Favara. Fra Giuseppe: “Al pulpito preferiamo le strade”

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I Frati Francescani ci presentano il progetto “La Tenda di Abramo”. Questa sera la donazione del quadro di Alberto Crapanzano che ritrae il San Francesco di Cimabue

altParla correttamente tante lingue straniere. Ha viaggiato in tante parti del mondo, soprattutto in Paesi con difficoltà economiche. Adesso è a Favara, da alcuni anni, ed è “fresco” di riconferma a padre guardiano del Convento Sant’Antonio. Stiamo parlando di Fra Giuseppe Maggiore, messinese, frate francescano che non “dice messa” ma che aiuta la povera gente 24 ore al giorno. Ci accoglie in un luminoso pomeriggio e ci apre le porte del convento regalandoci un piacevole scoop: ci fa visitare il piano di clausura, quello abitato dai frati e destinato alla preghiera. Siamo andati alla collina San Francesco per conoscere da vicino le attività che i frati francescani portano avanti in favore di diversi “fratelli” (come loro amano chiamare”) prevenienti da diversi Paesi stranieri.

Fra Giuseppe ci fa accomodare in chiesa e ci presenta il progetto “La tenda di Abramo”, che ancora molti favaresi non conoscono. “Dal febbraio 2010 in questo convento -ci dice Fra Giuseppe- accogliamo fratelli di etnie diverse che hanno lasciato i propri Paesi per diversi motivi: guerre civili, crisi economiche, povertà. Favara è diventata la capitale dell’accoglienza, grazie anche a Mons. Franco Montenegro, il nostro Vescovo, che ha subito autorizzato e incoraggiato questa iniziativa di solidarietà”.
Ma chi sono gli ospiti della Tenda di Abramo?
“Sono fratelli come voi nati e cresciuti in territori difficili. Molti di loro non vedono i genitori da anni, ma hanno deciso di abbandonare la propria terra per un futuro migliore e con prospettive”.
Hanno contatti con le famiglie o hanno tagliato i ponti?
“Con le nuove tecnologie, internet su tutti, hanno contatti ogni giorno, anche via video”.
Come si svolge la giornata in Convento?
“E’ molto varia. Tanti i momenti di comunità, soprattutto a pranzo e a cena, ed attività individuali. C’è chi coltiva l’orto, chi pascola le pecore, chi fa attività artigianali, chi cura le galline, chi cucina. Molti vengono coinvolti in lavori esterni, in campagna, nell’edilizia, in piccole manutenzioni”.
Ma gente che proviene da Paesi diversi, parla lingue diverse e pratica religioni diverse va d’accordo o ci sono contrasti e conflitti?
“Il punto d’unione e di superamento delle diversità è proprio la Tenda d’Abramo. A volte nascono “scintille” ma con il dialogo e la comprensione superiamo tutto”.
Dalla chiesa ci trasferiamo nel chiostro e, poi, all’interno del convento. Incontriamo tanti fratelli impegnati nelle varie attività. Chi pialla il legno, chi dipinge, chi da da mangiare alle galline, chi munge le pecore al ritorno del pascolo. C’è silenzio dentro quel Convento, fuori il rumore del traffico della città.
“Noi francescani siamo fatti così. Ci piace incontrare la gente in strada -ci dice Fra Giuseppe- più che le prediche dal pulpito”. Tante le iniziative che in città si sono messe in atto per aiutare la “tenda di Abramo”. Dagli aperitivi di beneficenza organizzati dall’Associazione Dinamicamente all’adozione della tenda da parte del personale docente e non docente dell’I.C. “Falcone Borsellino”, con diverse raccolte di viveri e di denaro destinati al Convento. Ma anche la donazione di un quadro che ritrae il San Francesco di Cimabue, realizzato da Alberto Crapanzano. La tela in questi mesi è stata esposta in diverse attività commerciali della città invitando la gente a piccole donazioni. Stasera il dipinto di Alberto Crapanzano sarà donato definitivamente ai Frati Francescani, nel corso di una cerimonia che avrà luogo al tramonto nella collina che domina Favara.

Giuseppe Piscopo

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