Fenomenologia dei genitori degli alunni

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Dal genitore eziologico a quello insatiabilis, fino ad arrivare al genitore iracundus, negli ultimi decenni si è sviluppata una fenomenologia dei cosiddetti “genitori degli alunni” assai varia e complessa. E a buscarle sono i professori. 

Angela Mancuso

Negli ultimi decenni si è sviluppata una fenomenologia dei cosiddetti “genitori degli alunni” assai varia e complessa, della quale, per dovere di cronaca, e in base ai risultati di una rigorosissima osservazione sistematicamente condotta, si citeranno alcune delle manifestazioni più frequenti.

Ampiamente diffuso è il genitore eziologico, cioè quello che studia le cause che stanno alla base della malattia scolastica del proprio genito, e quasi sempre la trova: nella scuola che non funziona (e fin qui…), nel professore che ce l’ha col figlio (scientificamente provato!), nel compagno di banco che lo fa distrarre (ma guarda un po’!).

C’è, poi, il parens insatiabilis, ossia il genitore perennemente insoddisfatto, che se il figlio ha sei vorrebbe sette, se ha sette vorrebbe otto, e così via fino al dieci. Sul quale pure trova da ridire, specie se lo stesso voto lo ha preso qualcuno, secondo lui, meno meritevole.

Il più sgradito è il parens molestus, quello seccante, fastidioso, pruriginoso come un eritema solare. Ti ronza intorno “zzz” dall’inizio dell’anno scolastico “zzz” fino all’ultimo giorno “zzz” , svolazzandoti da un orecchio all’altro quasi volesse entrarci dentro.

Un misto di simpatia e comprensione lo ottiene quasi sempre il parens desperatus, della serie “nonsopiùcomefareconmiofiglio”, che le ha provate tutte, dal sequestrargli il motorino, al murarlo vivo in casa. Ti chiede sempre un consiglio, e tu, professore, vorresti tanto dirgli di ritirarlo da scuola e mandarlo a lavorare, ma non si può, c’è la scuola democratica, aperta a tutti.

Per non parlare del parens consentiens, ovvero il genitore connivente, complice, che difende ad oltranza, copre, mimetizza, autorizza.

Sovviene, da ultimo, il parens qui non est, cioè il genitore inesistente (scolasticamente parlando!), quello dormiente, non vigilante, i cui connotati fisici ci rimangono praticamente oscuri per tutto l’anno scolastico.

Purtroppo da qualche tempo ha fatto la sua comparsa sulla linea evolutiva (o in-volutiva) il parens iracundus, spesso associato al violentus. E’ quello che se metti una nota (e non musicale!) all’innocente e angelico pargoletto ti incrina una costola.  Se dai  un quattro al garzoncello scherzoso e spensierato ti sistema meglio il setto nasale e già che c’è dà un’aggiustatina anche alla mandibola. I teneri virgulti hanno spento la luce e usato la prof per fare tiro al bersaglio? Ragazzate, bambinate, cosa volete che sia, è lei che se l’è cercata. Tutta colpa della scuola, del governo, della crisi, degli immigrati, del surriscaldamento globale. E’ sempre è comunque colpa di qualcun altro.

Un tempo (ed è vero), i genitori rientrando a casa dopo un colloquio non particolarmente felice con un professore ci davano il “resto”, a turno, e senza mettere minimamente in dubbio la parola dei docenti. Oggi a buscarle siamo noi professori. La verità è che il compito di educare i giovani, che è sempre stato difficile, oggi si presenta come un’impresa disperata.

Ogni famiglia ha il proprio modo di gestire l’educazione dei figli, e  questo dipende da fattori interni ed esterni alla famiglia stessa. Dai modi di pensare, dal livello di istruzione, dalla mentalità, dal vissuto umano, dalle attese e dalle aspettative che riversano sui figli, dagli impegni di lavoro, dalla vita sociale e relazionale, dai rapporti con le altre agenzie educative. Perché  all’educazione dei giovani devono contribuire tutte le agenzie educative, e tutte in egual misura. I ragazzi non sono cattivi, non lo sono quasi mai. I ragazzi sono disorientati, confusi, smarriti, abbandonati. Facili prede di moderni avvoltoi travestiti da benefattori, di una società dove dominano l’egoismo e gli interessi personali, il clientelismo, l’ipocrisia, i falsi miti, la dignità venduta o barattata, le carriere comprate, il ricatto vile e ignobile, l’avidità turpe e meschina, le ingiustizie, i tradimenti, le prepotenze degli intoccabili.

I ragazzi hanno bisogno di punti di riferimento forti, leali, sinceri, veri. Hanno bisogno di genitori attenti e vigili, meno protettivi e meno “concessivi”, di insegnanti preparati e scrupolosi, di spazi che offrano stimoli culturali, che siano accoglienti, sicuri, organizzati. I ragazzi hanno bisogno di una società giusta, che premia i migliori, che difende i più deboli, che garantisce un futuro dignitoso. I ragazzi hanno bisogno poter credere che un giorno i loro sogni si realizzeranno.

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Angela Mancuso è docente di lettere al Liceo Classico “Linares” di Licata.

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One Response to Fenomenologia dei genitori degli alunni

  1. Silvana Bracco Rispondi

    07/11/2018 a 14:09

    La prof.ssa Mancuso è la più’ brava seria, professionale,istruita e amabile che io abbia mai conosciuto.

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