Fatti e misfatti di Milocca

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NOVELLE E MISTERI. E’ sempre stato un rompicapo per gli studiosi locali, capire come Luigi Pirandello fosse venuto a conoscenza di determinati fatti di Milocca, l’odierna Milena, sui quali aveva costruito le sue novelle: “Acqua e lì” e “Le sorprese della scienza”.

Milena

Milena

“Vi ricordate di Milocca, beato paese, dove non c’è pericolo che la civiltà debba un giorno o l’atro arrivare, guardato com’è dai suoi sapientissimi amministratori? Prevedono costoro dai continui progressi della scienza, nuove e sempre maggiori scoperte, e lasciano intanto Milocca senz’acqua e senza strade e senza luce. Vi ricordate?”.

E’ sempre stato un rompicapo per gli studiosi locali, capire per quale tramite Luigi Pirandello fosse venuto a conoscenza di fatti e misfatti di Milocca (Milena), sui quali aveva costruito le sue novelle : “ Acqua e lì” e “ Le sorprese della scienza”.

Lugi Callari

Lugi Callari

Alcuni hanno fatto riferimento ad una ipotetica amicizia con il dottore Luigi Callari, medico suterese, trapiantato a Milocca agli inizi del 1880, nel quale, con molte forzature, hanno visto il Tucci de “ Le soprese della scienza” e il dottor Calaiò di  “Acqua e lì”. Altri invece hanno correlato le frequentazioni milocchesi di Pirandello alla sua e alla paterna attività di esercenti l’industria zolfifera. Nessuna indicazione però, nell’un caso e nell’altro, ha posseduto un supporto documentario. L’amicizia con il Callari veniva messa in discussione dalla differenza di età e dalla conseguente improbabilità di incontri scolastici o universitari (una omonimia con un Luigi Callari intestatario di missive da parte di Luigi Pirandello sembra aver ingenerato l’equivoco); l’attività zolfifera dei Pirandello, dal fatto che, tra la fine del 1800 e gli inizi del ‘900, Milocca non rappresentasse un territorio a forte vocazione mineraria. Ne “Le sorprese della scienza” suonava stonata anche la riunione di un ipotetico consiglio comunale che Milocca, in quanto frazione di Sutera, non possedeva come entità autonoma.

“Signori consiglieri, l’ordine del giorno reca: discussione del progetto presentato dalla Giunta per un impianto idro-termo-elettrico nel comune di Milocca…”.

Ma allora Milocca era un nome occasione come poteva esserlo Nadore o qual altro? Un luogo immaginario da assumere a scenario del grottesco mondo pirandelliano? Niente di tutto questo. Sebbene gli aspetti veristici di queste novelle fornissero la stura al paradosso, Milocca era conosciuta davvero. Fin dai tempi del Fascio dei Lavoratori e della rivolta delle donne, le vicende della comunità avevano trovato posto nelle elaborazioni culturali dello scrittore, ed erano state riportate con “eclatanza” nel romanzo “I vecchi ei giovani”. Chi o che cosa dunque aveva fatto da tramite? Un indizio a tal riguardo è arrivato fortuitamente.

Spigolando nell’archivio della Provincia di Caltanissetta, qualche tempo fa, ho trovato un carpettone pieno di deliberazioni, verbali, giornali su un’inchiesta amministrativa a carico di Gaetano Bongiorno, presidente della provincia dal 1910 al 1914. Tra le contestazioni che gli venivano mosse, c’era quella di avere sperperato denaro pubblico per una missione in Inghilterra. A detta di molti testimoni, il Bongiorno assieme all’ingegnere Giuseppe Puleo, capo dell’ufficio tecnico provinciale, si era recato nella capitale britannica per trovare i finanziatori di un progetto privato per lo sfruttamento delle acque del torrente Gallodoro, che scorreva tra i comuni di Racalmuto, Bompensiere, Sutera, Milocca e Campofranco prima di confluire nel fiume Platani.

Gaetano Bongiorno

Gaetano Bongiorno

Tale progetto prevedeva lo sbarramento delle acque del torrente e l’uso di esse quale fonte di energia idro-elettrica. Ecco dunque “Le sorprese della scienza”. Ecco la notizia ed il personaggio. Gaetano Bongiorno, originario di Comitini (località girgentana vicina alla miniera Taccia-Caci di Stefano Pirandello) era pressoché coetaneo dello scrittore. All’inizio del ‘900 possedeva diversi magazzini a Porto Empedocle per la commercializzazione degli zolfi ed era fortemente cointeressato nell’estrazione dello zolfo di molte miniere. Il padre, Michelangelo, gabellotto di terre e miniere aveva acquistato, nel 1864, il feudo di Caccione in territorio di Sutera, da dove passava la linea ferrata Girgenti-Roccapalumba. Gaetano aveva sposato la figlia del dottore Giuseppe Schillaci, medico di Campofranco, ed aveva spostato la sua dimora abituale in quel comune. Fin dal 1888 aveva disimpegnato la carica di sindaco di Campofranco e di consigliere provinciale di Caltanissetta, partecipando attivamente alle lotte politiche di Sutera, Milocca, Mussomeli, Bompensiere. Chi meglio di lui poteva conoscere l’impegno, la capacità, l’intelligenza dei consiglieri comunali della zona? Chi meglio di lui poteva valutare la preparazione e la cultura dei professionisti che operavano nel territorio? Come non ricordarsi dell’amico letterato, divenuto famoso per “quel libro dove c’era un uomo che moriva due volte”? Come non scherzare con lui sulla supposta arretratezza culturale dei milocchesi e sulla loro saccenteria e inconcludenza amministrativa?

E qui il consigliere Maganza, con l’aiuto dei libri che gli avevano recato gli uscieri, si sprofondò in una intricatissima, minuziosa confutazione scientifica, parlando della forza dei torrenti e delle cascate e di prese e di canali e di condotte forzate e di macchinari e di condotte elettriche e delle relazioni da stabilire tra riserva termica e forza idraulica, oltre alla riserva degli accumulatori; citando la Società Edison di Milano e l’Alta Italia di Torino e ciò che per simili impianti s’era fatto a Vienna, a Pietroburgo, a Berlino…”.

Questi interrogativi sono d’obbligo, anche se la suggestione non può esimersi dalla esibizione della prova e la prova dell’amicizia tra lo scrittore e l’uomo politico non esiste. Forse perché in epoca fascista al grande Pirandello mal si addiceva l’amicizia di un mafioso; e Gaetano Bongiorno era stato arrestato nel febbraio del 1928, in piena Bonifica Mori, con l’imputazione di essere stato il capo della mafia della Valle del Platani. Forse perchè, malgrado queste coincidenze, i due non si erano mai incontrati. Il paradosso dello sfruttamento a scopo industriale delle scarse acque del Gallodoro sarebbe potuto arrivare allo scrittore attraverso il prefetto di Caltanissetta Giuseppe Palumbo Cardella originario di Girgenti e suo intimo amico, oppure dall’intraprendente sindaco di Porto Empedocle Pepè Malato ideatore del progetto (di cui si era sentito espropriato in modo truffaldino da Gaetano Bongiorno e contro il quale aveva intentato una vertenza cavalleresca).

In ogni caso, mi sia consentita la supposizione e, a costo di “strafalcionare” il vero, mi si lasci ipotizzare e congetturare. La verità ( e la ricerca storica?) come ci ha insegnato il maestro …. È relativa.

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2 Responses to Fatti e misfatti di Milocca

  1. giuseppe virciglio Rispondi

    10 maggio 2017 a 22:52

    Mi intriga l’intrigo dello speculare esplorando la possibilità, comunque incrementa la conoscenza. Grazie Gero

  2. giuseppe virciglio Rispondi

    10 maggio 2017 a 22:52

    grazie Gero

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