Favara, in eterno riposo “a manu o mortu”

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Abolito con una ordinanza del Sindaco il rituale  saluto ai congiunti del caro estinto

Un funerale a Favara“A cchi ura su portanu ca ci va dugnu a manu”.
“Va dugnu a manu o mortu. Curru, senno un ci arrivu”. Sono state sicuramente queste le frasi pronunciate maggiormente dal popolo favarese e saldamente ai primi posti delle hit parade del “frasario quotidiano” degli ultimi decenni e che adesso non si sentiranno più.

Una “sofferta” firma del sindaco Sasà Manganella su un’ordinanza ha posto fine al rituale dell’ultimo saluto ai parenti del caro estinto, a seguito della nota del presidente della CEI Cardinale Angelo Bagnasco, la n. 725 del 2 novembre 2011, che proibisce, dal 2 novembre 2012, su tutto il territorio nazionale la celebrazione del funerale nella chiesa del cimitero. Dopo un tentativo portato avanti dall’amministrazione comunale di convincere la Curia di Agrigento di prevedere una speciale “deroga” sulla Città dell’Agnello Pasquale, il Comune di Favara ha dovuto emanare l’ordinanza che modifica le abitudini di un popolo e che ha aperto un serrato dibattito tra i cittadini.

La maggior parte della popolazione, da commenti ascoltati direttamente in recenti funerali, ma anche il popolo del web non ha accettato la direttiva della CEI, ritenuta non applicabile a Favara per diversi motivi. Tra tutti il problema legato alla viabilità e al traffico. L’affluenza di migliaia di persone ai funerali (spesso anche tre in un giorno), il ricorso ai posteggi che non ci sono nelle vicinanza delle varie Chiese, la chiusura al traffico di tante arterie del centro storico per i crolli di case fatiscenti: tanti i motivi validi manifestati dal Sindaco nel corso di un incontro con il Vescovo Montenegro, tutti rigettati dal Pastore della Chiesa Agrigento. Ed allora, vuoi o non vuoi, si cambia. Se sulla decisione della scelta del Chiesa parrocchiale pochi sono i favorevoli, sull’abolizione del saluto si registra un vivace dibattito. Da una parte i “tradizionalisti” che chiedono il ripristino del saluto almeno al Cimitero, dall’altra le giovani generazioni che ritengono un segnale di civiltà “svincolare” le famiglie addolorate ad una ulteriore sofferente appendice alle esequie.

altLa partecipazione ai funerali è stata sempre particolarmente sentita dalla collettività favarese. “Un populu c’era” commentava a caldo il congiunto appena concluso il rito del “saluto”. “Nuddru c’era” se al funerale accorreva poca gente.
A Favara da sempre il funerale è un misuratore di “rispetto”. Se a pochi chilometri, nella vicina Agrigento, l’accompagnamento all’ultima dimora è a tutt’oggi affidata a poche decine di persone (ad eccezione delle morti di particolari personalità conosciute nel territorio), a Favara si “congelano” per interi pomeriggi attività lavorative e impegni di famiglia per accorrere in migliaia al funerale. Tutto questo per lunghi decenni e che dal giorno 3 novembre è stato radicalmente mutato. Basta con i funerali celebrati nella Cappella del Cimitero di Piana Traversa, ripristino della cerimonia religiosa nelle Parrocchie di appartenenza del defunto, vietato il “saluto” ai congiunti. In sintesi l’amputazione collettiva dell’arto per lo storico rito di “dari a manu o mortu” è destinato ad essere da oggi solamente raccontato alle giovani generazioni. Tranne successive modifiche. Già alcuni anni fa, nel dicembre del 2009, il sindaco Mimmo Russello, per motivi prettamente di prevenzione al diffondersi della pandemia influenzale A sottotipo H1N1, aveva disposto il “divieto assoluto di rendere i saluti di cordoglio attraverso la stretta di mano e dello scambio di baci e abbracci sia nella cappella del cimitero che nei pressi dell’abitazione del defunto da dove muove il corteo funebre”. Con quella ordinanza fu fatto divieto anche il saluto sotto l’abitazione del defunto. Successivamente, cessata l’emergenza dell’epidemia, fu ripristinato il rito ” da manu o mortu” solo al Cimitero di via Capitano Callea. Rito da sempre accettato dalla stragrande maggioranza dei favaresi e “approvato” con consensi da parte dei partecipanti provenienti da altri paesi che ritenevano comoda la scelta operata nel lontano 1973 dal sindaco Pietro La Russa di concentrare tutto il funerale all’interno del camposanto. Già negli Settanta non c’era l’attuale motorizzazione sulle strade urbane, ma già il problema legato alla viabilità era stato un indicatore che aveva spinto il sindaco-medico democristiano a firmare l’ordinanza. Adesso cosa succederà in concomitanza di funerali in programma nelle chiese di San Vito, San Calogero, Chiesa Madre, Itria, San Giuseppe Artigiano, Carmine? Insomma, quasi in tutte, è prevedibile la paralisi del traffico urbano, con successivi problemi agli esercizi commerciali e ad eventuali passaggi di mezzi di soccorso. Ed allora il Sindaco Manganella, con una buona dose di coraggio, ha ritenuto opportuno “annullare” il saluto sia davanti la Chiesa che al Cimitero di Piana Traversa, affidando al buon senso delle famiglie a lutto l’osservanza dell’ordinanza. Per certificare la partecipazione al funerale è stato istituito un registro per la firma dei partecipanti. Con il paventato rischio che la “manu o mortu” possa lasciare il campo ad una furbesca “delega”: “Si va o mortu firma pi mmia”.

Giuseppe Piscopo

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