Fondazione Sciascia, Cambiare o Morire





La Regione cancella il contributo per la fondazione di Racalmuto. L’epilogo di una storia lunga vent’anni o l’inizio di un nuovo percorso? Dalle sale dell’ex centrale elettrica può venire la risposta sul futuro prossimo dell’istituzione culturale voluta dallo scrittore.

La sede della Fondazione SciasciaLa Fondazione Sciascia rischia di chiudere e di morire. Senza più soldi del Comune da lungo tempo e ora, a quanto pare, senza il contributo della Regione, la Fondazione sembra avere un destino segnato. Ma la Fondazione Sciascia va difesa, con le unghie e con i denti, a tutti i costi, anche e soprattutto da parte di chi l’ha criticata, di chi non ne ha condiviso tutte le scelte gestionali, da parte di chi voleva e chiedeva di più. E va difesa perché la Fondazione, con il suo catalogo di stampe e documenti donati per volontà dello stesso Leonardo Sciascia, non è un patrimonio paesano o provinciale o regionale. E’ molto di più. La stessa presenza, nelle sale dell’ex centrale elettrica di Racalmuto trasformata in contenitore culturale,  di due presidenti della Repubblica (Ciampi e Napolitano) di ministri, assessori regionali e, soprattutto, di un  album di incontri e appuntamenti di altissimo livello, ne attestano il valore incancellabile e inestimabile per l’intera Italia.

Se sarà confermato quello che ha anticipato Accursio Sabella nei suoi articoli su Livesicilia che nella prossima finanziaria regionale la Fondazione è stata cancellata dai destinatari di contributi (pur in presenza di una legge regionale che in teoria ne dovrebbe assicurare l’esistenza) saremmo di fronte a  uno scandalo e a un delitto. Se così fosse avrebbe ragione Pietrangelo Buttafuoco a lanciare l’invettiva che dà il titolo al suo ultimo libro: “Buttanissima Sicilia”.

Se così fosse, il delitto alla cultura, alla memoria, al proprio patrimonio materiale e immateriale da parte di un governo che annunciava la rivoluzione sarebbe un delitto volontario e premeditato. Se così fosse, da parte di un governo che appena pochi mesi era schierato alla Fondazione Sciascia con  le sue assessore del tempo Stancheris, Sgarlata, Lo Bello, Scilabra e Vancheri, parlando di “strade degli scrittori”, saremmo di fronte a un omicidio a sangue freddo, con l’aggravante della ferocia e dell’efferatezza. Se questo avvenisse nel silenzio di quel presidente dell’Ars, Ardizzone, che sempre alla Fondazione Sciascia rivendicava con orgoglio le competenze dell’autonomia siciliana in materia di cultura, saremmo di fronte a una vera e propria complicità scellerata di un’intera classe politica e dirigente siciliana.

Ma per sopravvivere e vivere, anche la Fondazione deve cambiare. Deve cambiare i suoi metodi di  gestione, allargare la propria composizione del Cda a soggetti nuovi (attualmente il Cda è mutilato da una dimissione e dall’assenza prolungata di due suoi componenti), deve darsi una programmazione, degli obiettivi, altrimenti non troverà molti altri disposti a difenderla, come invece crediamo sia giusto e doveroso fare. La Fondazione deve saper organizzare eventi, stringere collaborazioni e costruire progetti capaci di sopperire, attraverso risorse pubbliche e private, alla carenza strutturale dei tradizionali fondi a sua disposizione, cioè quelli comunali è regionali. Deve avere figure capaci di aprire le sale della Centrale elettrica alle scuole, alle università, agli ordini professionali, alle nuove realtà editoriali e culturali nazionali. Deve promuovere il suo patrimonio, a partire dai documenti non ancora inventariati e custoditi gelosamente nei caveau, finora senza possibilità di alcun accesso esterno, da parte di studiosi e ricercatori. La Fondazione deve uscire da una dimensione autoreferenziale, per diventare soggetto politico-culturale capace di aprire dibattiti, discussioni e di muovere idee. Deve coordinare la propria attività con il Comune, in primo luogo, e con altre realtà del territorio: musei, fondazioni, associazioni, movimenti artistici.

In poche parole, è finito il tempo in cui bastava aspettare il finanziamento – comunale e regionale – per poi decidere, con calma e lentezza,  come e quando spendere. Oggi la Fondazione Sciascia deve saper inventare iniziative, laboratori, workshop, corsi di formazione e master capaci di fare cultura e di portare anche denaro nuovo e fresco nelle casse della stessa Fondazione, a partire dalla costruzione di progetti capaci di  intercettare anche finanziamenti europei.

Solo così, anche superando questa scandalosa omissione della Regione (che noi denunceremo e denunciamo con tutta la nostra forza, definendolo un omicidio culturale) la Fondazione potrà avere nuova vita e un futuro. O si cambia o si muore.

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *