Favara, lettera a due bambini speciali

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La toccante lettera di due docenti, Carmen Milia e Nadia Pitruzzella, mamme di due bambini disabili gravi, che per motivi di lavoro non possono stare accanto ai loro figli e assisterli come vorrebbero.

Carmen Milia e Nadia Pitruzzella

Carmen Milia e Nadia Pitruzzella sono due insegnanti di Favara, che per motivi di lavoro, purtroppo, non possono stare accanto ai loro figli, Filippo e Benedetta, due bambini disabili gravi, come vorrebbero.

Carmen insegna a Palermo, Nadia a Milano, con i comprensibili disagi che le rispettive sedi li lavoro comportano ad entrambe. In un Paese più sensibile verso chi ha bisogno di maggiore attenzione e particolare assistenza alle due insegnanti sarebbe stato concesso subito il trasferimento nella propria città, ma da noi, e soprattutto in Sicilia, come ben sappiamo, non funziona così. Da noi viene prima il diritto di quanti fruiscono della legge 104 per disabilità personale, i primi ad essere privilegiati nei trasferimenti sono proprio loro. Nulla da eccepire, naturalmente, salvo scoprire, come è già avvenuto, che spesso tanti godono di questo beneficio senza averne diritto.

Carmen Milia e Nadia Pitruzzella lo scorso gennaio sono stati al Ministero della Pubblica Istruzione per segnalare personalmente il loro caso al Ministro Valeria Fedeli. Sono stati ricevuti dal segretario del Ministro. Ma da quell’incontro ad oggi non c’è stato alcun riscontro.

Le due mamme hanno scritto una commovente lettera ai loro figli, che noi vi proponiamo di seguito.

La Lettera

“Facebook mi chiede a cosa sto pensando e ci sono tantissime cose che mi passano per la testa ma non riguardano cose frivole o pensieri filosofici. Una sola cosa in questo momento mi viene in mente, un pensiero fisso da cui non riesco a distogliermi e riguarda te e i bimbi che, come te, sono costretti a non avere la mamma vicino quanto la vostra condizione richiederebbe.

Amore mio, io non so se un giorno capirai mai quello che c’è scritto in questa lettera ma voglio scriverla lo stesso per dirti che la mamma ti ama moltissimo e che non c’è un solo giorno in cui io mi penta che tu sia venuto al mondo.

Ti voglio bene e voglio che tu sappia che tutto quello che faccio ogni singolo giorno da quando sei nato è fatto pensando a te, per proteggerti e per fare in modo che il tuo sorriso, che illumina le mie giornate, non si spenga mai.

Amore mio è difficile spiegarti in poche righe tutte le cose che sono successe da quando sei nato, spesso non tutte belle, ma una cosa voglio dirtela: il tuo coraggio di sorridere nonostante tutto è l’unico esempio a cui attingo per non arrendermi mai anche nei giorni più bui.

In questi pochi anni, da quando sei venuto al mondo, quello che mi hai insegnato non ha prezzo: mi hai insegnato a lottare e a non arrendermi mai e la tua forza di volontà è l’esempio a cui mi ispiro!

Però tesoro mio voglio che tu sappia che non sempre la mamma potrà stare con te, perché anche se lo desidero con tutto il cuore alcune cose non dipendono da me.

Vedi noi viviamo in un Paese meraviglioso dove molte persone hanno lottato e sono anche morte per dei valori universali. Perché credevano che ognuno di noi debba avere la possibilità di vivere libero nel comportamento e nelle scelte, in un Paese di uguaglianza e di diritti civili.

Ma poi col passare del tempo le cose sono cambiate e ci si è dimenticati di tutto quello che gli italiani sono e hanno fatto ed è nata una burocrazia che, pur nell’intento di garantire gli stessi diritti a tutti, è strumentalizzata da chi dimentica o non considera che alcuni hanno più bisogno rispetto ad altri. Ma non fraintendermi amore mio, non voglio dire che non siamo tutti uguali ma solo che alcuni hanno più bisogno di altri e vanno protetti e coccolati di più. Per esempio, tua sorella riesce a mangiare da sola e non ha bisogno che io la imbocchi; tu invece, amore mio, non lo puoi fare e se non ci fosse mamma tu non riusciresti a mangiare e a bere. Il fatto è che tu hai più bisogno di tua sorella ad essere aiutato altrimenti non avresti il suo stesso diritto a mangiare.

Vedi amore mio, quello che voglio dirti è che se anche mamma vorrebbe starti accanto e assisterti non lo può fare perché non mi permettono di lavorare vicino a te, perché non hanno capito che tu hai più bisogno di altri. La mamma insegna in un paese molto lontano da dove vivi tu e il ministero per cui lavora non fa nulla per farla avvicinare a te, anzi spesso ha peggiorato le cose.

Amore mio, quello che voglio dirti è che esistono delle regole che vanno rispettate! Ma voglio anche che tu sappia che non sempre queste regole sono giuste, perché a volte chi le scrive non conosce o ignora di proposito che ci possono essere delle persone a cui quelle regole non possono andare bene, perché sono persone speciali come te che non sono uguali alle altre persone. Un po’ come tua sorella e tu. Così amore mio, anche se mamma lo vorrebbe, non può stare con te perché una regola scritta da chi non ti conosce, che non sa che tu esisti e sei la luce dei miei occhi, non ti tutela!

Però tu, amore mio, mi hai insegnato già alla tua tenera età a non arrendermi e ti prometto che la tua mamma lotterà finché la politica torni a scrivere le regole pensando che esistono anche dei bambini coraggiosi come te, che nonostante tutto non si arrendono e sorridono anche a chi non li guarda e che vanno tutelati ad ogni costo!

Amore mio, un giorno se riuscirai a capire quello che c’è scritto in questa lettera, voglio che tu sappia che la tua mamma ha continuato a lottare, a fare sentire la tua voce, finché l’Italia è tornata ad essere quel paese dei diritti di tutti”.

Carmen e Nadia, docenti e mamme di Filippo e di Benedetta, bimbi disabili gravi.

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One Response to Favara, lettera a due bambini speciali

  1. Antonia Presti Rispondi

    18 marzo 2017 a 14:13

    Voglio pensare positivo! Cambierà la Sicilia , ma muovetevi voi che siete giovani! È ingiusto quello che succede al riguardo!

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