provincia e le condizioni dello sfruttamento economico delle zolfare che imponevano larghi profitti agli esercenti delle stesse zolfare e un pesantissimo lavoro a picconieri e carusi, i quali si calavano nelle fatiscenti gallerie e nei pozzi per estrarre e trasportare alla luce il minerale.

Salvemini parla di un paese, come gli racconta un caruso del luogo che era stato nelle miniere dagli 8 ai 16 anni, che si trovava topograficamente non lontano da Favara, dove i minatori avevano fatto la rivoluzione bruciando le case e ammazzando alcune persone, mentre nel paese stesso visitato da Salvemini e di cui parla il caruso, nessuno aveva fatto dei disordini perché non era possibile ribellarsi contro il padrone della zolfara che dava da “mangiare a tutti” ed era come il re, cioè aveva poteri assoluti come capomafia su tutti i 150 lavoranti della miniera stessa.

zolfare_due

Zolfara siciliana

I due elementi storici ricavabili da questo discorso di Salvemini, cioè la vicinanza territoriale e politica del paese in questione a Favara, centro anch’esso di zolfare, e l’ideologia conservatrice dell’obbedienza ai potenti (ai carusi arricchiti che diventavano esercenti minerari per conto della mafia e con il lavoro davano “un pezzo di pane da mangiare”), fanno bene propendere per identificare la miniera visitata da Salvemini come appartenente al comprensorio delle zolfare di fine ‘800 del paese di Racalmuto, grosso centro urbano intorno al 1894 (circa 15000 abitanti) della provincia agrigentina.

Salvemini osserva anche che, essendo di sabato nella festività pasquale, i lavoranti della zolfara non erano nella miniera per le consuete attività lavorative, ma si erano recati in chiesa ad assistere alla cerimonia della Resurrezione di Gesù, per cui i “priaturi” ossia i picconieri, insieme ai “carusi” non erano presenti al momento della visita: dato essenziale per identificare la zolfara in questione, come appartenente al territorio di Racalmuto, è l’uso del termini dialettale “priaturi” o “pirriaturi” per indicare tecnicamente nel testo della Lettera i picconieri, i quali a cottimo esercitavano la professione di spaccare nelle gallerie il minerale e farlo trasportare in sacchi ai “carusi”, guadagnando circa una lira al giorno, in proporzione alla quantità di zolfo estratto. Ora, il termine dialettale “priaturi” o “piriraturi” è derivato dal racalmutese “pirrera”, termine dialettale locale per indicare precisamente la miniera di zolfo e distinguerla tecnicamente dalla miniera di sale o salina, ugualmente presente da tempo antico nel territorio di Racalmuto accanto alle zolfare.

zolfare_uno

Trasporto dello zolfo

Ultimo dato storico-filologico offerto da Salvemini nella Lettera a C. Placci n.27, che fa propendere per identificare la zolfara visitata dallo storico ed esponente del socialismo italiano di fine secolo con una solfatara appartenente al territorio di Racalmuto, nella provincia agrigentina delle prime Leghe socialiste e dei primi raggruppamenti del movimento operaio anticrispino, è la descrizione del cosiddetto “scaluni ruttu”, non definito con questo termine specifico da Salvemini nella Lettera, ma sicuramente adombrato nella descrizione fattane nel testo al momento della discesa nella miniera: in sostanza, come riferisce Salvemini, scendendo per una buca estremamente ripida e umida ed essendo gli scalini ricavati nell’incavatura della pietra, in un modo per cui dal primo al secondo il dislivello prodotto nell’altezza è troppo lungo, si imponeva la necessità di creare uno scalino intermedio tra i due principali per ovviare al dislivello della scala. Da questo fatto, ne conseguiva che la discesa lungo tali scalini avveniva non in modo regolare, alternando la gamba destra alla sinistra come piede di appoggio, ma ogni volta che si passava da uno scalino all’altro, la gamba di appoggio finiva per essere sempre la stessa e ne conseguiva un cammino sbilenco che produceva gravi dolori e fastidi alla gamba di appoggio che era sempre la stessa e a tutte le ossa del corpo. Solo la costruzione delle scale con “u mattuni ruttu” o “u scaluni ruttu”, presente nelle antiche miniere di zolfo racalmutesi, può dare una ragionevole spiegazione alla descrizione della scalinata di discesa nella buca mineraria, e al fatto motorio conseguente, osservati da Salvemini nella Lettera n.27 a Placci del 6 aprile 1896.

Ipotizzare di quale miniera nel territorio di Racalmuto possa essersi trattato nel silenzio del testo, non appare possibile dalla lettura del documento in questione e dai dati offerti da Salvemini, tuttavia ragioni di verosimiglianza storica potrebbero suggerire come utili alternative, puramente ipotetiche, le miniere di Racalmuto Giona o Gibillini, che si distinguevano per la forte conduzione mafiosa della loro organizzazione e del loro sfruttamento.

Michelangelo Petruzzella

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *