Franca Viola, la “ribelle” dallo sguardo dolce che non ebbe paura della mafia

|




Il Comune di Sambuca di Sicilia le ha conferito la cittadinanza onoraria. Storia di una donna coraggiossa  che negli anni sessanta diventò il simbolo della crescita civile e dell’emancipazione delle donne nel nostro Paese.

Franca Viola in una foto del 1965

Franca Viola in una foto del 1965

Il 29 giugno scorso, nel teatro comunale gremito e commosso di Sambuca di Sicilia, è stata conferita la cittadinanza onoraria a Franca Viola, la prima donna che nel lontano 1966 rifiutò, dopo essere stata violentata, il cosiddetto “matrimonio riparatore”.

Franca, in tutti questi anni, pur essendo un simbolo ed un punto di riferimento per tutte le donne italiane, ha voluto mantenere il completo riserbo sulla sua vita privata. Dopo l’onorificenza di Grande ufficiale dell’ordine al merito della Repubblica conferitale dal Presidente Napolitano l’otto marzo di quest’anno, l’iniziativa a Sambuca di Sicilia ha costituito la sua prima apparizione pubblica nella nostra Regione.
L’attribuzione della cittadinanza è stata fortemente voluta da un gruppo di donne del comune della provincia agrigentina: tra queste Antonella Maggio, Consigliera Comunale, Mariella Mulè, Assessora alle Pari Opportunità, e la giornalista Margherita Gigliotta, che hanno presentato l’istanza al Sindaco Leo Ciaccio, il quale ha sensibilmente e tempestivamente aderito all’iniziativa.
La storia di Franca Viola è la storia di una donna coraggiosa che, con un atto di civile disubbidienza, che allora provocò grande scandalo, in seguito contribuì a modificare il vergognoso articolo 544 del “codice penale Rocco” che estingueva il reato di violenza sessuale a seguito della celebrazione del cosiddetto “matrimonio riparatore”. La ragazza di allora rifiutò di condividere la sua vita con Filippo Melodia, un giovane nipote del boss Don Vincenzo Rimi capomafia di Alcamo.
Non ebbe paura nè delle ritorsioni mafiose nè dei pettegolezzi e delle maldicenze che avrebbero potuto avvelenarle la vita. Con fierezza e determinazione attraversò quel periodo oscuro sposando l’uomo che aveva scelto con il cuore. Gettò per aria tradizioni retrograde e consuetudini maschiliste di cui era permeata la nostra isola a quei tempi. Scomparve così “la ragazza di Alcamo” e nacque un simbolo di coraggio e di riscatto per le donne dell’intera nazione.
Oggi Franca, madre e nonna, continua dignitosamente ed elegantemente a vivere la sua vita dando e ricevendo amore dai suoi familiari e sottraendosi con garbo ma con fermezza allo scalpore mediatico, ai riflettori. Per noi donne la sua è la storia della rivoluzione, del riscatto della dignità femminile, dell’emancipazione di tutte le donne, ma non possiamo e non dobbiamo dimenticare che per lei quella è la sua “storia dolorosa”, è il ricordo di un “ratto” che oltre al dolore fisico, ha causato cicatrici nell’anima che conviveranno sempre con il suo essere.
Ed allora il sorriso garbato e gentile, che lei ha regalato a tutti i presenti alla cerimonia del conferimento della cittadinanza onoraria, è un dono prezioso da custodire gelosamente tra i ricordi. Alla città di Sambuca, alle sue donne e a tutti i partecipanti il compito di raccontare alle nuove generazioni la storia di Franca Viola, una “ribelle” dallo sguardo dolce, elegante e misurata nei gesti e nelle parole, riservata nella sua grande dignità. E’ simbolicamente la compagna di viaggio nelle strade ancora oggi tutte in salita delle donne nel mondo.
Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *