Favara, resuscita “a manu o mortu”

|




Al cimitero di Piano Traversa ripristinato il rituale saluto ai familiari del defunto

altAnno nuovo, usanze vecchie. E’ durata in vigore appena 70 giorni l’ordinanza firmata dal sindaco Manganella che, dal 27 ottobre dello scorso anno, disciplinava la “gestione” dei funerali a Favara. Diverse le novità contenute in quell’ordinanza, che divise subito Favara tra favorevoli e contrari. Tra le principali il ritorno dopo 40 anni della celebrazione delle esequie nelle parrocchie di appartenenza del defunto, secondo quanto disposto dalla Conferenza Episcopale Italiana, che vieta in tutto il territorio italiano di “dire messa” dentro le Chiese Cimiteriali. Ma la “rivoluzione” del Sindaco Manganella è stata quella di “vietare” il saluto con la classica stretta di mano, tra i partecipanti al funerale e i congiunti addolorati. Manganella aveva mandato in archivio la classica “manu o mortu”, tipica espressione storico-popolare, ma non aveva fatto i conti con il “pensiero” dei suoi compaesani, la cui totalità ha subito espresso il desiderio del ripristino del saluto. Il sindaco ha tenuto duro, quasi isolato, ma alla fine è dovuto ritornare sui propri passi anche a seguito della mozione approvata in Consiglio Comunale lo scorso 28 dicembre e che ha visto tutto il Civico Consesso chiedere ufficialmente la modifica dell’ordinanza che tanto clamore suscitò anche sui mass media.

Ed allora da lunedì si ritorna al passato, o quasi. Confermati i funerali nelle chiese ma ripristinato “l’ultimo saluto” che può essere liberamente manifestato solo al Cimitero di Piano Traversa. Alla fine il Sindaco, che nelle ultime interviste rimaneva ancorato al suo “pensiero” ma che manifestava rispetto sulla decisione del Consiglio Comunale, ha firmato la nuova ordinanza del 4 gennaio 2013 che accontenta un po’ tutti: la Chiesa che celebra i funerali all’interno delle varie Parrocchie e il popolo che non sarà più costretto a schivare il controllo dei Vigili Urbani, pronti ad elevare salate contravvenzioni alle famiglie disposte in fila per ringraziare parenti ed amici accorsi per dolore ma anche “rispettu”. Chi invece esce con le “ossa rotte” sono i portantini della bara, costituiti in apposita cooperativa dal 27 ottobre scorso. Forse, a nostro avviso, era l’unica novità “civile” disposta da Manganella. La presenza, in abito scuro, dei portatori del feretro rendeva un servizio, anche se a pagamento, a famiglie che non avevano la “forza umana” per il trasporto della bara e che alla fine “livellava” tutti i defunti nell’ultimo cammino fino alla camera mortuaria. Adesso il pressing popolare si sposta sulla celebrazione dei funerali in Chiesa. Basta partecipare a un qualsiasi funerale ed è facile cogliere la sensazione di tutti, che invocano il ritorno della celebrazione della Santa Messa dentro la Cappella del Cimitero di via Capitano Callea. Ma per la C.E.I Favara, ritenuta unica città d’Italia a “trasgredire” il diritto canonico, doveva allinearsi al resto del Paese. Ma basta leggere i necrologi pubblicati quotidianamente sulle colonne del Giornale di Sicilia, per apprendere che nella vicina Palermo molti funerali vengono celebrati dentro la Cappella del Cimitero di Sant’Orsola. Forse a Piazza San Pietro, oltre all’Osservatore Romano e all’Avvenire, nella rassegna stampa bisogna inviare una copia del principale giornale siciliano, per far capire ai Vescovi che Favara non era l’unica città a “peccare”.

Giuseppe Piscopo

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *