Favara. Quell’indimenticabile Pasqua in cui piovvero milioni su intere famiglie

|




Tutti puntarono su un singolare evento: la Croce del calvario che si spezzò il Venerdì Santo

altIl Venerdì Santo continua ad essere un giorno particolare per Favara. Se, con il passare degli anni, per le altre ricorrenze religiose si registrano sempre una minore partecipazione di fedeli alle varie processioni di simulacri dei Santi, nel giorno del Venerdi Santo u “chianu da Cruci” viene letteralmente riempito da intere famiglie.

In migliaia sotto la croce, a prescindere dalle condizioni del meteo, a seguire il rito della crocifissione e, a seguire, quello della deposizione dell’urna di vetro. La maggior parte presente per fede, in tanti, bisogna dirlo, per “timbrare” la presenza alla tradizione: sta di fatto che la città si ferma per l’intera giornata, fino alla mezzanotte, quando in Piazza Cavour, tra le Chiese del Rosario e del Purgatorio avviene la “spartenza”, il rito forse più atteso dai favaresi e che vede la corsa “disperata” della Madonna vestita a lutto verso il Figlio destinato al Sepolcro. Negli ultimi anni è stata ripristinata anche la processione delle statue con la “spinta umana”, lasciando in garage mezzi per tanti anni con lo scarico del gas puntato sulla processione. Tutti i Venerdì Santo, come tradizione comanda, sembrano uguali a quello dell’anno prima. Ma uno in particolare, in un anno imprecisato, è ricordato dai più anziani come il Venerdì Santo dei miracoli. A raccontare il curioso episodio è Antonio Arnone, nella raccolta di novelle “Racconti di isola persa”. “Tutto il Piano della Croce era gremito di gente che assisteva alla sacra rievocazione della morte di Gesù. Alcuni fedeli, posti ai lati della piazza erano a piedi nudi per assolvere un voto per grazia ricevuta e con occhi lucidi fissavano intensamente la sacra Croce alta cinque metri”. Sotto la croce si stavano consumando gli ultimi accorgimenti prima di fissare con i chiodi il Cristo. Subito dopo due sacerdoti iniziarono a issare delicatamente il SS Crocifisso con una grossa fune al punto nodale della croce. I due prelati, piantati simbolicamente i chiodi alle mani e ai piedi di Gesù, stavano per compiere il gesto finale di scambiarsi il tradizionale schiaffo. “A questo punto –racconta Antonio Arnone- si avvertì uno scricchiolio e quasi contemporaneamente la croce si spezzò in due”. La folla rimase senza parole, quasi incredula, migliaia di sguardi si incrociarono, quasi a cercare una conferma se quanto appena visto era vero. I favaresi iniziarono subito a dare le loro interpretazioni: l’imminente scoppio in un’altra guerra, la fine del mondo, la punizione verso l’uomo peccatore. Ma molte persone pensarono di “smorfiare” il curioso e singolare evento, prendendo d’assalto il botteghino del lotto e giocando alcuni numeri. L’indomani, su una ruota, uscì un bel terno. In molte famiglie piovvero milioni e milioni di lire. Era la sera della Pasqua, quel Sabato Santo. E per molte famiglie, quella Pasqua fu di vera Resurrezione, anche economica.

Giuseppe Piscopo

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *