Fondazione Sciascia: i mille trucchi per non far leggere a nessuno le carte dello scrittore

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Odissea di un giornalista. Alan David Scifo dal 20 novembre chiede di poter consultare la corrispondenza di Leonardo Sciascia custodita dalla Fondazione di Racalmuto. Ma ogni risposta è sempre un nuovo ostacolo. Il resoconto dei tortuosi contatti senza risultato con la Fondazione

La sede della Fondazione SciasciaIl giornalista Alan David Scifo ha pubblicato sul mensile “S” un servizio sulla Fondazione Leonardo Sciascia  e sulle lettere allo scrittore che non vengono rese pubbliche nè consultabili. Ha provato lui stesso a poter visionare alcune delle diecimile lettere custodite nel caveau dell’ex centrale elettrica di Racalmuo. Nulla da fare. E adesso si scopre che per leggere le lettere bisogna chiedere agli eredi dello stesso Sciascia e perfino agli eredi di chi ha spedito le lettere. Ecco la cronaca di una vicenda sempre più assurda e paradossale.

CONSULTARE L’ARCHIVIO? RIPASSI TRA UNA VENTINA D’ANNI

Visionare le lettere di Sciascia è una vera e propria missione impossibile. Tempo fa si è parlato in questo giornale delle lettere di Sciascia (per leggere l’articolo di Egidio Terrana clicca qui) custodite (troppo) dalla fondazione pubblica dedicata allo scrittore di Racalmuto e donate dai suoi eredi ma che sono ancora (da 20 anni) in fase di catalogazione.

Dopo il caso delle lettere di Enzo Tortora, portate alla luce dopo decenni dallo scandalo giudiziario subito dal conduttore, è stato mio interesse scoprire altre lettere di importanza pari o superiori a quelle di Tortora, dato che sono più di diecimila le missive non catalogate e addirittura di cui si sconoscono gli autori.

Dal 20 novembre comincio così a scrivere alla fondazione per poter prendere visione delle lettere nel caveau rivolgendo la mia attenzione a quelle che lo scrittore avrebbe potuto ricevere da magistrati o persone appartenenti all’organizzazione mafiosa.

La risposta arriva il giorno successivo dall’incaricatoa della Biblioteca della fondazione (Linda Salvatrice Graci): “Il carteggio di Sciascia conta più di 10 mila carte e al momento sono state trattate solo le lettere A e B e una parte della lettera C. Quindi spero avrà la bontà di comprendere che devo spulciare carta per carta. In questo senso Le chiedo di essere più preciso e fornirmi dei nomi su cui effettuare una prima ricognizione”.

Armato di pazienza comincio così a inviare una lista di nomi, considerato che l’unico modo di leggere le missive è sperare di trovare il nome giusto, includendo anche il nome di Sirchia, personaggio mafioso di cui parlò lo stesso Sciascia.

Il 16 dicembre ricevo risposta positiva solamente per le lettere di Sirchia, le uniche di cui già tutti conoscono l’esistenza: “Non ho trovato alcun documento relativo ai personaggi di cui mi ha fatto i nomi. Ho trovato però delle lettere di Sirchia”.

Giunto a questo punto ero sicuro che nulla mi avrebbe impedito di riuscire finalmente ad analizzare e leggere queste lettere.

Mi sbagliavo.

Dopo aver chiesto un appuntamento per poter visionare gli scritti, ricevo una risposta inaspettata in data 4 gennaio: “Per leggere le lettere deve prima ottenere la liberatoria del mittente e del destinatario (o degli eredi, qualora si trattasse di persone non più in vita), così come prevede la legge nazionale sulla privacy”.

Crollata ogni speranza mi rendo conto che è pressoché impossibile leggere queste carte che in realtà dovrebbero essere accessibili al pubblico in quanto si trovano in una fondazione pubblica e che anzi da tempo dovrebbero essere esposte alla comunità, visto che sono passati più di venti anni dalla consegna dei carteggi.

Alan David Scifo

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