Elezioni Racalmuto, la corsa del gambero. Vince la paura

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Prevalgono i timori. Il prossimo sindaco avrà vita dura. L’unica candidatura concreta è quella di Enzo Sardo. L’impasse del Pd. Le preoccupazioni di Carmelo Borsellino. L’ombra di una donna. Una vigilia di campagna elettorale all’indietro

Racalmuto, aula consiliareSomiglia alla corsa del gambero la grande partita per definire i candidati a sindaco di Racalmuto. Se molti si aspettavano che, dopo due anni di commissariamento, a ridosso della campagna elettorale sarebbero emerse ambizioni personali, energie compresse e nomi nuovi, questa prima fase somiglia sempre più a quello che in Sicilia viene chiamato il percorso del cordaio, che infatti si muove all’indietro. Prevale la paura. La paura di sbagliare candidato. La paura di perdere le elezioni. La paura di andare a guidare un Comune con pochi soldi, molti obblighi contabili e la prospettiva di dover dare corso ai licenziamenti di una settantina di contrattisti precari. Uno scenario che non invoglia nessuno a scendere in un campo minato.

Colpisce che tanti – movimenti e singoli – che in questi anni hanno preso posizione e si sono intestati con coraggio il malessere dei cittadini, al momento restino nelle retroguardie. Pensiamo al Movimento 5 Stelle che, pur avendo dato sfogo alle proteste contro gli aumenti della Tarsu, non sembra abbia strutture e candidati possibili per partecipare con il proprio simbolo alla competizione elettorale.

In realtà, gli unici che si sono fatti concretamente avanti sono due esponenti della cosiddetta Prima Repubblica, Carmelo Mulè dell’Udc e l’ex sindaco democristiano Enzo Sardo.

Certo, due candidature molto diverse, perché quella di Mulè sembra più che altro una mossa tattica per posizionare il proprio partito nelle manovre per la formazione di una coalizione, mentre quella di Enzo Sardo prende sempre più corpo, tanto da cominciare a coinvolgere nuovi soggetti, come Selene Arnone che ha già ufficializzato la sua disponibilità a candidarsi al consiglio comunale per raccogliere quei voti di grottesi che vivono (e votano) nel quartiere Confine che ricade nel territorio di Racalmuto.

Storia diversa quella dell’urologo Biagio Adile, nato a Racalmuto, ma di formazione e residenza palermitana: la sua candidatura che in un primo momento appariva come l’elemento di novità, adesso è segnata da qualche ripensamento.

Forse il medico puntava a coagulare attorno al suo nome varie forze e entusiasmi politici, ma la reazione un po’ freddina dei partiti organizzati e dei movimenti più radicati e le preoccupazioni che la prossima sindacatura di Racalmuto non sarà proprio una passeggiata di salute hanno un po’ placato il suo entusiasmo. Recentemente ha fatto sapere che, di fonte a qualche candidatura ampiamente condivisa, sarebbe disposto a fare un passo indietro.

Enzo SardoE quanto a Giuseppe Brucculeri, contestatore irregolare da sempre, la sua corsa è troppo solitaria per non ritenere che vada a confluire in qualche aggregazione più vasta, tenendo conto che Brucculeri ha sempre dichiarato la sua avversione verso le forze e gli esponenti politici che in passato hanno amministrato il Comune.

Pertanto, al momento, l’unica vera candidatura concreta è quella di Enzo Sardo che raccoglie alcuni esponenti da sempre vicini all’ex sindaco, provenienti dalla Democrazia cristiana, come Lillo Sardo, Luigi Castiglione, Decio Terrana e con l’insolito innesto dei referenti locali di Sel Lillo Alaimo Di Loro, Simone Capraro e Luigi Capitano: una mossa nella quale forse prevale il gusto di fare un dispetto al Pd.

Già, il Pd. Che fa? La paura di andare a guidare il Comune sembra paralizzare quello che, nelle amministrative, è stato tradizionalmente il partito di maggioranza negli ultimi quindici anni. Tramontata a quanto pare l’ipotesi delle primarie, i democratici racalmutesi non riescono a far quadrare il cerchio che contiene le sue varie anime.

Il passaggio di andare a chiedere al giornalista Felice Cavallaro la propria disponibilità – condiviso con altre forze politiche e gruppi sociali – malgrado fosse ben noto il suo diniego, è stato un rito dall’esito scontato, anche perché arrivato fuori tempo massimo, ma forse serviva, almeno a una delle anime dem (la delegazione che ha incontrato Cavallaro infatti era formata solo da alcuni esponenti del Pd), per sgomberare dal tavolo delle trattative, interne ed esterne al Pd, un alibi o un pretesto.

Adesso il Pd è nudo di fronte alle proprie responsabilità. Nudo e in ritardo. Perché il Ncd di Carmelo Collura ha già avviato i suoi contatti con Carmelo Borsellino. E non è il solo. Anche Luigi Penzillo e Gaetano Geraci dell’Mpa sollecitano Borsellino.

Nome di sicura presa, noto professionista e imprenditore, già tentato dalla corsa alla poltrona di sindaco prima che il Comune venisse sciolto per mafia, Borsellino potrebbe coagulare oltre agli alfaniani anche soggetti come il blogger Sergio Scimè e altri, non esclusi i giovani del “Progetto per Racalmuto” guidati da Roberto Restivo (anche se dall’ultimo incontro di una decina di ragazze e ragazze con Borsellino e Valentina Zucchetto, Restivo non è uscito entusiasta).

Se adesso accettasse, risolvendo di botto gli imbarazzi dei partiti, Borsellino potrebbe anche dettare la linea di non avere con sé, nella lista degli assessori e dei candidati al consiglio, nessuno degli esponenti politici del precedente consiglio comunale, condizione ritenuta imprescindibile.

Eppure la paura fa novanta. Borsellino prende tempo, non scioglie le Carmelo Borsellinoriserve, si fa pregare. Vale la pena, oggi, di andare a fare il sindaco di Racalmuto? Tolta la buona volontà, lo spirito di servizio, il prestigio personale e la legittima ambizione, su quale risorse potrà contare il sindaco per poter amministrare un Comune che rischia di collassare da un momento all’altro o che, nella migliore delle ipotesi, sarà costretto a continuare nella sua politica di “lacrime e sangue” fin quando non avrà saldato tutti i suoi debiti? Ma Collura ha posto un ultimatum a Borsellino: decidi in tempi certi oppure bisognerà prendere un’altra strada.

Paradossalmente, la candidatura di Borsellino potrebbe risolvere d’un colpo i mal di pancia del Pd racalmutese: candidatura esterna, proveniente dalla società civile, capace di riprodurre in piccolo l’alleanza nazionale (Pd+Ncd+più altri). Ma se così non fosse o se intervenisse qualche inconveniente, soprattutto se i tempi di reazione del Pd continuano a muoversi al rallentatore, i democratici dovrebbero andare da soli, trovando al loro interno il candidato a sindaco.

Finora le voci sussurrano tre nomi: l’ex segretario provinciale Emilio Messana, l’ex senatore Angelo Lauricella, l’attuale segretario Vincenzo Maniglia. Uno qualunque di questi nomi, però, rischia di far esplodere il difficile equilibrio raggiunto nell’elezione del segretario Maniglia che è stato votato da tutti. Uno qualunque dei tre nomi rischia di riaprire i conflitti interni finora sopiti, ma non del tutto spenti.

E forse per questo nel Pd viene rilanciata periodicamente l’ipotesi di candidare una donna, scelta di genere che ancora non si sostanzia in una persona precisa. Solo l’ombra di una donna, dunque.

La paura del Pd è quella di fare troppo in fretta, ma anche quella di non fare o di decidere in ritardo sullo scenario complessivo. Se decide subito, rischia di restare solo o di finire in pezzi. Se aspetta troppo a lungo, rischia di restare solo o di dover subire le scelte di altri. Il risultato è l’impasse.

La campagna elettorale delle paure incrociate è iniziata. Ma al momento produce l’immobilismo quasi assoluto. Per un paese che aspetta da due anni il risveglio della politica, della buona politica, è veramente una situazione assurda e insostenibile.

Colpi di Spillo

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