Fondazione Sciascia: di questo passo, per catalogare le lettere ci vorrà un secolo

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Sul mensile “S”, dalla prossima settimana in edicola, la questione sollevata da questo giornale sulle lettere custodite dalla Fondazione Leonardo Sciascia. Anticipiamo il testo, per gentile concessione del periodico palermitano

La sede della Fondazione SciasciaCon l’articolo  La Fondazione Sciascia e le sue carte. Troppo ben custodite? Egidio Terrana poneva la questione delle lettere dello scrittore custodite nel caveau della Fondazione di Racalmuto, praticamente inaccessibili perchè nè catalogate nè indicizzate. In quell’articolo, del 13 novembre scorso, il direttore di “Malgrado tutto” chiedeva al commissario Enrico Galeani, presidente della Fondazione, di poter aver accesso alle lettere del mafioso Sirchia a Sciascia, la cui esistenza era stata confermata dallo stesso Sciascia. Finora nessuna risposta dalla Fondazione Leonardo Sciascia. Qui di seguito, l’articolo pubblicato sul numero in edicola del mensile “S”.

A futura memoria

Ottomila lettere. Scritte da gente del calibro di Pier Paolo Pasolini, Italo Calvino, Gesualdo Bufalino, Indro Montanelli, Giorgio Napolitano, Piero Chiara, Domenico Faro, Fabrizio Clerici, Mario Dell’Arco, Antonino Uccello, Salvatore Battaglia, Mario Tobino. E, naturalmente, Leonardo Sciascia. L’archivio custodito dalla Fondazione che porta il nome dello scrittore di Racalmuto, però, è inaccessibile. E la vicenda ha fatto scoppiare una polemica fra gli eredi dell’autore de “Il giorno della civetta”.

 

 

Già, perché a sollevare la polemica è stato il foglio online Malgrado tutto, l’erede digitale della rivista racalmutese che poté contare proprio sulla collaborazione di Sciascia. Oggetto del contendere, il carteggio fra lo scrittore ed Enzo Tortora, pubblicato su “Il Messaggero” da Vito Catalano, nipote di Sciascia.

L'articolo del mensile S“Oggi – annota il direttore di Malgrado tutto Egidio Terrana – abbiamo scoperto l’esistenza di questo carteggio. Ma quanti altri ce ne sono? Non lo sappiamo. Perché non sono stati catalogati, e sono passati oltre vent’anni dalla morte dello scrittore racalmutese, ma anche perché non esiste nemmeno un indice pubblico. Nulla di questo genere esiste sul sito della Fondazione. Come si fa dunque ad accedere, per poter leggere i documenti custoditi nel riservatissimo caveau? Come si fa a richiedere di leggere qualcosa se non si sa nemmeno se esiste? E questo non riguarda naturalmente solo i giornalisti, ma ogni ricercatore, studente o semplice cittadino che voglia poter consultare documenti, di cui però deve conoscere almeno l’esistenza”.

Il punto, in effetti, è proprio questo. “Il fatto – spiega Enrico Galeani, commissario straordinario del Comune di Racalmuto e dunque presidente della Fondazione – è che le lettere sono migliaia e migliaia e invece i soldi che riceve la fondazione consentono ad una sola persona di svolgere il lavoro di catalogazione, che quindi è molto lento. La catalogazione è giunta alla lettera L”.

Ma Vito Catalano rilancia: “La Z? Altro che – dice – Siamo arrivati alla lettera C. Sapevo di Tortora solo perché me ne ricordavo direttamente”. Da Montanelli a Napolitano, da Pasolini a chissà chi altri, dunque, non è possibile sapere cosa nasconda il caveau. Perché, se “bisogna soltanto richiedere la corrispondenza a cui si è interessati”, come specifica Galeani, l’indice, semplicemente, non esiste.

Almeno per ora: in fondo, dalla morte di Sciascia, sono passati solo 24 anni. Di questo passo, alla Z si arriverà fra più di un secolo. Quando l’archivio, per dirla con Sciascia, sarà disponibile a futura memoria (se la memoria ha un futuro).

Alan David Scifo

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