Eleonora non smette di lottare contro il tumore

|




Vi ricordate di Eleonora, del suo blog e del suo coraggio? Siamo tornati a trovarla. Ci sono storie che non devono essere dimenticate.

Eleonora Marsala

Eleonora Marsala

PALERMO. Ci sono storie che non devono annegare nei corsi d’acqua della smemoratezza. Le scriviamo. Le ricordiamo per un po’. Le lasciamo andare col loro carico di cose belle. Dimentichiamo di averle mai ascoltate. Invece, vanno ripescate, per non finire dentro una pagina accartocciata, perché generano in continuazione calore e luminosità. Smarrirle sarebbe un peccato mortale.

Eleonora è una ragazza di cui parlare ancora. Qualche tempo fa la stampa la scoprì per la sua particolare sensibilità, perché dalla sua lotta contro il tumore che ha messo le tende nel suo corpo ha inventato un blog che è diventato crocevia di dolore e di speranza. “La ragazza con la chemio nella borsetta”. Titolo perfetto. Dietro c’è un mondo di coraggio non epico. Quotidiano. Normale. Dunque speciale. Avevamo scritto di Eleonora. Dei fiori intorno alla sua casa. Dei quadri in portineria. Del chiarore studiato che entra nei luoghi in cui abita come in una tela dipinta. Siamo tornati a trovarla. Abbiamo accarezzato i suoi gatti, preso un tè al limone con la sua simpaticissima mamma. E lei ci ha raccontato come continua a condurre la sua battaglia che è la fotocopia di una vita profonda. “Ora penso – dice Elenora seduta in salotto – che quello che mi è accaduto abbia un significato. In tanti mi contattano per dirmi che hanno tratto coraggio dalla mia esperienza. Le visite nel blog sono aumentate, per me il fatto più importante è il contatto con le persone che mi vedono quasi come un punto di riferimento. Ho subito un intervento difficile di recente. So che moltissimi amici hanno pregato per me, anche fuori dall’Italia. Questo mi dà forza”.

La forza si avverte, mentre Eleonora chiacchiera, sorvegliata dai gatti Artù e Celestino che non perdono un attimo di vista l’estraneo. E’ una presenza che viene difficile rendere, ma che contagia come una scossa elettrica di segno benefico. Parlando con lei i pensieri neri che chiunque nasconde in sé non si disperdono, ma fanno meno male. Questa forza è una corrente che non spazza via i pesi. Li rende meno gravi, in una rinnovata consapevolezza delle risorse che abbiamo e che non utilizziamo mai, perché preferiamo compiangerci. Questo ha fatto Eleonora con la sua malattia. Non l’ha negata. Non l’ha maledetta. Le è montata in groppa e l’ha cavalcata. L’ha presa nelle viscere della sofferenza, per condurla in superficie, alla luce del sole. “La cosa fondamentale è la consapevolezza – dice -. Se non so quello che ho come posso combattere? Ho avuto la fortuna di conoscere medici straordinari. Ne voglio citare uno, Nicolò Borsellino. E’ un dottore che unisce la competenza con l’umanità. L’ho visto, da uomo, condividere tutto con i suoi pazienti, senza perdere la lucidità di chi deve intervenire”.

Respira un pianeta diverso nei discorsi della casa luminosa. Ogni traccia mediatica delle narrazioni circa gli orrori della Sanità siciliana scompare. C’è spazio per camici bianchi, buoni e attenti. Sinceramente interessati all’aspetto globale, non solo ai sintomi della patologia. Forse è un caso. Forse ci sono qualità e abnegazioni carsiche che quasi mai accedono alla ribalta dell’informazione. Nella storia della ragazza del blog, nel suo sguardo, nel suo modo affettuoso di esprimersi, si riflettono le speranze di un popolo che spesso pensa a sé come una stirpe di clandestini, in balìa del mare. Il popolo di coloro che sono stati visitati dal tumore e magari lo nascondono nella società dei sani a tutti costi, dove l’infermità del corpo è considerata una colpa. Alcuni, grazie ad Eleonora, si sono confidati, sono usciti allo scoperto. “E’ vero – ammette lei – esistono persone che provano vergogna. Le ho incontrate. Altre hanno paura e preferiscono non sapere. Si va avanti in un doppio binario di omertà con i familiari. Nessuno si libera. Tutti fanno finta di niente. Le parole che scambio con gli amici del blog, con i tanti che sono diventati amici sinceri, procedono nel segno opposto. Anche un tumore può essere affrontato. Il corpo può guarire. L’anima può restare in posizione eretta e non cedere. C’è chi crede che un male come il mio sia contagioso. Hanno paura del contagio della paura, questo è il problema, anche se sembra solo un gioco verbale. Io so che dobbiamo creare le condizioni per il contagio della speranza. Il mio blog è un grande atto di speranza e di contagio. Chi legge dice che da me riceve tanta forza. Ma la ricevo anche io”.

Questo è il mondo di Eleonora. Questa è la sua storia. La raccontiamo ancora perché non vada dispersa la rete di presenze e sentimenti di cui lei è l’epicentro, col suo messaggio di prospettiva davanti al muro della malattia. Nell’ultimo post del blog si legge: “Le persone mi domandano come faccio ad essere così, ad accettare e riuscire ad andare avanti. La mia risposta è una sola: I love life. Quando ti dicono che devono asportarti una parte del tuo corpo, che devi sottoporti a lunghi e pesanti trattamenti farmacologici e non, quando ti dicono che la tua vita cambierà, l’unica cosa da fare è mettere tutto su una bilancia, almeno io faccio così. Ho messo su un piatto della bilancia le parti che mi devono asportare e sull’altro la vita… Indovinate quale ha più peso?”.

Sì, era giusto tornare. E poi ci mancavano un po’ i gatti, i fiori blu che compongono una siepe accanto alla portineria. Chissà qual è il loro nome. Ma non è necessario saperlo. L’essenziale è che siano lì, dove ci aspettiamo di vederli fiorire.

fonte LiveSicilia.it

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *