Facebook, tutti pazzi per le foto del passato

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Spopola la pagina “Sali d’argento”, dedicata alle vecchie immagini di Racalmuto. Seicento iscritti, antiche fotografie tirate fuori dai cassetti e postate su internet. E i più giovani commentano meravigliati: questo è proprio il mio paese?

Ci voleva facebook per risvegliare la voglia di appartenenza ad una comunità. Racalmuto nel 1941. Corteo nuziale in via Garibaldi. Foto pubblicata da Nino VassalloCi voleva la rete per risvegliare le coscienze un po’ assopite di un paese che ne sta vedendo – e ne ha viste negli ultimi anni – davvero delle belle. Facebook come una grande piazza della memoria dove tanti riscoprono il gusto di confrontarsi e scoprire assieme, spesso anche per gioco, chi sono i protagonisti dello scatto, a quale anno si riferisce o lo stupore oIl barone Tulumello - da Fb Sali d'argento. Pubblicata da N. Vassallo l’amarezza di non vedere più un campanile, un balcone, un chiostro.
Eppure le fotografie pubblicate nel gruppo “Sali d’argento (il gruppo ideato e creato da Piero Carbone, Angelo Cutaia, Nicolò Rizzo e Nino Vassallo) in qualche modo hanno spostato il dibattito dei commentatori delle cose cittadine sulle cose e gli uomini di un tempo passato. Di un passato da amare e da riscoprire. Un passato non recente, si capisce.

Le fotografie pubblicate spesso ritraggono volti dell’Ottocento e dei primi del Novecento – le famiglie che in quel periodo avevano la possibilità di aver un ritratto – e luoghi del paese: le chiese, i conventi, le piazze, le fontane. E le feste e i momenti di vita religiosa che spesso fanno scoprire visi che probabilmente nella loro esistenza non hanno avuto la possibilità di farsi fotografare.

Iniziativa encomiabile, sicuramente, che fa emergere tanti elementi. Innanzitutto che ogni fotografia (anche quando si tratta di foto che vengono fuori dagli album di famiglia) è un pezzo unico della Cartolina edita da Riv. Tabacchi Agròstoria collettiva di un paese. Bisogna sottolineare che le foto più note – le cartoline prodotte nel tempo dai tabaccai, quelle del fondo Venturini conservate in biblioteca comunale o quelle riprodotte in varie pubblicazioni realizzate da fotografi di professione e da amatori – sono pezzi che bene o male hanno circolato in pubblicazioni varie.

Per fortuna oggi la rete diventa un grande contenitore dove tutti possono pubblicare pezzi unici conservati nei cassetti. Fotografie che assumono un ruolo decisivo nel campo della documentazione e dell’informazione, poiché diventano – soprattutto quando sono accompagnate da didascalie ragionate con tanto di data di pubblicazione, di autore e tipografia di riferimento – un patrimonio fondamentale a salvaguardia della memoria visiva della nostra società.

C’è un altro dato che fa riflettere: i commenti e le esclamazioni dei quindicenni e dei Chiesa San Gaetano, al Castelluccio. Foto pubblicata su Fb da Gigi Restivo ventenni. I ragazzi – almeno quelli che partecipano al dibattito – non conoscono bene i luoghi del proprio paese, nemmeno quelli che frequentano nella noia di ogni giorno.

La chiesa di Santa Maria, dov’è? Perché c’era una chiesa al Castelluccio? Eugenio Messana, chi è? Qui ci abito, ma non sapevo si chiamava belvedere prima. Ma è la stanza sopra la banca? E cos’è? Non ho inquadrato bene il posto!
Insomma manca la conoscenza dei propri luoghi, della loro storia e degli avvenimenti ad essi legati. “I giovanissimi non hanno avuto nessuno che li abbia potuto indirizzare alla conoscenza dei luoghi del paese – dice Angelo Cutaia – pensa che siamo l’unico paese che pretende di fare turismo senza una guida ed una carta turistica del paese. Io ho tentato di farla, ma mi hanno sempre bloccato poiché il Comune stava provvedendo”. “E’ mancato l’amor proprio come Racalmuto, via Alaimo ieri e oggi. Ricostruzione grafica di Federico Piconecollettività – aggiunge Nino Vassallo – distratti, plagiati direi, dalle mode ‘globali’ abbiamo perso di vista le nostre cose perdendo la nostra identità”.

E’ vero, è mancato l’amor proprio. Ma è mancata anche una sensibilità degli amministratori comunali, della scuola, delle istituzioni culturali come la Fondazione Sciascia o la Pro loco.
Timidamente in passato alcuni animatori culturali qualcosa hanno fatto. Anche Malgrado tutto ha sfogliato e condiviso con i propri lettori l’album dei ricordi di Racalmuto attraverso una seguitissima rubrica, “Album di paese“, curata dal professor Salvatore Restivo: una finestra che ha fatto da sponda ai ricordi dei tanti lettori vicini e lontani.

“Certo, se gli assessorati avessero lavorato anche sulle strade di campagna avremmo aperto al Castelluccio un antiquarium – dice Cutaia – si sarebbero fatte le ricerche archeologiche, i repertori delle opere d’arte nelle chiese. Le amministrazioni non si sono preoccupate della conoscenza e valorizzazione dei beni culturali. Non esiste una sala dedicata allo zolfo, al sale, alle calcare, ai mulini, alle sorgenti ecc”.


Ma andiamo avanti, pensiamo al futuro. Lo fanno i circa seicento membri del gruppo facebook di raccolta digitale fotografica di Racalmuto che ogni giorno apprezzano le foto pubblicate – più o menoRacalmuto, maggio 1935. Foto pubblicata da Nino Vassallo sempre dalle stesse persone – commentano, scoprono cose nuove in foto vecchie.
“Ho dovuto controllare l’afflusso al gruppo poiché già ci sono stati abusi, tipo un videogiornale che ho eliminato poiché non in tema – dice Cutaia – l’idea è quella di istituire un archivio fotografico scientifico, quindi con foto ad alta risoluzione e possibilmente con il cartaceo. Ma già così c’è materiale per studiosi di storia e del costume”. “Verrà fuori una mostra permanente e senza confini di tempo e di spazio – tiene a precisare Vassalo – Già molti racalmutesi della diaspora ne fanno parte e tantissimi, immagino, vorranno partecipare. Dall’America a tutta Europa. E’ stata concepita come un’opera collettiva, corale, di tutti, pena il suo fallimento“. “Abbiamo in mente di coinvolgere tutti coloro che lo vogliono per fare un vero e proprio archivio della fotografia con immagini di qualità – conclude – il gruppo fb, da questo punto di vista è solo l’inizio. Naturalmente Malgrado tutto e i suoi collaboratori rappresentano una parte fondamentale in questo progetto”.

Racalmuto, anni '50. Foto di I. Greco. Pubblicata su Fb da Alessandra Alesi E dunque la galassia della memoria, come ci ricorda Sciascia parlando della sua Racalmuto, adesso si fa più ampia e aperta all’immagine. All’infinito istante, per dirla con Geoff Dyer, che in quel libro sulla fotografia pubblicato pochi anni fa racconta piccole e grandi storie che stanno o che possono stare dentro fotografie famose o sconosciute, legate alla storia di uomini e di donne che oggi rivivono attraverso immagini inquadrate da occhi diversi dai nostri.

Salvatore Picone

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One Response to Facebook, tutti pazzi per le foto del passato

  1. Orazio Caltagirone Rispondi

    26 ottobre 2015 a 0:37

    Saluti da Canada!

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