Elezioni, il “Moloch” di Racalmuto

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Le gravi incognite che aspettano il prossimo sindaco. Ma quali sono le proposte dei candidati?

Il Moloch in una stampa antica

Il Moloch in una stampa antica

Colpi di spillo ha posto ieri, seppur sul filo dell’ironia, numerosi interrogativi sui problemi che gravano sul Comune di Racalmuto che dovranno essere affrontati dalla prossima classe politica che si accinge a misurarsi al voto dopo ben quasi tre anni di commissariamento. Problemi sui quali ancora nessuno, né i candidati alla carica di Sindaco, né tantomeno le forze che li sostengono, hanno espresso alcuna considerazione al di là di formule retoriche e dichiarazioni di intenti.

Il titolo rende bene il problema richiamando alla memoria la biblica divinità che richiedeva sacrifici assai dolorosi ai suoi adepti.

Lo scorso 10 gennaio 2014 la Commissione straordinaria ha modificato, su richiesta del ministero dell’Interno, il piano pluriennale di riequilibrio finanziario adottato nel gennaio 2013 al fine di scongiurare il dissesto dell’ente, che dovrà essere vistato dalla Corte dei Conti e poi approvato dalla Commissione centrale finanza ed organici degli enti locali del ministero dell’Interno.

Le ragioni che hanno portato i funzionari dello Stato a tale pesante decisione, che ha già avuto e continuerà ad avere rilevanti ripercussioni sulla vita dei cittadini, partono da lontano: già nel 2009 la Corte dei Conti, esaminando il conto consuntivo dell’ente aveva richiamato il Comune a rispondere a numerosi rilievi invitando l’ente all’adozione delle misure correttive necessarie a correggere le seguenti criticità:

  • Disavanzo di parte corrente con elevato utilizzo di entrate una tantum a copertura;
  • Presenza di debiti fuori bilancio ancora da riconoscere e di esecuzioni forzate;
  • Elevata incidenza della spesa di personale sulla parte corrente;
  • Carente attività di recupero evasione tributaria.

Il piano, ovviamente, dovrà essere rispettato anche dalla prossima amministrazione comunale sotto il controllo ed il monitoraggio sia della magistratura contabile che del Viminale. Per evitare il dissesto pertanto sono state aumentate tutte le aliquote e le tariffe alla misura massima consentita;  è stata disposta la copertura integrale dei costi della gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani e dei servizi a domanda individuale; è stato altresì disposto il blocco del turn over del personale e bloccato, alla scadenza, il rinnovo dei contratti a tempo determinato.

Come se non bastasse sono state tagliate, in modo lineare, spese in tutti i servizi e bloccato ogni trasferimento ad enti e istituzioni terze. La Commissione straordinaria comunque ha messo in conto il male minore: un eventuale dissesto comporterebbe infatti, accanto alle misure già adottate, la mobilità di almeno venti unità di personale dipendente a tempo indeterminato e l’impossibilità di proseguire ad utilizzare personale precario.

Gli aspiranti sindaci ed i loro sodali non pare abbiano colto a pieno la gravità della situazione se nessuno, a poco più di un mese dalle elezioni, ritiene di rappresentare ai cittadini le sue soluzioni per risolvere il problema e chissà se hanno mai avuto voglia di leggere un documento che segnerà la loro esperienza amministrativa.

La situazione economico finanziaria dell’ente si porta addosso inoltre un macigno che, giorno dopo giorno, sta facendo infuriare tutti i cittadini costituito dalla scandalosa gestione del servizio di raccolta dei rifiuti e dei suoi esorbitanti costi, due milioni di euro all’anno, scaricati per intero sulla collettività.

Qui le responsabilità sono diffuse e quelle più rilevanti non ricadono certo sul Comune o sui suoi amministratori o funzionari (commissari o politici) e sono il frutto delle scelte scellerate del governo regionale che, nascondendosi dietro l’adesione al dettato normativo ha costruito ad arte un sistema che sta portando al collasso centinaia di enti locali in Sicilia.

rifiuti

cumuli di rifiuti

Dopo aver obbligato tutti i Comuni a costituire gli ambiti territoriali ottimali – in origine ben 27 a fronte di 9 province – li ha utilizzati come riserva di caccia per assunzioni clientelari e nuove dorate posizioni di sottogoverno lasciando successivamente libere le società private che gestiscono il servizio di contrattare con le singole amministrazioni nuovi servizi che hanno portato all’assunzione di nuovo personale. Ed il Comune di Racalmuto, in questo sistema perverso, si ritrova oggi a caricare sul costo del servizio dipendenti che, seppur inquadrati nell’ambito dei servizi ambientali, fanno ben altro.

Scardinare questo sistema non è facile. Ci ha provato la Commissione straordinaria con il prefetto Romano ma gli uffici della Regione hanno posto ostacoli di ogni sorta e gli stessi commissari assicurano ancora oggi la prosecuzione del servizio a mezzo di ordinanze contingibili ed urgenti. Il prossimo sindaco sarà in grado ed avrà voglia di affrontare questo problema? Sarà disposto ad assumersi, anche personalmente, pesanti responsabilità, anche a rischio di scontrarsi con altri organi istituzionali (Regione, Prefettura, Procura), affinché i costi siano ricondotti ad una misura ragionevole mitigando così la pressione fiscale sui cittadini?

Non lo sappiamo ancora e non lo sanno i cittadini che dovranno eleggerlo.

Manifestazione contro il precariato

Manifestazione contro il precariato

Il terzo problema riguarda i precari. Racalmuto è probabilmente tra i Comuni in Sicilia quello che, in proporzione alle sue dimensioni ed ai suoi abitanti ne conta di più: uno ogni 55 abitanti suddivisi tra coloro che hanno sottoscritto con l’ente un contratto a tempo determinato e gli storici LSU.

Al di là di ogni considerazione qualunquistica o meno sulle ragioni e sulle responsabilità di chi ha creato questo mostruoso “Leviatano” 150 famiglie rischiano, dopo più di vent’anni, di vedersi private di una opportunità di lavoro nel momento più difficile che attraversa Racalmuto dal punto di vista economico.

A fronte, ancora una volta, di una regione siciliana incapace di gestire il dramma sociale di quasi 30.000 famiglie, le speranze di questi ormai attempati ragazzi si aggrappano a complicate soluzioni di ingegneria giuridica, suggerite da politici, funzionari o sindacalisti senza che però nessuno trovi il coraggio di dire che, senza un intervento straordinario da parte della Regione, che riesca a coprire l’intero costo della spesa prevista, non si va da nessuna parte.

Cosa ne pensano i candidati?

 

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