Favara, Mendola: meglio tardi che mai

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Istituzioni, partiti, docenti e società civile uniti per il recupero della storica scuola.

C’era anche un quadro svedese che ricopriva una intera parete della palestra coperta, una vera e propria novità per gli studenti di Favara che aspettavano il suono della campanella dell’ora di educazione fisica più di quella delle 13.30. Ed ancora i grandi materassoni blu, gli ostacoli, il campo di pallavolo. Ed ancora un campetto esterno polivalente e un altro destinato al tennis. Ed ancora laboratori scientifici, musicali, i primi laboratori dove facevano la comparsa calcolatori e commodore 64. E poi aule luminose, spazi immensi per i momenti ricreativi ed associativi, giardino, parcheggi. In quei luoghi è cresciuta una parte  della generazione degli anni Ottanta di Favara. Molti di questi ragazzi hanno fatto carriera diventando rinomati medici, avvocati, ingegneri, docenti, politici, imprenditori. Stiamo parlando della scuola media “Antonio Mendola”, dedicata al grande benefattore  che donò alla sua Favara e ai favaresi la biblioteca comunale, palazzi, ospedali, istituti per il ricovero di povera gente ed ospizi. Quel barone che però è stato abbandonato dai favaresi, all’indomani del furto del suo mezzobusto da decenni ubicato in Piazza Cavour. Ritornando alla scuola “Mendola” di quegli spazi ed arredi è rimasto ben poco. Prima i crolli strutturali, poi le varie inagibilità di piani e padiglioni. E per finire il saccheggio totale, sfruttando l’assenza di custodia ed il silenzio di tutti. Hanno distrutto tutto, dagli impianti elettrici a quelli di riscaldamento, dagli arredi ai sussidi. Dai muri hanno pure “estratto” le cassette che contenevano gli impianti elettrici. Peggio di un terremoto, più violento di uno tsumani. La “Mendola” ha traslocato da quei muri quel poco che è rimasto, ma si è portata dietro il buon nome di una scuola di qualità e una valigia di ricordi. Ha “subìto” la fusione con la scuola dedicata al Capitano Vaccaro, un favarese che di battaglie e trincee ha scritto pagine di storia e che al fronte ci ha lasciato la vita. Dopo tanti anni di silenzio ed indifferenza c’è voluta una lettera sull’edilizia scolastica partita da Palazzo Chigi e firmata Matteo Renzi per riaccendere i riflettori sulla struttura sventrata di via dei Mille. Meglio tardi che mai. Ed allora, dopo l’input dell’ex sindaco gigliato è iniziata la corsa contro il tempo. Dal secondo piano del palazzo di Città, che vedi caso porta il nome di Antonio Mendola, il sindaco Rosario Manganella, renziano, ha inviato al nuovo premier la richiesta per il recupero dell’immobile, con allegato dossier sullo stato della struttura. Anche il Pd con il suo segretario locale Carmelo Vitello scende in campo chiamando attorno ad un tavolo tecnico le principali “anime” della città, per fare “comunità” attorno ad una scuola che non appartiene ad un quartiere, ma a Favara tutta. Lodevole l’iniziativa, “fredda” la risposta della città. Angelo Vita, attuale docente dell’I.C. Falcone Borsellino ma con un passato proprio alla Mendola, per coinvolgere l’intera città, lancia una coinvolgente idea. “Durante la settimana della Legalità in programma a maggio formiamo una catena umana “accerchiando” la struttura chiamando a raccolta alunni e genitori, docenti e cittadini. Alziamo il tono della tensione. L’opportunità che ci da Matteo Renzi non può trovarci fermi”.

L’eventuale recupero della scuola di via Dei Mille darebbe ossigeno a tutte le altre scuole del territorio. Molti istituti hanno carenze d’aule e sono costretti a “friggersi” nel proprio olio sfruttando angoli e sottoscale, dopo che dal Comune è iniziata una graduale riduzione degli affitti. “AdessoMendola” è lo slogan scelto dal Pd locale che a Roma troverà riscontro nel parlamentare Tonino Moscatt. Ma Favara si gioca a Montecitorio anche la carta Nino Bosco, deputato del nuovo centro destra e dunque partner del PD al governo. Se poi consideriamo che il sindaco Sasà Manganella, ritornato al Pd, è di fede renziana, “AdessoMendola” non dovrebbe trovare ostacoli di sorta. In caso contrario il mancato recupero della struttura sancirebbe il fallimento di tutti. Ma il Barone Antonio Mendola questo non lo merita…

Giuseppe Piscopo

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