Favara, il timore di un grande passo indietro

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L’omicidio in pieno centro di due giorni fa ripiombare la comunità nella paura. Questa sera una fiaccolata per dire ancora una volta no alle mafie.

Favara

L’omicidio in pieno giorno nella centrale via Diaz a Favara fa ripiombare una comunità nella paura. Entri nei bar, cammini per strada, vai al supermercato, nessuno esprime pubblicamente le proprie opinioni o preoccupazioni. Ma in effetti il timore di rivedere la città fare un grande passo indietro, a fronte del salto in avanti registrato negli ultimi decenni, tra la popolazione c’è. Se sollecitati dal cronista arrivano i primi commenti e note stampa, altrimenti riscontrare una presa di posizione ufficiale è davvero difficile. Anche sui social, dove si parla di tutto, dalla politica locale alla mancanza d’acqua, dal calcio ad argomenti futili, nessuno tocca il tasto della recrudescenza malavitosa.

A margine delle funzioni religiose legate alla Quaresima, la comunità ecclesiale ha deciso di scendere in piazza. Lo farà questa sera alle 18.30 con una fiaccolata che si muoverà dalla chiesa SS Pietro e Paolo. Alla manifestazione ha dato la propria partecipazione anche l’amministrazione comunale di Favara. Con la speranza che a scendere in piazza ci siano anche i cittadini, quelli cioè che non rivestono particolari ruoli sociali.

A rompere il silenzio, ieri sera, una nota della pro loco “Castello” di Favara, impegnata da anni nella promozione turistica e culturale della città e che quest’anno ha avuto assegnato il gonfalone della legalità per i tanti percorsi virtuosi intrapresi in collaborazione con scuole ed altre associazioni.

”Nel giro di un anno assistiamo attoniti –si legge sul documento- ad un altro omicidio in pieno giorno in città, che f alzare la tensione e fa calare il silenzio. E’ doveroso da parte di tutti fare un fronte comune con una forte condanna a ciò che sta succedendo. Abbiamo accompagnato in questi anni in giro migliaia di turisti spiegando loro di rimuovere quell’etichetta negativa che per lunghi decenni ha visto Favara come città prettamente di mafia e crocevia di spaccio di droga. Ed i turisti hanno manifestato un nuovo giudizio su Favara ed i favaresi, apprezzando la cucina, la pasticceria, l’artigianato, i laboratori creativi, le attività culturali. Non ci stiamo ad azzerare ogni sforzo. Reagiamo”.

La manifestazione dello scorso 9 giugno

In effetti le considerazioni fatte dai volontari della Pro Loco trovano riscontro sulle centinaia di iniziative culturali fatte a Favara negli ultimi decenni. Al Castello, al teatro San Francesco, alla Farm, negli altri cortili, nelle scuole spesso si parla di legalità, si incontrano autori, si fanno convegni, si pone Favara al centro di un interesse regionale, facendone alzare le quotazioni. Poi bastano alcune pallottole e parte degli sforzi rischiano di sfracellarsi a terra.

“Abbiamo chiesto più controllo del territorio –ci dice il deputato pentasellato all’Ars Giovanni Di Caro–  al Governo centrale. Il ministro Minniti deve ancora rispondere ad una lettera spedita a suo tempo dal Comune dopo la manifestazione contro le mafie avvenute prima dell’estate scorsa.  La tenenza dei carabinieri è oberata di lavoro e le risorse umane e strumentali risultano numericamente insufficienti. Si uccide in pieno giorno in una faida che sembra non avere fine. Chiederò alla neo istituia commissione antimafia all’Ars sostegno, nelle sedi opportune, per il potenziamento dell’organico dei carabinieri per un maggiore controllo del territorio”.

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