Elezioni. Il risultato elettorale e il patetico tentativo del Pdl locale di raccontarlo al contrario

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Il partito di Alfano canta nella provincia di Agrigento una vittoria assolutamente anacronistica e fuorviante. Su 17 comuni se ne aggiudica solo 4, e a Grotte Fantauzzo vince grazie alla clamorosa affermazione di Liliana Liotta, rappresentante della società civile, e ai voti di Antonio Carlisi che non è un militante del Pdl

Angelino AlfanoQuesta tornata elettorale hanno provato a raccontarcela al contrario. La notizia del clamoroso successo del Pdl, in controtendenza con il risultato nazionale, ce l’ha data il deputato regionale del Pdl Vincenzo Fontana. La provincia di Agrigento avrebbe messo a segno un più che lusinghiero risultato anche rispetto all’esito complessivo delle consultazioni amministrative in Sicilia. Per Fontana i candidati sindaco vicini al partito di Berlusconi hanno vinto ottenendo buoni risultati: Angelo Balsamo, eletto al primo turno con una percentuale del 51,7 %; Carmelo Panepinto a San Giovanni Gemini (39,5%); Carmelo D’Angelo a Ravanusa (32,5%), Vincenzo Inga (61,8%) a Calamonaci; e infine a Palma di Montechiaro Pasquale Amato (36%) è risultato primo al ballottaggio.

Eppure quattro su 17 – il quinto è ancora in stand by – è un esito che viene proclamato come un segno della vicinanza dell’elettorato agrigentino a Berlusconi e al ministro Angelino Alfano, che proprio ad Agrigento ha mosso i suoi primi passi in politica e qui ancora ha il suo bacino di elettori. Potremmo aiutare ad una lettura più oggettiva di questi dati e sostenere che siamo dinanzi ad un test con il territorio che è tutto a svantaggio del centrodestra, perché presenta uno sbilanciamento consistente, rispetto alle altre compagini.

Cantare vittoria, oggi, ci sembra alquanto fuorviante e anacronistico, specie da parte di chi nel recente passato non è riuscito a piazzare un proprio candidato né alla Provincia, né al comune capoluogo. Anzi, volendo essere ancor più obiettivi, possiamo aggiungere che alla vittoria del sindaco Paolino Fantauzzo a Grotte (1081 voti, 32,63%), socialista – che a dirla chiaramente non può essere certo definito come “il nuovo che avanza” -, ha offerto il proprio contributo un fedelissimo di Alfano, Angelo Collura, il quale ha totalizzato nella lista Grotte Domani 196 voti, mentre Liliana Liotta, rappresentante della società civile, nella stessa lista, ne ha presi 438. Quali e quanti segnali ancora occorre che arrivino ai vertici del Pdl per comprendere l’evidenza?

Liliana LiottaLiliana Liotta dimostra quanto, più che l’appartenenza ad un codazzo politico, per quanto nominalmente forte, contino i valori che un candidato è in grado di esprimere come persona, per quello che è, per la stima che si è conquistata nel tempo. Da non trascurare, sempre relativamente all’elezione di Fantauzzo, il prezioso contributo di altri rappresentanti della società civile e la valanga di voti che gli ha portato il dottore Antonio Carlisi che non è certo un militante del Pdl.

In tendenza, invece, col risultato regionale e nazionale, è stato l’esito elettorale del Movimento Cinque Stelle, che non ha riscosso il consenso sperato tra “gli arrabbiati”, i quali, anziché esprimere un voto di protesta, hanno scelto di non andare a votare. A proposito del Movimento di Beppe Grillo vorrei però aggiungere che è alquanto deprimente dover assistere ai commenti di certi Soloni in tv, che, dopo aver declamato per settimane sul potere incontrollabile della rete (attribuendo al blog di Grillo la capacità di annientare i partiti), oggi sono capaci di affermare, addirittura, che sia stato un utilizzo spropositato del web ad inabissare i Cinque Stelle. Paradossi!

Concordo, invece, con quanti affermano che piuttosto sia da osservare una migrazione consistente di elettori, da una compagine all’altra, di elezione in elezione, mossi da un’esigenza profonda di cambiamento che viene, com’è fin troppo evidente, costantemente delusa. A loro bisognerebbe rivolgersi con qualche proposta politica di buonsenso, che sappia essere consequenziale e concreta, almeno una volta.

Francesco Cacciatore, Pd, nuovo sindaco  Santo Stefano Q.Buono, nel complesso, il consenso conseguito da liste e sindaci di centrosinistra. Ma in molti casi sono patetiche le considerazioni di quei politici che si affrettano ad attribuirsi il successo di uno o dell’altro candidato, anche quando questi ha racimolato voti in base alla fiducia riscossa, a livello personale, e, specialmente, allorché si è presentato per la prima volta dinanzi all’elettorato.

Numerosi sono coloro che provano a dare una lettura del risultato in campo nazionale e a prevedere le ricadute politiche che si potranno avere di questo esito consultivo sul Parlamento. Tuttavia – lo avevamo anche affermato prima del voto – non si dimentichi che le amministrative non sono le politiche. Quella è un’altra storia.

Un’altra considerazione sulla prima volta della doppia preferenza di genere: in una condizione di normalità e di civiltà non dovrebbero prevedersi misure di pari opportunità o modelli elettorali che costringano a indicare le donne. Ciononostante, aver sfiorato il 50% di presenze femminili nei consigli comunali e aver garantito alcune presenze nelle nuove giunte è una conquista, che sottolinea quanto di nuove regole, ahinoi, ci fosse bisogno.

I sindaci appena eletti, superato l’effetto sbornia della vittoria, si ritrovano con in mano una patata bollente. C’è un futuro difficile da amministrare e, se onesti e volenterosi, dovranno almeno provare a dare qualche risposta ai cittadini. Provare a restituire un po’ di decoro urbano e ad aiutare le famiglie in difficoltà sarebbe già un bel passo avanti.

Anna Maria Scicolone

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