Frane di Agrigento: “La furia edificatrice ci ha fatto perdere la ragionevolezza”

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Nota di Legambiente. “Questa città è tra gli esempi più chiari della condizione in cui vivono molti milioni di italiani, i quali sono soggetti a gravi condizioni di rischio senza nemmeno averne consapevolezza”

altL’evento franoso che ha interessato una porzione del versante calcarenico-argilloso che sovrasta il Viale della Vittoria è riconducibile ad una alcune cause strutturali dovute principalmente all’alternanza di strati costituiti da una successione di argille, argille-sabbiose, sabbie e calcareniti. Le argille, a causa della presenza sono soggette naturalmente a espansioni in clima umido e contrazioni in condizioni di clima secco. Ciò esercita un effetto negativo sugli eventuali banchi calcarenitici sovrastanti fino a farli fratturare.

Inoltre, l’alternanza di strati a comportamento plastico impermeabili – come le argille – e strati a comportamento rigido e permeabili – come le calcareniti – fa sì, come l’esperienza purtroppo ci ha insegnato, che interi banchi calcarenitici possano scivolare a valle sulle argille
imbibite d’acqua. Nel caso del Viale della Vittoria, come pure in molte altre zone della nostra città, a tale problematica va aggiunta la situazione di generale instabilità delle porzioni degli antichi fronti
di cava, in particolar modo quelle superiori, che hanno una certa predisposizione al rilascio tensionale di blocchi e cunei di roccia.

Molti dei problemi di instabilità sono legati al fatto che le cave o i grandi tagli di roccia calcarenitica – effettuati per realizzare palazzi come quello del viale della Vittoria – sono state da molto tempo abbandonate e non più monitorate e i loro i fronti sono soggetti ai naturali processi di disgregamento. Va aggiunto inoltre che la tipica giacitura degli stati favorisce una condizione di permanente instabilità.

Tra le cause occasionali e determinanti che hanno comportato il crollo del Viale della Vittoria, (in base a quanto costatato dai tecnici di Legambiente che hanno effettuato un primo sopralluogo nell’area del dissesto) vanno segnalate le intense precipitazioni che hanno
interessato la città nei giorni scorsi. Pur essendo l’aumento e l’intensificazione delle precipitazioni un fenomeno dei cambiamenti climatici ormai indiscutibile, questo non può che essere considerato “semplicemente” innesco dei fenomeni di dissesto ma non certo l’origine. Infatti a causa della cattiva regimentazione, le acque hanno comportato l’imbibizione delle argille sovrastanti il costone calcarenitico, inoltre il carico esercitato dal muro in conglomerato cementizio, la presenza di fratture nell’ammasso calcarenitico abbiano comportato il crollo
del fronte dello sbancamento che era stato realizzato per far posto all’edificio, con il conseguente scivolamento delle stesse verso valle. Come si ricorderà, nelle scorse settimane, l’area limitrofa a quella del crollo era stata interessata da smottamenti di terreno argilloso, probabilmente legati alla presenza di un tubo di scarico delle acque bianche che lo smottamento ha portato alla luce.

Gucciardo, Casa e FontanaI fatti del Viale della Vittoria, di via Papa Luciani, di via Giovanni XXIII e prima ancora della frana del 1966 devono farci riflettere. Agrigento è tra gli esempi più chiari della condizione in cui vivono molti milioni di italiani, i quali sono soggetti a gravi condizioni di rischio senza
nemmeno averne consapevolezza. Per capire quanto grave sia la situazione, basti pensare che il 10% (circa 6 milioni di abitanti) della popolazione vive in aree considerate a rischio molto elevato dai Piani per l’Assetto Idrogeologico. Ma questi strumenti, pur importanti, ad oggi non
sono stati redatti considerando la “propensione al dissesto” del territorio, ma solo le frane e le alluvioni che già conoscevamo. Per essere ancora più chiari, c’è tutto un altro pezzo della popolazione che vive in aree a rischio non ancora individuate come tali. Occorre procedere in
tempi rapidi ad un mappatura di queste aree e stabilire le azioni di riduzione del rischio.
Un Paese civile non può permettersi una condizione che purtroppo ha sempre contraddistinto le aree più povere del pianeta, ma la “furia edificatrice” ci ha fatto perdere anche la ragionevolezza.

Il Presidente Regionale

Arch. Domenico Fontana

Il Presidente del Circolo Rabat di Agrigento

Dott. Claudia Casa

Il vice-presidente del Circolo Rabat di Agrigento
Arch. Daniele Gucciardo

Per il direttivo del Circolo Rabat di Agrigento
Dott. Geol. Marco M. Interlandi

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